4 settembre 2020 09:10
Primo bilancio per l’hotel Brancamaria, 4 stelle di Cala Gonone. Dopo l’incognita del post Covid-19 ed una stagione dall’avvio piuttosto lento, le prenotazioni di agosto hanno ridato speranza alla struttura che domina dall’alto il Golfo di Orosei.
«A giugno la mancanza di voli ha portato con sé tantissime disdette dall’estero – commenta Elisabetta Marrante, titolare del Brancamaria – Poi fortunatamente la stagione è ridecollata, anche se in ritardo. Ora però si preannuncia un settembre a rischio, grazie al “caso Sardegna” emerso dopo i casi di positività al Covid-19 legati ad alcuni locali. Ancora una volta dobbiamo fare i conti con una cattiva informazione che condiziona chi si deve mettere in viaggio». In questa stagione anomala il Brancamaria ha registrato il 77% di arrivi (le presenze italiane sono pari al 69%) dal mercato italiano, contro un 23% di arrivi italiani ( e 16% di presenze) del 2019. Se nel 2019 la permanenza media era di circa sei giorni, nel 2020 i giorni si sono ristretti a poco più di un week end. La Germania che nel 2019 era il primo mercato (con il 37% sul totale), nella stagione 2020 è scesa al 6,84%. La clientela dell’estate 2020 ha apprezzato molto tutte le disposizioni per la sicurezza messe in atto dallo staff del Brancamaria, struttura dotata comunque di ampi spazi. Hotel Brancamaria è situato al Centro del Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu, è stato recentemente ristrutturato e dotato dei migliori comfort. Le camere con vista su uno dei tratti più belli del Mar Mediterraneo si alternano a splendide camere con vista sulla piscina privata dell’hotel immersa nella caratteristica vegetazione sarda. Alcune sono impreziosite da una vasca idromassaggio con cromoterapia. Ulteriori servizi dell’Hotel sono: il parcheggio per auto aperto o coperto, il parcheggio per autobus e la piscina preolimpionica con ampia terrazza. Il ristorante dell’hotel “La Terrazza” propone menù per gustare i sapori del mare e della terra sarda oltre che della cucina mediterranea, sempre accompagnati da una selezione fra i migliori vini regionali e nazionali.
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«L’Italia continua a essere un mercato strategico per American Airlines e Napoli rappresenta una destinazione chiave all’interno del nostro network internazionale - ha commentato José A. Freig, vp international and inflight dining operations di American Airlines -. Con i collegamenti stagionali verso Philadelphia e Chicago, possiamo offrire ai passeggeri del Sud Italia un accesso più semplice e immediato al Nord America e oltre, consentendo allo stesso tempo ai viaggiatori nordamericani di raggiungere direttamente Napoli e scoprire le bellezze uniche della regione. Per i nostri passeggeri italiani, Philadelphia e Chicago sono di nuovo a portata di mano, con entrambe le destinazioni che offrono una vasta gamma di esperienze – dall’intrattenimento ai musei, fino alla gastronomia e a una vivace scena culturale».
«La ripresa dei collegamenti giornalieri di American Airlines tra Napoli e due hub strategici come Philadelphia e Chicago rappresenta per noi un motivo di grande soddisfazione e conferma la straordinaria attrattività del nostro territorio sui mercati internazionali -, ha dichiarato Roberto Barbieri, amministratore delegato di Gesac -. Il successo del volo diretto per Philadelphia, inaugurato nel 2024, e il successivo avvio del collegamento con Chicago nel 2025 hanno dimostrato concretamente il forte potenziale di crescita del traffico intercontinentale da e per Napoli. Per sostenere questo sviluppo, stiamo portando avanti un piano di investimenti da 200 milioni di euro finalizzato a rafforzare la componente intercontinentale del network e ad elevare ulteriormente la qualità dei servizi, attraverso nuove infrastrutture dedicate ai voli extra-Schengen e interventi strategici capaci di generare valore per il territorio e favorire un più ampio processo di rigenerazione urbana”.
