13 May 2026

Università Milano-Bicocca: all’ospitalità mancano risorse qualificate

Appena il 6,5% dei lavoratori dell’ospitalità in Italia è in possesso di una laurea triennale, contro il 15% della media del mercato del lavoro a livello nazionale. Più ridotta la differenza, invece, a livello di diploma, con il 37% degli impiegati nell’hotellerie ad aver terminato la scuola superiore di secondo grado, rispetto al 39% del sistema economico tricolore preso nel suo complesso. Il rapporto si inverte invece quando si considera la percentuale di chi è in possesso di un diploma di primo grado: nel settore ricettivo è il 34% dei lavoratori, contro il 30% della media italiana. Sempre nell’ospitalità è poi impiegato il 4% di chi non ha alcun titolo di studio, rispetto al 3% nazionale. il tutto va per di più inserito in un contesto nel quale, per ogni quadro o dirigente, ci sono 96 lavoratori che ricoprono posizioni più basse, contro una media italiana paria a uno a 22.

Pochi dati, ma che ben descrivono le criticità di un comparto che stenta ad attrarre le risorse più qualificate. Colpa di un sistema che sicuramente paga ancora un certo gap salariale con gli altri settori, ma anche di un’industria, quella del turismo nel proprio complesso, che stenta a veicolare un’immagine più attraente di sé, finalmente libera dal cliché di un impiego – ripiego per chi non vuole o non può impegnarsi in professioni più “prestigiose”. Dello scenario occupazionale nel mondo alberghiero ha parlato a Roma, Aldo Brugnoli, direttore scientifico della Fondazione per la sussidiarietà che, insieme al Crisp, entrambi parte dell’Università degli studi Milano Bicocca, ha realizzato una delle tre ricerche illustrate in occasione del lancio ufficiale della Scuola italiana di ospitalità, a cura di Th Resorts e della stessa Cdp.

«Il rapporto delinea un contesto in chiaro scuro, caratterizzato da elementi dai forti connotati positivi potenziali, accompagnati però da un certo numero di fattori di criticità – ha spiegato lo stesso Brugnoli -. In tema di parità di genere, per esempio, non solo le donne rappresentano il 51% degli impiegati del comparto, ma nell’ospitalità il cosiddetto gender gap è inferiore rispetto a quello di altri settori: nel 2016, in particolare, la retribuzione lorda oraria percepita dalle lavoratrici era in media del 4,8% più bassa rispetto a quella riconosciuta agli uomini. Una percentuale certo ancora rilevante, ma ben lontana dalla differenza dell’8,3% che si registra nel sistema economico complessivo».

Ma soprattutto, rivela lo studio, il turismo ha saputo dimostrare un dinamismo invidiabile negli ultimi anni. Dal 2014 al 2017, per esempio, l’industria dell’ospitalità ha creato ben 30 mila posti di lavoro, pari a un tasso di crescita superiore di ben cinque volte alla media nazionale. A ciò si deve inoltre aggiungere che nel 2018 il ritmo di espansione del comparto è stato di 3,56 volte più elevato rispetto a quello dell’intera economia tricolore.

 

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