Marcinelle, 70 anni fa la strage. Mattarella: "Gestione flussi migratori rispetti dignità persone"
08/08/2026 10:04
Roma, 5 ago. (Adnkronos/Labitalia) - Sono 262 i minatori morti, di cui 136 italiani. E' il bilancio di una dei più gravi incidenti minerari di sempre, passato alla storia come la tragedia di Marcinelle. L’8 agosto 1956, esattamente settant'anni fa, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle), si sviluppò un incendio che causò una strage. Proprio quest'anno l'8 agosto diventa la Giornata delle vittime degli infortuni sul lavoro
I minatori morirono per le ustioni, il fumo e i gas tossici. Causa dell’incidente, si disse, fu un malinteso sui tempi di avvio degli ascensori. Un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi, avviato al momento sbagliato, urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa.
Erano le 8 e 10 quando le scintille causate dal corto circuito fecero incendiare 800 litri di olio in polvere e le strutture in legno del pozzo. L’incendio si estese alle gallerie superiori, mentre sotto, a 1.035 metri sottoterra, i minatori venivano soffocati dal fumo. In totale si salvarono solo in 12. Il 22 agosto, dopo due settimane di ricerche, mentre una fumata nera e acre continuava a uscire dal pozzo sinistrato, uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido: 'Tutti cadaveri'.
Ci furono due processi, che portarono nel 1964 alla condanna di un ingegnere (a 6 mesi con la condizionale). In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco. La tragedia della miniera di carbone di Marcinelle è soprattutto una tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra. Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore.
L’Italia a quell’epoca soffriva ancora degli strascichi della guerra: 2 milioni di disoccupati e grandi zone ridotte in miseria. Nella parte francofona del Belgio, invece, la mancanza di manodopera nelle miniere di carbone frenava la produzione. Per convincere gli uomini a lavorare nelle miniere belghe, si affiggono in tutta Italia manifesti che presentano unicamente gli aspetti allettanti di questo lavoro (salari elevati, carbone e viaggi in ferrovia gratuiti, assegni familiari, ferie pagate, pensionamento anticipato). In realtà, le condizioni di vita e di lavoro sono veramente dure.
All’arrivo a Bruxelles, comincia lo smistamento verso le differenti miniere, dopodiché i lavoratori vengono accompagnati nei loro ‘alloggi’, le famose ‘cantines’: baracche, insomma, o ‘hangar’, gelidi d’inverno e cocenti d’estate, veri e propri campi di concentramento dove pochi anni prima erano stati sistemati i prigionieri di guerra. La mancanza di alloggi convenienti, previsti peraltro dall’accordo italo-belga, impedisce alla maggior parte dei minatori il ricongiungimento con la propria famiglia. Trovare un alloggio in affitto è infatti quasi impossibile all’epoca. Senza contare la discriminazione. Spesso sulle porte delle case da affittare, i proprietari scrivono a chiare lettere ‘ni animaux, ni etranger’ (né animali, né stranieri).
Un’integrazione difficile, dunque, a cui si sommano le condizioni di lavoro particolarmente dure e insalubri, nonché le scarse misure di igiene e sicurezza. Tra il 1946 e il 1955, quasi 500 operai italiani trovano così la morte nelle miniere belghe, senza contare il lento flagello delle malattie d’origine professionale. La più pericolosa di queste è la silicosi, causata dalle polveri della miniera che, depositandosi nei polmoni, crea insufficienze respiratorie.
"Nel ricordo dei tragici fatti di Marcinelle l’Italia si unisce nel fare memoria dei lavoratori nostri concittadini che, assieme ai loro colleghi di altre undici diverse nazionalità, persero la vita nelle viscere del Bois du Cazier. In questa giornata, dedicata dalla Repubblica al sacrificio del lavoro italiano nel mondo, onoriamo gli emigrati che, con il loro lavoro, hanno contribuito al progresso del Paese e alla crescita delle comunità nelle quali sono stati accolti e hanno operato. Le vittime di Marcinelle sono parte dell’identità collettiva del nostro Paese. Esse hanno acquisito profonda valenza simbolica per tutta l’Europa, connotando il processo di integrazione comunitaria". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione in occasione del 70/mo anniversario della tragedia di Marcinelle e della 25/ma Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
"La Commissione, su iniziativa del Parlamento europeo e degli Stati Membri, ha deciso, infatti, di proporre l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro". Il diritto al lavoro, l’esigenza di tutelarne ovunque e per chiunque la sicurezza -cardine della nostra Costituzione- esprime oggi -afferma il Capo dello Stato- un principio fondante che accomuna l’intera casa europea, nella quale protezione dei lavoratori e contrasto di ogni forma di sfruttamento sono divenuti patrimonio condiviso".