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Aeroitalia in allungo sull'estate con una nuova rotta da Lamezia Terme per Cagliari, e con la ripresa dei collegamenti diretti per Perugia.
Entrambe le rotte saranno operative dal prossimo giugno con unAtr 72-600 da 68 posti.
«Con la nuova rotta per Cagliari e il ripristino dei voli per Perugia da Lamezia Terme, confermiamo la volontà di Aeroitalia di rafforzare la connettività delle regioni italiane, offrendo soluzioni di viaggio comode, rapide e pensate per le esigenze dei nostri passeggeri - afferma Massimo Di Perna, chief commercial officer della compagnia -. La Calabria è una terra meravigliosa da scoprire e con questi collegamenti estivi, vogliamo sostenere ulteriormente sia il turismo incoming nella regione che la mobilità dei calabresi verso la Sardegna e l’Umbria. Il nostro impegno è facilitare il turismo e generare nuove opportunità economiche, grazie a una rete di trasporti sempre più capillare. In tal senso, continueremo a investire in nuove rotte per creare valore aggiunto alle comunità locali e a tutti i viaggiatori».
Marco Franchini, amministratore unico di Sacal, aggiunge: «Il nuovo collegamento diretto con Cagliari rappresenta una novità di assoluto rilievo: per la prima volta il nostro scalo collegherà direttamente Calabria e Sardegna, creando nuove opportunità di mobilità, scambio e crescita tra due territori accomunati da una forte vocazione turistica e culturale. Questo collegamento va oltre il semplice servizio ai passeggeri, configurandosi come una concreta leva di sviluppo per il turismo, gli scambi e la mobilità interregionale. Guardiamo con grande favore anche al collegamento con Perugia, che torna a connettere due territori legati non solo dalla mobilità di una significativa comunità calabrese residente in Umbria, ma anche da interessanti prospettive di sviluppo turistico. Ci auguriamo che questa ripartenza stagionale possa presto trasformarsi in un collegamento annuale stabile».
Crescita a doppia cifra nel 2025
Intanto Aeroitalia ha chiuso il 2025 con 2,9 milioni di passeggeri, pari ad un incremento del +23,7% rispetto al 2024: la compagnia evidenzia i dati emersi dal rapporto Enac, sui dati di traffico dello scorso anno.
«Questa performance - spiega una nota del vettore - rappresenta la crescita relativa più elevata tra tutti i principali vettori tradizionali operanti in Italia e consente alla compagnia di consolidare la sua posizione tra i primi cinque vettori nel mercato nazionale. Le compagnie più vicine per incremento percentuale sono Air France e British Airways, entrambe con +9,4% e +9,3% rispettivamente».
Nel corso del 2025, Aeroitalia ha inoltre «superato la soglia dei 3 milioni di biglietti venduti, risultato che conferma il crescente apprezzamento da parte dei passeggeri e la continua espansione della compagnia sul mercato. Questo incremento ha permesso ad Aeroitalia di raggiungere una quota del 4,1% tra i vettori tradizionali, contribuendo in modo significativo alla mobilità aerea nazionale e al rafforzamento del proprio ruolo nel mercato italiano».
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[post_content] => L’ Umbria non vuole più raccontarsi "solo" come una destinazione da visitare, ma come un territorio da vivere, attraversare, abitare. È questo il senso del nuovo piano di comunicazione presentato ieri a Milano dalla Regione Umbria, alla presenza della presidente Stefania Proietti, dell’assessore regionale al Turismo Simona Meloni e di Federico Sistico per la Camera di Commercio dell’Umbria.
Il messaggio è chiaro: uscire dalla logica della cartolina e dare più personalità al racconto del “cuore verde d’Italia”, puntando su qualità della vita, arte, cultura, paesaggio, aree verdi e autenticità. Non solo per conquistare turisti, ma anche per intercettare aspiranti residenti, nomadi digitali e lavoratori in smart working. Una linea sintetizzata bene dall’idea, emersa durante l’incontro, di un’Umbria in cui «si arriva e si vorrebbe restare a vivere».
