4 April 2026

L’appello di Brunini al Governo, fra ristori immediati e corridoi sicuri

“La cassa bruciata è superiore alle perdite e la stima delle perdite cumulate – stima che non può che peggiorare – supera il miliardo di euro“: così Armando Brunini, amministratore delegato di Sea, durante il suo intervento in streaming su AnsaIncontra, sottolinea la difficile posizione della società di gestione degli scali milanesi, in tutto e per tutto simile a quella di tutti gli altri aeroporti italiani (e non). 

Secondo Brunini il 2020 sarà chiuso “con un calo del 70% di passeggeri rispetto al 2019, dato che include i mesi di con gennaio e febbraio, che sono stati ‘normali'”. L’amarezza dell’ad (“è desolante attraversare i terminal vuoti, in novembre sta viaggiando meno del 10% dei passeggeri dello stesso mese dell’anno scorso”) è acuita dalla mancanza – ancora oggi – di interventi di sostegno da parte del Governo. “Il settore è stato escluso dal primo giro di ristori. Adesso c’è qualche segnale incoraggiante da parte delle istituzioni anche se non abbiamo ancora nessuna risposta concreta da parte del governo. Abbiamo un livello di costi fissi e rigidi molto elevato che ha un impatto finanziario particolarmente pesante”.

 

Ma la voglia di ripartire non manca, anzi: “Abbiamo autofinanziato quasi sempre la gran parte dei nostri investimenti e nel solo 2019 abbiamo raggiunto il record di 120 milioni di investimenti in un anno. Vogliamo ripartire, pur comprendendo che ci siano ancora restrizioni, ma riteniamo – e lo abbiamo sperimentato con le compagnie aeree – che è possibile garantire corridoi sicuri laddove tutti i passeggeri facciano test o a casa, 48 ore prima del volo, o in aeroporto prima di partire. Questo può accelerare la ripresa del traffico, almeno su alcune rotte importanti.

Siamo certi il ruolo del trasporto aereo sia fondamentale per la libertà delle persone e per le economie dei territori. La nostra missione è collegare al mondo i nostri territori e senza il ripristino di uno scheletro di collegamenti difficilmente ci potrà essere una ripresa economica. Per accelerarla in sicurezza tutto il mondo aereo mondiale chiede protocolli di sicurezza precisi affinché i passeggeri possano viaggiare in tranquillità, almeno sulle rotte più rilevanti. Ci vorrà molto tempo per stabilire accordi multilaterali, ma la nostra industria è abituata a queste procedure, chiediamo però al governo di accompagnarci in questa fase per siglare accordi bilaterali su alcune rotte e creare bolle di traffico sicure“.

Proprio in questa direzione si inseriscono i voli Covid-free di Alitalia sulla Roma-Milano Linate (“riconosciuta come best practice a livello europeo”) e quello operato da Neos “verso la Cina, Nanchino (che decollerà proprio oggi, ndr).

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Limitarsi a seguire la contrattualistica o le policy aziendali ignorando il contesto straordinario significa dimenticare che, in certi momenti, il buonsenso è lo strumento gestionale più efficace ed è la miglior policy da applicare. C'è poi il tema della gestione dei prezzi. È fisiologico che il mercato risponda a logiche di domanda e offerta, ma tutto ha un limite. C'è una differenza sostanziale tra l'ottimizzare i margini per la sostenibilità aziendale e l'applicare rincari sproporzionati approfittando dell'assenza di alternative per il cliente. In molti casi, vedere quotazioni che salgono vertiginosamente senza una reale giustificazione dei costi operativi lascia l'amaro in bocca e non può essere definita una strategia di lungo periodo.\r\n\r\nLo stesso vale per alcuni fornitori di “servizi a terra” che hanno trattenuto prepagamenti non come garanzia per il futuro, ma come penali per un “non arrivo”, ignorando la realtà dell'emergenza globale. Parliamo di destinazioni non coinvolte direttamente, ma che hanno subito anch’esse il contraccolpo del parziale blocco aeronautico commerciale. “… Ma qui funziona tutto” non può essere accettato. Abbiamo dovuto sottolineare con fermezza che non si può gestire una crisi di questa portata basandosi esclusivamente su tabelle di rendimento, dimenticando il fattore umano e professionale. Anche per le agenzie di viaggio la sfida oggi è gestire il carico emotivo. Oltre alla preparazione tecnica, serve la capacità di fare da filtro lucido per le preoccupazioni dei clienti, distinguendo tra timori legittimi e paranoie, per governare il flusso invece di farsi trascinare. Ma deve essere chiaro che non bisogna forzare una partenza».\r\nRiflessione sulla categoria\r\n«C’è però una riflessione, forse la più amara, che dobbiamo avere il coraggio di fare come categoria: siamo spesso i primi responsabili del nostro isolamento. Viviamo arroccati nei nostri fortini, troppo occupati a guardarci come concorrenti da superare invece che come colleghi di una filiera da proteggere. Non troviamo mai il tempo — o forse la volontà — per consolidarci davvero e darci una mano quando il mare si fa grosso, convinti che la difficoltà di un competitor possa tradursi in un nostro vantaggio. È anch’essa una miopia strategica che paghiamo cara. Se non riusciamo a \"vederci\" oltre la logica del preventivo, resteremo sempre singoli atomi in balia degli scenari, invece di essere quella massa critica capace di, se non proprio dettare regole, quantomeno a pretendere rispetto».\r\nL'attività di Idee per Viaggiare\r\n«In questo scenario, il nostro ruolo in Idee per Viaggiare è quello di mantenere i nervi saldi e garantire la logistica. Dal 28 febbraio abbiamo riorganizzato l'operatività su tre team distinti: uno per l'emergenza immediata, uno per la programmazione estiva e uno per il resto del mondo. Lo stiamo facendo con un impegno economico reale, che ha già superato cancellazioni per impossibilità al raggiungimento della destinazione per circa 2 milioni di euro in 3 settimane e siamo coscienti che sarà destinata ad aumentare. A questo dobbiamo aggiungere una cospicua cifra investita per il rimpatrio di clienti nella prima settimana senza domandarci se tali somme sarebbero rientrate.\r\n\r\nPer cementare finanziariamente ancora di più la nostra azienda, abbiamo aumentato il capitale sociale trasferendo nello stesso importanti riserve patrimoniali. Non è un vanto, è la nostra risposta concreta a un sistema che troppo spesso si immobilizza. Tuttavia, non intendiamo limitarci alla sola gestione del maltempo. Mentre monitoriamo la crisi, restiamo concentrati su quel 60% del mondo che continua a funzionare regolarmente, impegnandoci al contempo per mettere in sicurezza il restante 40% del nostro prodotto. 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