"Commemorando Marcinelle e rendendo un tributo a coloro che vi perirono -come in altri luttuosi episodi nella storia dell’emigrazione italiana- siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone. Ai familiari delle duecentosessantadue vittime, delle quali centotrentasei italiani, che morirono al Bois du Cazier l’8 agosto del 1956, a quelli di tutti i morti sul lavoro in ogni altra circostanza e luogo del mondo, rinnovo i sentimenti di cordoglio e di partecipe vicinanza della Repubblica", conclude Mattarella, che il 21 ottobre dello scorso anno insieme al re del Belgio si recò a Bois du Cazier, rendendo omaggio alle vittime e deponendo una corona d'alloro al monumento che le ricorda.
"Oggi l’Italia ricorda le 262 vittime della tragedia di Marcinelle. 136 gli italiani, emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore e che trovarono, purtroppo, la morte nel buio di una miniera. Marcinelle è una vicenda che appartiene alla nostra memoria collettiva. Ma è anche il simbolo dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al benessere di intere Nazioni e continenti, mantenendo sempre un legame profondo con la madrepatria. Ogni 8 agosto onoriamo tutto questo e rendiamo omaggio alla grande storia dell’emigrazione italiana: una storia fatta di lavoro, sacrificio, rispetto delle regole, integrazione e dignità. E lo fa grazie alla lungimiranza di un patriota come Mirko Tremaglia, che da ministro per gli Italiani nel mondo propose e fece istituire 25 anni fa la 'Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano del mondo'". Lo afferma la presidenete del Consiglio, Giorgia Meloni.
"Siamo orgogliosi - prosegue la premier - che le Istituzioni europee abbiano deciso di istituire l’8 agosto come 'Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori'. Una iniziativa italiana, che il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza e che il governo ha fatto propria e sostenuto con convinzione, per riaffermare che il lavoro deve sempre essere sinonimo di dignità, diritti e sicurezza e che in Europa non può esserci spazio per chi sfrutta le persone e calpesta i diritti dei lavoratori".
"Ricordare Marcinelle - conclude Meloni - significa onorare chi ha costruito, con il proprio sacrificio, un tassello fondamentale della storia d’Italia, d’Europa e del mondo. E vuol dire rinnovare il nostro impegno a difendere quei valori di lavoro, libertà e dignità che continuano a guidare la nostra azione".
In ricordo dei 262 minatori che persero la vita nella miniera di carbone del Bois du Cazier di Marcinelle, nei pressi di Charleroi in Belgio, "a seguito degli appelli del Parlamento europeo e di diversi Stati membri, abbiamo proposto di istituire una Giornata europea annuale in memoria delle vittime degli infortuni sul lavoro. Si celebrerà ogni anno l'8 agosto". Lo dice la vicepresidente della Commissione Europea Roxana Minzatu, in una nota. "La maggior parte" di coloro che morirono nella miniera, ricorda Minzatu, "era venuta in Belgio in cerca di lavoro e di un futuro migliore. Non fecero mai ritorno a casa. Chiunque vada a lavorare dovrebbe tornare a casa sano e salvo. Questo è l'impegno fondamentale che abbiamo nei confronti dei lavoratori".
Questa giornata, continua, "non sarà dedicata solo alla commemorazione di coloro che persero la vita nel disastro di Marcinelle e in altri tragici incidenti sul lavoro. Sarà un'occasione annuale per rinnovare l'impegno dell'Europa in materia di prevenzione e riaffermare la nostra ambizione di eliminare gli infortuni e i decessi sul lavoro, in ogni settore e in ogni Stato membro". Ogni anno nell'Unione Europea "più di 3mila lavoratori perdono la vita a causa di incidenti sul lavoro e si stima che oltre 170mila muoiano per malattie professionali. Condizioni di lavoro sicure e salubri sono una priorità assoluta".