La strategia
Tra i cardini della strategia c’è il turismo lento. L’assessore Meloni ha richiamato il valore della lentezza come esperienza capace di rigenerare corpo e mente, anche in vista degli 800 anni dalla morte di San Francesco, occasione che rafforza il posizionamento spirituale e culturale della regione.Tra gli appuntamenti dei prossimi mesi figurano le iniziative dedicate allo speciale anniversario, con un programma diffuso tra Assisi, Gubbio, Perugia e l’area ternana; la mostra “Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento”, alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia fino al 14 giugno; e la mostra “Michelangelo Pistoletto. Franciscus. Fratello in arte” alla Rocca Maggiore di Assisi.
A questi si aggiungono i grandi festival culturali e musicali dell’estate, dal Festival dei Due Mondi di Spoleto a Umbria Jazz, fino a Umbria che Spacca, Suoni Controvento, Moon in June e Todi Festival. In Valnerina, accanto alla riapertura del centro storico di Norcia e della Basilica di San Benedetto, resta centrale la fioritura di Castelluccio, mentre nell’area di Terni il racconto passa anche dalla Cascata delle Marmore e dal nuovo Borgo Muse Festival di Collescipoli, in programma a settembre. Un calendario che conferma la volontà della regione di legare natura, cultura, spiritualità e contemporaneità in un’unica proposta di viaggio. Magari condotto a ritmo lento, a piedi o in bicicletta.
Un'Umbria meno ovvia
Cammini, percorsi bike e itinerari nascosti diventano così strumenti per scoprire un’Umbria meno ovvia, fatta di borghi, paesaggi e comunità.In questa direzione va anche il lavoro sulle cinque aree interne umbre, che coinvolgono 59 comuni, e il potenziamento della rete ciclopedonale. Il Trasimeno, con la sua ciclovia e il sistema museale integrato accessibile con biglietto unico, rappresenta uno degli esempi più concreti di questa visione. Ma la regione guarda con decisione anche a mountain bike, e-bike e cicloturismo, oggi resi più accessibili dalla diffusione della pedalata assistita. Come ricordato da Ludovica Casellati (Ladybici), la bicicletta è diventata uno strumento alla portata di molti e l’Umbria ha caratteristiche ideali per valorizzarla.
Il 22 maggio, inoltre, grazie al progetto “Bici in Comune” promosso da Sport e Salute e con il supporto della Camera di Commercio dell’Umbria, alla Sala delle Colonne di Palazzo Graziani a Perugia si terrà un momento di approfondimento dedicato a mobilità sostenibile, cicloturismo e nuove opportunità per i territori.
Accanto allo sport, cresce il racconto integrato di gusto, cinema e cultura. L’Umbria sarà protagonista a Identità Golose, dal 7 al 9 giugno, con una presenza che valorizzerà la filiera dall’agricoltura all’ospitalità. «Non c’è miglior ambasciatore di un grande cuoco del proprio territorio e dei suoi prodotti», è stato sottolineato da Claudio Ceroni, imprenditore e fondatore di Identità Golose.
Il nuovo racconto passerà anche da strumenti digitali rinnovati, come Umbria Tourism, spazi ad hoc per il cicloturismo e il nuovo spot per superare lo slogan del “mollo tutto” e tradurlo in una proposta concreta: un’Umbria dove turismo, servizi, cultura e qualità della vita possono diventare una scelta stabile.
(Alessandra Favaro)
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Una «notizia positiva in uno scenario complicato». Parte da qui l'analisi della situazione attuale messa a punto dal ceo di Idee per Viaggiare, Danilo Curzi, che ha recentemente annunciato l'acquisizione dello storico marchio Cts Viaggi. «Un'operazione dettata più dal cuore che dal business - ha spiegato il manager a Milano -, voluta per mettere il marchio in sicurezza». Il futuro del brand Cts è ancora da scrivere, ma potrebbe portare alla creazione di una linea di prodotto ad hoc, che vada a intercettare quella fascia di viaggiatori che ha vissuto "l'effetto Cts" nel periodo del suo massimo splendore, a cavallo degli anni Ottanta.
