26 June 2026

Luca Patanè racconta come cambia il comparto ai tempi della crisi

Un grande ricambio generazionale, che premierà quegli operatori in grado di adattarsi a un contesto in profonda evoluzione. Così interpreta gli effetti della grande crisi il presidente di Federviaggio, Luca Patanè, intervistato in occasione della prima giornata della Bit: «Il mercato bisogna saperlo leggere: c’è chi va male, ma anche chi va bene. Se da un parte alcuni grandi stentano, da un altro canto esiste una pletora di nuovi operatori che stanno emergendo con idee e modelli di business innovativi».

Non tutto il male viene per nuocere, dunque?

Io vedo nell’attuale congiuntura una grande opportunità. Il prossimo decennio rivoluzionerà il mercato: si passerà da una fase di espansione senza limite a una maggiore razionalizzazione del comparto. È un momento molto interessante. C’è persino la possibilità che si ribaltino alcune tendenze fino a ieri date per scontate: una volta era impensabile che gruppi della distribuzione potessero acquistare grandi tour operator, oggi invece…

C’è qualcosa di autobiografico in questa affermazione? Mi riferisco al dichiarato interesse del suo gruppo Uvet nei confronti di Valtur

Magari, chissà….

Oggi si fa un gran parlare di filiera e dell’importanza di una maggiore collaborazione tra tutti gli attori del comparto. Voi di Federviaggio siete nati proprio con questo scopo: a che punto è il vostro percorso?

È un processo lungo, ma stiamo andando avanti. Cercando anche di aiutare tutti quanti ad adattarsi ai cambiamenti in corso.

Avete qualche iniziativa in cantiere?

Ce ne sono due in fase di attuazione e una a cui stiamo pensando per il futuro.

Di cosa si tratta?

Con la collaborazione dell’università milanese Bicocca, stiamo organizzando un master per sales manager: un modo per contribuire a formare personale preparato e con competenze adeguate alle nuove sfide del mercato. È inoltre sulla rampa di lancio un bureau sulla tecnologia, pensato per raccogliere tutti gli attori della filiera turistica: l’obiettivo è quello di confrontarci, capire le esigenze comuni e stabilire una serie di standard validi per ogni applicazione digitale dedicata al mondo dei viaggi, così da ottimizzare i costi e facilitare il dialogo tra sistemi differenti.

E il terzo progetto?

C’è l’idea di una collaborazione con tutte le organizzazioni di settore, comprese quelle legate a Confindustria, per un confronto più puntuale, preciso e tempestivo sui dati statistici del turismo italiano.

Ne avete già parlato con qualcuno di parte industriale?

Sì e abbiamo anche riscontrato una certa apertura, ma tra il dire e il fare, la strada è lunga.

Tra nuove imposte e misure anti-evasione sempre più pervasive, questi sono tempi ricchi di novità fiscali. Qual è la sua opinione in merito?

Quella di tutti: bisognerebbe cancellarle. E poi ci si domanda perché i cinesi non arrivano in Italia.  È come se agli stranierei dicessimo: «Volete venire in Italia? Pagate un biglietto solo per entrarci».

È su questi temi che pensate di confrontarvi con il prossimo governo, quindi?

Anche. In generale, vorremmo che le istituzioni ci facessero guadagnare di più, togliendo oneri e barriere. Il lavoro da noi, per esempio, costa troppo: siamo poco competitivi rispetto alle altre destinazioni mediterranee. Forse la soluzione sta nello specializzarsi sul segmento up-level, ma così non si creano e non si conservano milioni di posti di lavoro.

E del nuovo Piano del turismo che idea ha?

Alla sua presentazione, qui in Bit, non c’erano imprenditori sul palco. Lo hanno illustrato solo dei professori: è roba da cattedratici, mi sembra troppo teorica. Quando poi ho sentito che si dovrebbe potenziare l’Enit mi sono sentito male. Lo sa che alla Eibtm di Barcellona lo stand più brutto, curato naturalmente dal nostro ente promozionale, era proprio quello italiano? E noi dovremmo essere noti al mondo per essere il paese della bellezza.

Ma l’Enit ha appena cambiato governance…

Una chance la si dà a tutti. Io però rimango convinto che le istituzioni non sappiano fare promozione

E chi la dovrebbe fare allora?

Occorrerebbe lasciarla a società di marketing specializzate: pagare qualcuno sì, ma che almeno sappia fare questo mestiere.

Quando si potrà parlare finalmente di ripresa?

Io credo molto nelle potenzialità dell’Expo: una grande opportunità, a patto naturalmente che ci si metta nelle condizioni di sfruttarla

Per ora, secondo lei, siamo sulla strada giusta?

Se sto zitto, si capisce cosa penso?

 

