24 June 2026

Iata: la confusione sulle norme di viaggio nell’Ue ostacola la ripresa

La libera circolazione in Europa è compromessa dall’incapacità di alcuni stati membri dell’Ue di armonizzare i loro requisiti di ingresso Covid-19, frenando la ripresa dell’industria dei viaggi: questo il più recente monito della Iata, che attraverso una nuova indagine svela come il 30% degli stati che utilizzano il certificato digitale Covid dell’Ue non accetta i test rapidi, mentre il 19% non esenta i bambini dai test, e il 41% non permette ai viaggiatori vaccinati provenienti da paesi non Ue  in ‘lista bianca’ di entrare. Inoltre, riguardo al Passenger Locator Forms, il 45% dei Paesi lo accetta online, il 33% sia online sia cartaceo mentre un 11% ammette solo la versione cartacea del modulo e un altro 11% non dispone di alcun modulo Plf.

 

“È essenziale che gli stati europei trovino unità sulle procedure di viaggio Covid-19 – afferma il vicepresidente regionale della Iata per l’Europa, Rafael Schvartzman (nella foto) -. Il buon lavoro fatto dalla Commissione e dagli stati per sviluppare il Digital Covid Certificate oggi è praticamente sprecato dalla confusione creata da regolamenti non armonizzati”.

“Come possono i passeggeri viaggiare con fiducia quando le regole sono così diverse in ogni paese dell’Unione Europea? Non possono essere sicuri se i loro figli hanno bisogno di fare il test o no, o se devono riempire un modulo su carta, online, o per niente. È un’unica Unione europea. La gente si aspetta ragionevolmente un approccio unitario nella gestione dei viaggi”.

La Iata sta esortando tutti i paesi ad accettare i test rapidi invece dei Pcr, ad esentare i bambini dai test e a permettere ai viaggiatori provenienti dai paesi a basso rischio di entrare in Europa.

 

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