17 March 2026

Marriott sfida Airbnb ed entra nel business degli affitti brevi

Marriott annuncia ufficialmente il proprio brand dedicato al segmento degli affitti brevi: Homes & Villas by Marriott, racconta il magazine Skift, è in grado di proporre al momento un portfolio di oltre 2 mila case e appartamenti in un centinaio di destinazioni negli Stati Uniti, in Europa, nei Caraibi e in America Latina, incluse alcune location dove il colosso alberghiero a stelle e strisce non è ancora presente con i suoi hotel, tra cui la costiera amalfitana in Italia e Saint-Tropez in Francia.

La novità non giunge però come un fulmine a ciel sereno. Da circa un anno la compagnia Usa stava infatti conducendo un progetto pilota dedicato al mercato dell’homesharing, in collaborazione con la società britannica Hostmaker. Insieme gestivano un’offerta di più di 200 appartamenti a Londra sotto il marchio Tribute Portfolio Home. Nonostante l’esperimento sia stato definito dallo stesso management di Marriott un successo, sia la partnership con Hostmaker, sia lo stesso brand iniziale dedicato agli affitti brevi sarebbero però destinati a cessare con l’arrivo del nuovo prodotto.

Il modello operativo dovrebbe invece rimanere lo stesso, con Marriott che intenderebbe stringere una serie di accordi con diverse property management company, limitandosi ad agire come una piattaforma di distribuzione e proponendosi quindi più o meno nel ruolo di una sorta di agenzia online degli affitti brevi. Le stesse società partner verrebbero lasciate libere di vendere il proprio inventario anche sugli altri canali. I viaggiatori che dovessero prenotare sulle piattaforme Marriott godrebbero tuttavia del vantaggio di ottenere i punti del programma fedeltà Bonvoy.

Interessanti appaiono inoltre i dati raccolti dal gruppo Usa durante l’esperimento pilota: oltre il 90% degli ospiti Tribute Portfolio Home sarebbe stato in particolare costituito da iscritti allo stesso programma fedeltà della compagnia e più del 75% si sarebbe mosso con motivazioni prettamente leisure in compagnia di amici e parenti. Non solo: i soggiorni medi avrebbero avuto una durata di 5,1 notti: circa il triplo di una prenotazione standard negli hotel del gruppo.

Al momento l’offerta home-sharing della compagnia di Berhesda non è chiaramente paragonabile, in termini quantitativi, a quella di competitor come la stessa Airbnb o Booking (entrambe asseriscano di vantare un inventario di oltre 6 milioni di unità abitative nel mondo). Tuttavia siamo solo all’inizio di un percorso di cui non si conosce ancora la destinazione finale. Quel che appare certo è però che i big dell’ospitalità, tra cui anche i francesi di Accor, stanno cercando progressivamente di trasformarsi da mere compagnie alberghiere in piattaforme di vendita di servizi turistici ad ampio raggio.

 

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