Fonte Adnkronos
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[post_content] => EasyJet, la seconda compagnia aerea low-cost più grande d'Europa, ha accettato la vendita ad Apollo, un fondo di investimento americano.
Il prezzo sarà di 5,7 miliardi di sterline, cifra che potrebbe variare a seconda del tasso di cambio. EasyJet in realtà non ha scelto tra le due offerte; Castlelake, il primo fondo a tentare di acquisire la compagnia aerea, si è ritirato all'ultimo minuto.
Apollo ha dichiarato che la sua intenzione è quella di far crescere l'azienda e che non intende tagliare posti di lavoro almeno per i primi dodici mesi successivi all'acquisizione.
Dettagli e divieti
Prima della finalizzazione dell'accordo, restano da completare diverse procedure normative, ma la transazione è considerata conclusa. In teoria, è vietato a un fondo americano acquisire una compagnia aerea europea (la sua filiale austriaca rientra in questa categoria), ma è risaputo che in questo ambito esistono ampie possibilità di elusione, e i finanzieri troveranno sempre un modo per aggirare una norma che appare inutile in un contesto di flussi di capitali così fluidi tra i mercati.
La compagnia aerea arancione si trova ad affrontare i tipici problemi del settore aeronautico: è redditizia, ma non quanto vorrebbe un investitore. Gli investitori, ovvero il mercato azionario, confrontano i rendimenti con i tassi di interesse o i titoli di stato, rispetto ai quali EasyJet, come la maggior parte delle compagnie aeree, non se la cava molto bene.
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[post_content] => Falkensteiner Michaeler Tourism accelera in Austria annunciando tre importanti novità nel proprio portfolio. Dalla gestione del Thermenresort Loipersdorf e dell'Hotel Das Sonnreich, al debutto del Triforet alpin.resort nelle Falkensteiner Residences, fino all'apertura del nuovo Falkensteiner Camping Wörthersee, il gruppo consolida la propria presenza in tre destinazioni strategiche per un’offerta sempre più orientata al benessere, alla natura e a nuove forme di ospitalità.
A Bad Loipersdorf, nella Stiria sud-orientale, Fmtg ha siglato una partnership con Merkur Versicherung e Granit per la gestione del Thermenresort Loipersdorf, del Congress Loipersdorf e dell'Hotel Das Sonnreich, acquisendo anche una partecipazione nel complesso termale. Con circa 478.000 visitatori all'anno, Thermenresort Loipersdorf è il più grande resort termale in Austria e riunisce tre aree termali, un hotel, un centro congressi, servizi dedicati alla salute e numerose attività per il tempo libero. Il piano di sviluppo prevede il rilancio dell'Hotel Das Sonnreich, che nell'estate 2027 diventerà il Falkensteiner Hotel Loipersdorf, un 4 stelle superior orientato alle famiglie, oltre al potenziamento delle esperienze wellness e dell'area premium Schaffelbad.
Parallelamente, la catena compie un ulteriore passo nella strategia di sviluppo delle Falkensteiner Residences attraverso un accordo di gestione a lungo termine per il Triforet alpin.resort di Hinterstoder, in Alta Austria, inaugurato il 9 luglio 2026. Situato alle porte del massiccio del Totes Gebirge, il resort comprende 41 appartamenti e 20 chalet immersi in un meraviglioso paesaggio alpino. Il progetto inaugura un nuovo format boutique pensato per rispondere alla crescente domanda di soggiorni che combinano la privacy di casa privata con gli standard di un hotel di lusso.
Tra le novità dell'estate 2026 spicca anche l’apertura del Falkensteiner Camping Wörthersee, realizzato in collaborazione con Stadtwerke Klagenfurt. Situato sulle rive del lago Wörthersee, il campeggio è stato completamente rinnovato grazie a un investimento di circa 3 milioni di euro che ha interessato la reception, i servizi comuni e il ristorante CAMPO°, aperto anche ai visitatori esterni. Con questa nuova struttura, salgono a sei i campeggi tra Austria e Croazia gestiti dal brand altoatesino, che punta a sviluppare il Wörthersee come una delle principali destinazioni per il turismo open air dell'area Alpe-Adria.