L'analisi di Curzi
Cts Viaggi a parte, Idee per Viaggiare si trova come tutti i player del turismo organizzato a fare i conti con gli effetti di una crisi internazionale che si fatica a contenere. «Nei giorni immediatamente successivi allo scoppio del conflitto abbiamo istituito una task force per rimpatriare e fornire assistenza ai nostri clienti in giro per il mondo. Siamo andati ben oltre il dovuto, investendo una cifra importante per provvedere al rientro di tutti nel più breve tempo possibile. Nel periodo seguente abbiamo lasciato sul campo qualcosa come 3,5-4 milioni di euro in cancellazioni, da sommarsi ai 5 milioni di mancate conferme persi negli ultimi due mesi lato t.o.».
Inoltre, l'effetto domino creato dai problemi registrati dai tre principali vettori mediorientali - Emirates, Qatar Airways ed Etihad - ha avuto ripercussioni importanti in tutte le rotte a est, «con ad esempio cali dell'80% sulle Maldive» sottolinea Curzi. In verità, uno dei nodi principali ancora da sciogliere riguarda proprio la condotta delle compagnie aeree: «sono fuori controllo. In alcuni casi il costo dei biglietti è raddoppiato.; si è arrivati a spendere 2.500 euro per un biglietto in economy per la Repubblica Dominica. Con questi prezzi, è chiaro che il mercato ha registrato una battuta d'arresto, indipendentemente dalle tensioni geopolitiche e dalle informazioni spesso allarmistiche che hanno finito per danneggiare anche destinazioni che nulla avevano a che vedere con le zone teatro del conflitto».
Al momento, una lenta ripresa è cominciata. «Cina, Giappone ma anche l'America Latina con il Perù stanno ottenendo risultati brillanti. Anche il Canada sta riscuotendo grande interesse. Gli Stati Uniti, nostra prima destinazione, già da tempo erano in calo, anche se in numeri assoluti continuano a essere un nostro prodotto di punta. Stiamo invece spingendo sui Caraibi con attività in collaborazione con enti del turismo e vettori».
Tutto è però proiettato a dopo l'estate. «Sarà il vero spartiacque per capire come andremo a chiudere il 2026. Per intanto, confermo un'accelerazione di preventivi e prenotazioni per il prossimo inverno, che riguarda anche destinazioni attualmente un po' ferme come Emirati o Maldive». Cresce anche la quota media pratica, attualmente pari a circa 3.800 euro a persona, che potrebbe contribuire a migliorare ulteriormente il giro d'affari totale, nel 2025 pari a 160 milioni di euro
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[post_content] => L'Italia rimane uno dei mercati turistici strategici principali per la Grecia. La conferma viene dalla direttrice dell'ente nazionale ellenico per il turismo in Italia, Kyriaki Boulasidou, che spiega come il nostro mercato occupi stabilmente la terza posizione in termini di arrivi e flussi, preceduto solo da Germania e Regno Unito.
«Per quanto riguarda l'andamento delle prenotazioni per la stagione 2026 - spiega la manager - il quadro è dinamico. E' innegabile che all'inizio dello scorso mese, in concomitanza con l'escalation del conflitto in Medio Oriente, si sia registrato un temporaneo rallentamento dei flussi di prenotazione verso la Grecia. Tuttavia, i dati e i feedback costanti ricevuti dai principali t.o.indicano che non si è trattato di una perdita di interesse verso la destinazione, quanto piuttosto di una fase di "wait and see". I potenziali turisti non stavano scegliendo mete alternative, ma attendevano una maggiore stabilità del quadro internazionale. Attualmente, con una parziale stabilizzazione della situazione, stiamo assistendo a una ripresa decisa delle prenotazioni. Sebbene sia prematuro fornire dati definitivi sull'intero anno a causa dell'imprevedibilità geopolitica, i segnali attuali per il 2026 sono molto incoraggianti».
