24 June 2026

Cassano: «Stiamo rinegoziando con Delta le clausole contrattuali»

Cassano Silvano«Stiamo rinegoziando con Delta le clausole contrattuali. Vogliamo avere il destino nelle nostre mani»: così Silvano Cassano, ad di Alitalia, commenta i rapporti con Delta Air Lines che vedono le due compagnie aeree operare in joint venture sulle rotte transatlantiche, grazie ad un accordo valido fino al 2022. «Nord e Sud America sono sicuramente nostre priorità» afferma Cassano sottolineando la volontà di espansione del network lungo raggio verso queste aree, in particolare cita «San Francisco, Mexico City e Santiago del Cile: stiamo discutendo con Delta riguardo l’apertura di nuove rotte e per aumentare il traffico». Sul fronte europeo l’ad ha ribadito la cessazione a partire dal 2017 dell’accordo con Air France-Klm: «Il contratto era squilibrato, probabilmente perché siglato in un momento di debolezza. Ora non è più così. In passato Alitalia ha permesso ad Air France e Lufthansa di strapparci traffico a favore di Monaco, Francoforte, Parigi e Amsterdam. Oggi siamo in grado di competere e vogliamo riprenderci questo traffico».

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Tuttavia, trasformare questa circostanza soggettiva in un costo da addossare integralmente all'agenzia di viaggio rischia di creare un precedente estremamente problematico.\r\nL'elemento centrale della questione è semplice: la malattia del cliente non dipende dall'agenzia, non deriva da un suo comportamento, non è conseguenza di un'inadempienza contrattuale e non rientra nella sua sfera di controllo. Eppure, secondo questa impostazione, sarebbe proprio l'agenzia a dover sopportare il danno economico derivante dalla mancata partenza.\r\nSi tratta di una logica che appare difficilmente conciliabile con i principi fondamentali dell'equilibrio contrattuale. Se il consumatore non può partire per ragioni esclusivamente personali, perché dovrebbe essere il professionista a sostenere integralmente le conseguenze economiche dell'evento?\r\n\r\nLe adv non sono compagnie di assicurazione\r\nLe agenzie di viaggio non sono compagnie assicurative. 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In altre parole, il costo delle rinunce individuali finirebbe per essere distribuito sull'intera clientela attraverso aumenti tariffari, con l'effetto paradossale di penalizzare anche chi non annulla mai i propri viaggi.\r\nDa anni il mercato offre strumenti specifici per affrontare eventi di questo tipo: le polizze assicurative contro l'annullamento. Tali prodotti esistono proprio per coprire il rischio di malattia, infortunio o altri impedimenti personali. Spostare questo rischio dall'assicurazione all'agenzia significa alterare la funzione stessa di tali strumenti e creare un sistema nel quale il soggetto economicamente più esposto diventa il bersaglio naturale di ogni evento sfavorevole.\r\n\r\nPrincipio sbilanciato\r\nIl rischio è che si affermi un principio sbilanciato: il consumatore mantiene i benefici del contratto quando può partire, mentre le conseguenze economiche degli eventi personali vengono trasferite all'operatore quando non può farlo. Un modello che finisce per trasformare il contratto turistico in un rapporto asimmetrico, nel quale una sola parte è chiamata a sopportare il peso dell'imprevedibilità.\r\nLa tutela del consumatore è un valore fondamentale, ma non può tradursi nella sistematica compressione dei diritti e degli interessi delle imprese. Un ordinamento equilibrato dovrebbe distribuire i rischi in modo razionale, attribuendoli a chi può gestirli o assicurarsi contro di essi. Nel caso della malattia improvvisa del viaggiatore, tale rischio appartiene evidentemente alla sfera personale dell'interessato e non a quella dell'agenzia di viaggio.\r\nPer questo motivo, una giurisprudenza che imponga il rimborso integrale in simili circostanze rischia di rappresentare non un avanzamento della tutela dei consumatori, ma un arretramento dei principi di equità contrattuale e di sostenibilità economica del settore turistico.","post_title":"Il rischio personale del viaggiatore scaricato sulle agenzie. 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