25 August 2026

Clia sull’elettrificazione delle banchine in Italia: crociere già pronte

Francesco Galietti, Michele Francioni, Donato Liguori, Filippo Gozzi, Roberto Ferrarini

Il 58% delle navi da crociera è già predisposto per collegarsi alla rete elettrica di terra e spegnere i motori una volta ormeggiata in banchina; entro il 2028, con 239 navi, la quota supererà il 75%.

Una trasformazione che le compagnie stanno anticipando rispetto agli obblighi normativi e a cui anche i porti si stanno progressivamente adeguando. L’allaccio elettrico è infatti già operativo in 51 scali europei, mentre in Italia i porti, sostenuti da 800 milioni di fondi europei, dovrebbero vedere una rapida accelerazione e passare, entro fine 2027, a 52 allacci.

Per valorizzare appieno questa opportunità di decarbonizzazione, diventa fondamentale affrontare in modo coordinato alcuni nodi chiave, promuovendo una collaborazione efficace tra compagnie, autorità portuali, istituzioni, fornitori di energia e terminalisti.

Il tema è stato affrontato nell’ambito di un incontro organizzato a Roma dalla Cruise Lines International Association alla presenza del direttore generale per i porti del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Donato Liguori, del vicepresidente port & terminal di Costa Crociere, Roberto Ferrarini, del senior vice president e responsabile della transizione energetica di Msc Cruises, Michele Francioni e del partner di McKinsey & Company e responsabile Blue Economy per il Med office, Filippo Gozzi.

Italia in pole position

Come afferma Liguori, «L’Italia, anche grazie ai fondi europei del Pnrr, sta anticipando la scadenza del 2030 accelerando sulla transizione energetica nei porti: oltre 800 milioni di euro tra Pnrr e Pnc per lo sviluppo del cold ironing, con 52 interventi già finanziati. Il Mit si è fortemente impegnato da ultimo nella definizione di linee guida nazionali condivise, frutto di un lavoro sinergico con gli stakeholder del cluster marittimo e dei tavoli di consultazione già avviati. Grazie al lavoro svolto, l’Italia si prepara a compiere un salto di qualità: presto la grande maggioranza dei porti sarà in grado di collegare le navi ai propri impianti di cold ironing, con 28 impianti dedicati alle navi da crociera e ai supply vessel, rendendo concreta la transizione energetica del sistema portuale un passo decisivo verso porti più sostenibili e competitivi».

«Le compagnie da crociera sono all’avanguardia dell’innovazione e della sostenibilità nel settore marittimo, ma non possono agire da sole. Per questo siamo molto soddisfatti del lavoro svolto con il ministero, che ha impresso una notevole accelerazione alla realizzazione degli impianti e alla definizione delle dei criteri e delle regole. Ad oggi ci sono in rampa di lancio numerosi progetti che, grazie ad un lavoro di sistema tra tutti gli operatori, possono portare l’Italia a diventare tra i Paesi più virtuosi d’Europa» aggiunge Francesco Galietti, direttore di Clia Italia.

«Msc Cruises  – fa eco Francioni – ha acquisito una notevole esperienza nell’utilizzo del cold ironing da parte delle proprie navi in vari porti europei e mondiali con 217 connessioni nel corso del 2025, che aumenteranno a circa 450 nel 2026, confermando l’impegno della compagnia ad anticipare gli obblighi normativi del 2030,  ma occorre tuttavia che si creino meccanismi di incentivazione per massimizzarne l’utilizzo garantendo al tempo stesso costi sostenibili per gli operatori»

«Lo shore power rappresenta una grande opportunità per accompagnare la transizione energetica del settore crocieristico e generare benefici concreti per i territori. Costa Crociere è attivamente impegnata nello sviluppo e nell’utilizzo di questa tecnologia, con una flotta sempre più predisposta alla connessione elettrica in banchina e un approccio orientato all’impiego del servizio dove disponibile e operativamente realizzabile. Un’evoluzione più rapida delle infrastrutture portuali, insieme a condizioni di accesso economicamente sostenibili e a linee guida chiare e condivise per l’utilizzo del servizio, può valorizzare gli investimenti già realizzati dall’industria e sostenere lo sviluppo sostenibile dei porti italiani» chiude Ferrarini.

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