13 May 2026

Valtur, i dipendenti giocano la carta Di Maio

Valtur, Di Maio, LabLaw,

Sono arrivate le fatidiche ultime battute, le ultime chances da giocare, l’ultima fiches da baciare prima di gettarla sul tavolo per la mano finale.
Fuor di metafora è meglio procedere con ordine. Con l’insediamento del nuovo governo le questioni in sospeso tornano alla ribalta e, diverse di queste, riguardano il mondo del turismo. Al tavolo del nuovo maxi dicastero Lavoro e Sviluppo Economico siede il leader pentastellato Luigi Di Maio che tra i faldoni che lo attendono ne ha trovato anche uno che porta nome Valtur.

E il neo ministro non ha perso tempo e ha deciso di organizzare un incontro, fissato per il 13 giugno, per risolvere – o tentare di farlo – la questione dello storico marchio di villaggi.
Convocati per discutere del futuro del marchio e soprattutto dei lavoratori, i sindacati, i rappresentati di LabLaw  – studio legale che sta curando la procedura di licenziamento collettivo – e un qualche delegato di Valtur.
Ora, gli scenari possibili sono grossomodo due: il copione prevede che da LabLaw proporranno ai sindacati di firmare il licenziamento collettivo, questi non lo faranno e per i dipendenti di Valtur si chiuderanno le porte dell’azienda definitivamente attorno a metà luglio.

L’auspicio dei lavoratori è invece che Di Maio, ora al governo e chiamato a passare “dalle parole ai fatti”, come si suole dire, si impegni in prima persona per trovare una soluzione che potrebbe essere quella di temporeggiare, prorogando in qualche modo la procedura e cercare, tramite il nuovo ruolo e l’importante visibilità mediatica, di interessare qualche figura imprenditoriale che abbia a cuore il marchio e voglia dare nuova linfa vitale a una realtà storica del turismo italiano.
Anche perché il destino del marchio è quello di andare all’asta, vedendo così decrementato notevolmente il suo valore.
Ma una speranza per quanto remota ci sarebbe: anche se a stagione iniziata, anche in se con una corsa forsennata contro i tempi, chiunque si comprasse il marchio potrebbe “opzionare” i villaggi ancora a disposizione, ovvero quattro strutture mare di primissimo piano, il Capo Rizzuto, il Portorosa, il Favignana e il Colonna Beach.
Realtà che fino alla scorsa stagione, in questo periodo, scaldavano i motori per la grande prova dell’estate e che invece, ad oggi, sono drammaticamente chiusi con impatti notevoli sull’economia e sull’impiego locale.

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