I dati 2025
L'andamento positivo si inserisce nel solco di un 2025 che ha segnato il successo del mercato italiano. «Gli arrivi sono passati da 2.025.900 nel 2024 a 2.200.500 nel 2025, registrando un incremento dell'8.62%. Si osserva, inoltre, una crescita distribuita lungo tutto l'arco dell'anno, in particolare nei mesi di bassa stagione. Parallelamente all'aumento degli arrivi, anche le entrate turistiche dall'Italia hanno messo a segno un indicatore positivo, passando da un miliardo 225 milioni 500 mila euro del 2024 a un miliardo 285 milioni 700 mila euro del 2025, con un incremento del 4,91%. In lieve flessione invece la durata media del soggiorno, passata a 6,6 giorni». Infine, la spesa media per notte «è di circa 90 euro».
Il futuro
Per il futuro, «osserviamo un fenomeno interessante: il desiderio di viaggiare è ormai diventato una necessità incomprimibile. Nonostante il contesto macroeconomico, il pubblico non sembra intenzionato a rinunciare alle proprie vacanze, ma sta modificando le proprie abitudini di consumo. La domanda si sta orientando verso destinazioni di prossimità e mercati considerati sicuri e stabili, come la Grecia. Questa tendenza al "short haul travel" risponde a un bisogno di sicurezza psicologica e la Grecia si posiziona come una scelta privilegiata».
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Palladium Hotel Group apre alla stagione estiva 2026 con tante novità nelle strutture a Ibiza, Minorca, Sicilia, Marbella e Castellón. La prossima stagione conferma la strategia del gruppo di creare vere e proprie destinazioni lifestyle che uniscono gastronomia d’eccellenza, intrattenimento, benessere ed esperienze immersive.
Le novità
Il traguardo più importante della stagione è l’apertura di The Site Ibiza che ridefinisce il concetto di destinazione lifestyle, unendo sistemazioni di lusso, retail esperienziale, arte contemporanea e alta gastronomia internazionale in un unico luogo. Progettato come una location in grado di unire cultura e leisure, The Site Ibiza proporrà un’offerta culinaria guidata da chef e offerta gastronomica di fama internazional. Il complesso comprenderà inoltre Ibiza Gallery, uno spazio dedicato all’arte e al retail, che ospiterà boutique di moda internazionale e mostre di arte contemporanea curate da Cardi Gallery.
Bless Ibiza The Site aprirà ufficialmente il 5 giugno e offrirà 461 camere dagli interni firmati da Lázaro Rosa-Violán Studio. L’hotel disporrà di un’offerta gastronomica di alto livello, parte integrante dell’hub culinario di The Site Ibiza, e un esclusivo centro benessere.
Bless Ibiza Cala Nova, che ha aperto la stagione il 23 aprile, offre un rifugio mediterraneo sereno, pensato per gli ospiti in cerca di un’esperienza rilassata e autentica a Ibiza. La proposta gastronomica valorizzerà ingredienti locali e sapori mediterranei, con nuovi concept come La Calita, un ristorante e lounge ispirato all’essenza mediterranea, e Tora Omakase Ibiza, un’esperienza intima di omakase giapponese.
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[post_content] => Passi avanti verso la 'normale' operatività negli aeroporti di Dubai, dopo che lo spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti è stato completamente libero, con un aumento della capacità in linea con le rotte disponibili.
Secondo quanto affermato dal ceo, Paul Griffiths, nonostante le interruzioni causate dal conflitto, gli aeroporti internazionali di Dubai e Al Maktoum hanno movimentato oltre 6 milioni di passeggeri, più di 32.000 movimenti aerei e oltre 213.000 tonnellate metriche di merci.
Sempre secondo il manager, la domanda di viaggi attraverso Dubai «rimane forte».
Nel primo trimestre del 2026 l'aeroporto Internazionale di Dubai (DXB) ha registrato 18,6 milioni di passeggeri, in calo quindi rispetto ai 23,4 milioni dell'anno precedente.
