27 March 2026

Dalle ex colonie penali alle chiese penitenziario, un viaggio attraverso l’Italia

Dalle ex colonie penali alle chiese-penitenziario, un viaggio attraverso l’Italia che è evasa dal passato carcerario per diventare odierna meta di turismo. Dalla Toscana alla Sicilia, i penitenziari riconvertiti a luoghi di culto per i turisti alla ricerca di tranquillità non si contano sulle dita di una mano e rispondono a nomi leggendari come Capraia e Pianosa (LI), Pantelleria e Favignana (TP), Ponza e Ventotene (LT) o Asinara, in Sardegna, oggi parco naturale che ospita oltre 650 specie animali e sulla quale si può circolare solo in bicicletta. Non è un’isola ma ha una storia ancora più singolare la Chiesa di San Francesco del Prato a Parma, attualmente al centro di un’ambiziosa opera di restauro che mira però a non cancellare gli anni bui in cui questa struttura di dimensioni paragonabili a quelle della Cattedrale cittadina venne utilizzata come penitenziario, ossia dall’epoca napoleonica fino al 1992.

A sostegno della campagna di raccolta fondi, è stata addirittura ricavata una serie limitatissima di copie numerate di un cofanetto contenente un troncone del punto di intersezione delle sbarre della vecchia prigione, provenienti quasi interamente dalla facciata e rimosse per scelta architettonica di ripristino. Si tratta di una raffinata confezione in cartone che custodisce quello che può essere davvero definito un autentico pezzo di storia. Nel frattempo, il cantiere negli spazi della chiesa e del convento viene utilizzato come location d’eccezione per eventi culturali di ogni sorta, dai concerti alle visite guidate in quota. Per informazioni: www.sanfrancescodelprato.it Evadendo da San Francesco ma rimanendo in Emilia Romagna per puntare verso l’Adriatico, secondo le indicazioni suggerite dal consorzio Visit Ferrara, si giunge proprio nella città estense, dove l’ex carcere di Via Piangipane ha lasciato il posto – tutt’altro che casualmente – al Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah (MEIS). L’affascinante restauro che vedrà il primo blocco di lavori concludersi possibilmente nel 2020 prevede la realizzazione dei padiglioni a forma di pagine della Torah e non impedisce comunque l’organizzazione di eventi come la mostra inaugurale del 2017, “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”. Il MEIS comprenderà inoltre accoglienza, bookshop, biblioteca, archivio e centro di documentazione, ristorante, auditorium, laboratori didattici. 

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A sottolinearlo è Herwig Kolzer, direttore per Italia e Spagna dell’Ente Nazionale Austriaco per il Turismo: «Il mercato italiano è in crescita e siamo molto soddisfatti dei risultati».\r\nI numeri parlano chiaro: dopo un +4,1% nel 2024, il 2025 registra un incremento del +2,2%. «È un segnale positivo che conferma il forte interesse degli italiani per l’Austria».\r\nA guidare questa crescita è soprattutto l’interesse per la cultura. «Il segmento culturale è quello che cresce di più: non solo città, ma anche aree rurali». Il pubblico italiano si dimostra sempre più curioso: «C’è grande attenzione sia per la cultura tradizionale sia per quella contemporanea».\r\nAccanto alla cultura, resta centrale il richiamo della montagna. Le Alpi austriache continuano a esercitare un forte fascino, in particolare in regioni come il Tirolo e la Carinzia, ma aumenta l’interesse verso mete meno conosciute. «Vogliamo promuovere anche destinazioni alternative, le cosiddette hidden gems».\r\nUn elemento sempre più determinante è il clima. «Con il caldo crescente in Italia, l’Austria rappresenta un’alternativa ideale per l’estate.In montagna si può godere di temperature piacevoli e dormire bene anche di notte: un grande vantaggio competitivo».\r\nA rafforzare l’attrattività contribuisce lo sviluppo dei collegamenti ferroviari. «Stiamo investendo molto nei treni fra Italia e Austria, con convogli moderni e nuovi collegamenti» spiega Kolzer. In particolare, cresce l’offerta dei treni notturni: «Siamo tra i leader in Europa in questo segmento».\r\n\r\nIl mercato Italia\r\nIn questo scenario, l’Italia si conferma un mercato chiave: quinto per arrivi e settimo per pernottamenti, con circa 2,8 milioni di notti. “«È uno dei nostri mercati più importanti». Vienna concentra circa il 40% dei flussi, mentre le regioni alpine e meridionali mantengono un ruolo rilevante.\r\nIl 90% dei pernottamenti degli ospiti italiani si concentra su quattro regioni – Vienna, Salisburgo, il Tirolo e la Carinzia – destinazioni molto amate e in cui si torna sempre volentieri. Tuttavia, l’Austria non finisce qui: il Paese custodisce altre cinque regioni di grande fascino, facilmente raggiungibili grazie alle brevi distanze e ideali per chi desidera scoprire un volto più autentico e meno noto del territorio.\r\nIn questo contesto, l’Alta Austria è stata al centro di iniziative mirate di promozione: proprio a Linz si è svolto il Travel Trade Summit 2026, organizzato per rafforzare la visibilità della regione sui mercati italiano e spagnolo e incentivare la scoperta di destinazioni meno note.\r\nUn impegno che si riflette anche nei numeri: nel 2025, l’Alta Austria si posiziona al sesto posto sia per arrivi sia per pernottamenti tra gli ospiti italiani, dopo Vienna, Tirolo, Carinzia, Salisburgo e Stiria, con circa 34.400 arrivi e 66.925 pernottamenti.\r\nNon mancano però alcune criticità. «L’aumento dei prezzi ha avuto un impatto, soprattutto sul segmento dei gruppi. Molti operatori fanno fatica a trovare soluzioni competitive». 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