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di Jiangsu e una delle città più famose della Cina, che dal 1980 è gemellata con Firenze. Il fiume Yangtze, conosciuto dai cinesi come uno dei \"Fiumi Madre\" (insieme al Fiume Giallo), attraversa la sua principale area urbana.\r\n\r\nNanchino è stata anche la capitale di dieci dinastie in Cina. Storicamente la città era il luogo in cui \"la tigre si appollaiava sul piatto del
drago\" ed era un simbolo del dominio imperiale. \r\n\r\n[gallery ids=\"471158,471157,471159\"]\r\n\r\nQixia Mountain a Nanchino: sulla cima del monte Qixia, sulla riva sud del corso medio e inferiore del fiume Yangtze, c'è un punto panoramico chiamato \"Il luogo dove il primo imperatore costeggiava il fiume\". Si narra infatti che il primo imperatore della Cina, \"Qin Shihuang\", una volta guardò il grande fiume a est e disse che questo era il luogo in cui si divertiva a ispezionare il territorio. Il monte Qixia a Nanchino è detto anche \"il primo monte Mingxiu Jinling (l'antico nome di Nanchino)\".\r\n\r\n[gallery ids=\"471163,471164,471165\"]\r\n\r\nDa non mancare anche una visita alle mura della città Ming di Nanchino, considerate un altro grandiosa realizzazione, dopo la Grande Muraglia cinese.\r\n\r\nLe mura della città Ming di Nanchino sono le mura della città antica più lunghe, più grandi e meglio conservate del mondo, nonché le più grandi della Cina. Dal 2015 , le antiche mura delle dinastie Ming e Qing in 14 città cinesi, hanno presentato domanda congiunta per lo status di Patrimonio dell'Umanità. Gli edifici principali presentano una forma irregolare e le mura cittadine sono costruite secondo la forma della montagna e del terreno. Durante le dinastie Ming e Qing, il fiume Qinhuai fungeva da fossato a sud, i monti Zhongshan a est sostenevano la città, il lago Xuanwu fungeva da barriera a nord e le colline Xina entravano nella città, creando una fortezza militare con caratteristiche difensive uniche.\r\n\r\n[gallery ids=\"471166,471167,471168\"]\r\n\r\nNanchino, molto apprezzata dagli antichi imperatori cinesi, possiede anche un patrimonio culturale mondiale, la Tomba Xiaoling della dinastia Ming. Ming Xiaoling è un famoso imperatore cinese e il fondatore dell'omonima dinastia. Il mausoleo dove sono sepolti l'imperatore Zhu Yuanzhang e la sua regina è stato realizzato tra il 1381 e il 1405, con l'impiego di 100.000 militari. Copre un'area di oltre 1,7 milioni di metri quadrati ed è uno dei più grandi mausolei imperiali della Cina. Essendo il primo delle dinastie Ming e Qing in Cina, il Mausoleo Xiaoling della dinastia Ming rappresenta il più alto risultato dell'architettura e dell'arte della scultura in pietra all'inizio della dinastia Ming.\r\n\r\nHa influenzato direttamente la forma di oltre 20 mausolei imperiali nel periodo Dinastie Ming e Qing.\r\n\r\n[gallery ids=\"471170,471169,471171\"]\r\n\r\nDopo aver visitato Nanchino, si raggiunge Suzhou, la città più meridionale dello Jiangsu.\r\n\r\nPartendo con un volo diretto da Milano a Shanghai, si può arrivare a Suzhou con la ferrovia ad alta velocità in appena mezz'ora. Come Nanchino, il capoluogo di provincia, è anche una famosa città storica con un mix di templi antichi e moderni.\r\n\r\nTappa immancabile è quella ai “Giardini classici di Suzhou”: qui la realizzazione dei giardini vanta una storia lunga 3.000 anni. I giardini di Suzhou sono stati progettati attraverso un design ingegnoso, consentono di godere di scenari diversi attraversandoli. Nel 1997 quattro giardini classici, tra cui il Giardino dell'Umile Amministratore e il Giardino Liuyuan, furono inclusi nella Lista del Patrimonio Culturale Mondiale; tre anni dopo furono inclusi altri cinque giardini, tra cui il Padiglione Canglang e il Boschetto dei Leoni. Ci sono ancora più di 50 giardini ben conservati nella città, per
questo Suzhou è conosciuta come la \"Città dei Giardini\".\r\n\r\nMa Suzhou non è anche una \"città d'acqua\" e per questo è gemellata con Venezia da oltre 41 anni fa. \r\n\r\n[gallery ids=\"471175,471176,471177\"]\r\n\r\nPer vivere le autentiche città acquatiche di Jiangnan in Cina, occorre poi fare una sosta a Zhouzhuang, che si trova a sud-est della città di Suzhou.\r\n\r\nL'antica città di Zhouzhuang è stata fondata oltre 900 anni fa e la parte antica è circondata dall'acqua. La città è attraversata dai canali e ci sono 14 antichi ponti in pietra costruiti durante le dinastie Yuan, Ming e Qing. Lungo il fiume vivono più di 800 famiglie e oltre il 60% delle case conserva ancora lo stile architettonico delle dinastie Ming e Qing. L'acqua è l'anima di Zhouzhuang, quindi ha anche la reputazione di \"città d'acqua numero 1 in Cina\". Qui ponti e strade si collegano, con case profonde e ampi cortili. Ci sono poi oltre una dozzina di città antiche ben conservate come Zhouzhuang, come l'antica Luzhi e Tongli.\r\n\r\n[gallery ids=\"471178,471179,471180,471181,471182,471183\"]\r\n\r\nTra tre giorni, si terrà a Suzhou la quarta edizione dell'Expo del turismo culturale sul Canal Grande sponsorizzata dal Dipartimento provinciale della cultura e del turismo di Jiangsu. Saranno 13 le città dello Jiangsu che qui presenteranno le loro principali risorse culturali e turistiche.\r\n\r\nLo Jiangsu dà il benvenuto a tutti gli amici interessati a scoprirne l'offerta, dalla cultura al cibo. E, in particolare, per coloro che arrivano in Cina per Jiangsu sarà un'eccellente destinazione di viaggio!\r\n\r\n\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n ","post_title":"Jiangsu: un paradiso turistico accanto al Canal Grande cinese","post_date":"2024-07-10T13:05:13+00:00","category":["estero","informazione-pr"],"category_name":["Estero","Informazione PR"],"post_tag":[]},"sort":[1720616713000]}]}}