«La domanda di viaggio attraverso Dubai rimane forte e il DXB è ben posizionato per aumentare progressivamente la capacità e supportare le compagnie aeree e i passeggeri in un periodo di continuo adeguamento», ha aggiunto Griffiths.
Prima dello scoppio della guerra e della chiusura dello spazio aereo del Golfo, che ha interrotto il traffico per quasi due mesi, le stime per il 2026 indicavano che il DXB avrebbe gestito quasi 100 milioni di passeggeri.
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Il noleggio veicoli si conferma un asset strategico per il turismo: il 25° Rapporto Aniasa descrive un settore in piena salute e sempre più centrale per la mobilità dei viaggiatori, ma non privo di nubi all’orizzonte legate soprattutto alle sfide legislative e a obblighi europei sull'elettrificazione ritenuti troppo rigidi. Da qui si leva un monito sul "futuro sbagliato" della mobilità.
Il dato più significativo riguarda il noleggio a breve termine (rent-a-car), con un fatturato di 1,6 miliardi di euro (+6,4%) nel 2025 che vede negli aeroporti il suo vero traino: il 60% dei contratti viene infatti siglato negli scali aeroportuali, con una crescita dell'11%. Un segnale chiaro per chi gestisce flussi internazionali: il 51% dei clienti del noleggio sono stranieri.
Le sfide: fiscalità e transizione energetica
Se da un lato la flotta sfiora gli 1,5 milioni di veicoli, dall'altro pesa l'incognita dei costi e delle normative europee. Aniasa ha lanciato l'allarme sul target UE che impone il 45% di auto elettriche nei parchi aziendali entro il 2030: un vincolo che rischia l'aumento dei prezzi del noleggio, riduzione dell'offerta e un invecchiamento del parco circolante.
Mentre il rent-a-car regge, il car sharing vive una crisi profonda, con noleggi crollati da 13 a meno di 4 milioni a causa di costi operativi alle stelle (furti e vandalismi) e scarso supporto normativo. Parallelamente, si assiste a una rivoluzione nel parco auto: i brand cinesi hanno conquistato il 20% delle immatricolazioni a breve termine. Un'avanzata spinta dal divario tra i prezzi delle auto nuove (saliti del 50% in 10 anni) e i redditi reali, rendendo i marchi orientali l'opzione accessibile per molti operatori e privati.
Il presidente di Aniasa, Italo Folonari, ha ribadito la necessità di un supporto istituzionale che riconosca il valore del noleggio: «Auspichiamo che possa essere adottata l'IVA agevolata del 10% per i noleggi di veicoli a breve termine. Il contesto fiscale continua a penalizzare le aziende del settore, frenando lo sviluppo e gli investimenti». Folonari ha poi sottolineato il ruolo del noleggio nel rinnovo del parco circolante italiano (4 anni di vita media contro i 13 della media nazionale), definendolo un motore di innovazione.
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Nonostante i numeri positivi, il settore esprime forti dubbi sulla velocità della transizione ecologica imposta da Bruxelles. La ricerca condotta con Bain & Company evidenzia uno scollamento tra gli annunci normativi e la realtà del mercato. Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company, ha commentato duramente le previsioni mancate degli ultimi anni: «La promessa di una “nuova mobilità”, fatta di 100% elettrico e sharing al posto dell’auto privata, si scontra con una realtà più lenta e meno accessibile. Per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere “il cliente al volante”, con una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica. Una mobilità fatta solo di sharing ed elettrico si scontra con una realtà di redditi stagnanti e accessibilità economica».
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(Anna Morrone)
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[post_content] => Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente stanno iniziando a influenzare le previsioni delle principali compagnie di crociera. I risultati del primo trimestre di quest'anno mostrano un impatto disomogeneo sulle aziende: come riporta Hosteltur, Norwegian Cruise Line Holdings ha rivisto al ribasso le proprie previsioni annuali a causa dell'aumento dei prezzi del carburante e della pressione sulla domanda, soprattutto in Europa. Anche Royal Caribbean Group e Carnival Corporation risentono dell'aumento dei costi energetici. In ogni caso, c'è una buona notizia: non si è registrato un calo significativo della domanda.
Il comportamento di questi tre gruppi delinea l'andamento del settore. Il conflitto nella regione, legato all'aumento dei costi energetici e all'incertezza relativa ad alcune rotte, non ha causato un calo generalizzato della domanda, ma sta riducendo i margini e la visibilità commerciale.
In dettaglio, Nclh ha abbassato le sue stime di utile rettificato per il 2026. L'azienda ha attribuito la revisione all'aumento dei costi del carburante, all'instabilità in Medio Oriente e alla minore domanda in alcuni mercati, in particolare in Europa. Alla pressione sui costi si aggiunge una ridotta capacità di incrementare le prenotazioni, in un momento in cui i consumatori mostrano maggiore cautela alla luce del contesto internazionale.
Royal Caribbean Group ha riportato risultati del primo trimestre leggermente più ottimistici. La società ha registrato ricavi per 4,5 miliardi di dollari e utili per azione rettificati di 3,60 dollari , superando le previsioni iniziali. Il gruppo ha tuttavia rivisto le proprie previsioni annuali a causa dell'aumento dei costi del carburante e del contesto geopolitico.
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L'evoluzione della domanda
La differenza fra i diversi gruppi risiederebbe quindi nell'evoluzione della domanda. Royal Caribbean riconosce un temporaneo rallentamento delle prenotazioni a marzo e all'inizio di aprile per alcuni itinerari, ma assicura che la situazione si è poi ripresa e che la crescita è più rapida rispetto all'anno scorso. Questo permette di mantenere una posizione più stabile per il resto dell'anno.
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L'azienda ha attribuito la revisione all'aumento dei costi del carburante, all'instabilità in Medio Oriente e alla minore domanda in alcuni mercati, in particolare in Europa. Alla pressione sui costi si aggiunge una ridotta capacità di incrementare le prenotazioni, in un momento in cui i consumatori mostrano maggiore cautela alla luce del contesto internazionale.\r\nRoyal Caribbean Group ha riportato risultati del primo trimestre leggermente più ottimistici. La società ha registrato ricavi per 4,5 miliardi di dollari e utili per azione rettificati di 3,60 dollari , superando le previsioni iniziali. Il gruppo ha tuttavia rivisto le proprie previsioni annuali a causa dell'aumento dei costi del carburante e del contesto geopolitico.\r\nNclh ha chiuso il primo trimestre del 2026 con un fatturato di 2,3 miliardi di dollari, in aumento del 10% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il gruppo è inoltre tornato alla redditività, con un utile netto di 104,7 milioni di dollari.\r\n\r\nL'evoluzione della domanda\r\nLa differenza fra i diversi gruppi risiederebbe quindi nell'evoluzione della domanda. Royal Caribbean riconosce un temporaneo rallentamento delle prenotazioni a marzo e all'inizio di aprile per alcuni itinerari, ma assicura che la situazione si è poi ripresa e che la crescita è più rapida rispetto all'anno scorso. Questo permette di mantenere una posizione più stabile per il resto dell'anno.\r\nDa parte sua, Carnival Corporation ha presentato risultati per il primo trimestre del 2026 con un'evoluzione positiva in termini di ricavi e domanda. L'azienda ha registrato ricavi record pari a 6,2 miliardi di dollari, un utile netto di 258 milioni di dollari e un utile netto rettificato di 275 milioni di dollari, mentre l'Ebitda rettificato ha raggiunto 1,3 miliardi di dollari . Carnival ha inoltre citato le pressioni sui prezzi del carburante, con un impatto stimato superiore a 500 milioni di dollari rispetto alle previsioni di dicembre. Ciononostante, la compagnia mantiene le sue aspettative di prenotazioni da record per il 2026, una crescita a doppia cifra e prezzi storicamente elevati.\r\n\r\n ","post_title":"Crisi in Medio Oriente: la risposta dei grandi gruppi crocieristici","post_date":"2026-05-05T10:33:32+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":[]},"sort":[1777977212000]}]}}