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[post_content] => Explora Journeys celebra oggi la partenza di Explora III dopo la sua cerimonia di battesimo ufficiale a Barcellona. La più recente nave della flotta intraprende così la sua stagione inaugurale, proseguendo il percorso del marchio verso una nuova definizione dei viaggi oceanici di lusso.
La nave ha salpato per il suo viaggio inaugurale diretto a Lisbona, regalando al brand un momento particolarmente significativo. All'uscita dal porto è stata affiancata dalla nave gemella Explora I: le due unità hanno navigato insieme prima di proseguire verso i rispettivi itinerari, in un tributo simbolico alla continua crescita della flotta Explora Journeys.
Questa partenza segna un nuovo importante traguardo per Explora Journeys, che conta ora tre navi operative nei mari di tutto il mondo. Explora III è la prima nave del marchio alimentata a gas naturale liquefatto (LNG) e introduce un concetto ancora più evoluto di spazio e design accurato, elevando ulteriormente l'esperienza offerta agli ospiti.
La sua stagione inaugurale è stata progettata per far scoprire alcune delle destinazioni più straordinarie del mondo attraverso una filosofia di viaggio più lenta e immersiva. Dopo il viaggio inaugurale da Barcellona a Lisbona, Explora III navigherà nel Nord Europa, esplorando il Mar Baltico, i fiordi norvegesi, l'Islanda e la Groenlandia, per poi attraversare l'Atlantico verso il Canada e il New England. Lungo il percorso, gli ospiti potranno vivere soste più lunghe, esperienze a terra coinvolgenti e itinerari accuratamente studiati per favorire una connessione più autentica con ogni destinazione.
Consegnata da Fincantieri a Genova il 23 luglio, Explora III ha già vissuto una serie di importanti prime volte. La nave ha accolto il numero uno del tennis mondiale e Global Brand Ambassador di Explora Journeys, Jannik Sinner, come primo ospite durante un esclusivo Prelude Journey, prima di essere ufficialmente battezzata a Barcellona. Ora, con l'inizio della stagione inaugurale, Explora III introduce nuovi concept gastronomici, un'offerta Ocean Wellness ulteriormente ampliata, spazi pubblici ancora più estesi e una seconda Owner's Residence progettata dalla celebre architetta e designer Patricia Urquiola.
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Il ministro del turismo Mazzi in Parlamento, ribadisco in Parlamento, parlando del lavoro nel turismo ha avuto il coraggio di affermare: "Per rendere il lavoro più attrattivo, siamo intervenuti, in primis, sulle retribuzioni. Per i dipendenti delle strutture turistiche ricettive termali, la legge di bilancio conferma il trattamento integrativo del 15% sulle retribuzioni lorde per il lavoro notturno e lo straordinario festivo. A questo, si aggiunge la detassazione delle mance al 5%".
In pratica il governo ha messo qualche pezza qui e là, senza operare in modo strutturale. Detassare le mance è un modo per rendere più attrattivo il lavoro nel turismo? E in quale libro di economia l'ha letto il ministro? Ce lo indichi coì lo leggiamo anche noi.
Salario basso
La verità è che si tratta di soluzioni che non hanno né capo né coda. Il governo non fa altro che voltare le spalle ai giovani che lavorano nel settore. Settore, per chi non lo sappia, che ha il record del salario più basso rispetto a tutte le altre attività del Paese.
Ora per renderci le cose chiare vediamo i salari minimi (compresi quelli del turismo) in alcuni paesi europei. La Germania si posiziona sopra i 2.300 euro, la Francia intorno a 1.820 euro e la Spagna si attesta sopra i 1.380. E noi? Noi niente. I giovani si arrangino tanto sono giovani.
Il ministro dovrebbe finirla con queste affermazioni e capire che con i provvedimenti del governo non si riesce neanche ad affittare una stanza. Se poi vuole continuare a sognare lo faccia pure, gli auguriamo la buonanotte.
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[post_content] => Centinaia di piloti che hanno lavorato per Ryanair hanno avviato un'azione legale collettiva contro la compagnia a basso costo irlandese, sostenendo di non aver mai ricevuto la retribuzione per i giorni di ferie. La causa è stata depositata presso il tribunale commerciale di Londra.
Al centro della contestazione c’è l’inquadramento contrattuale: i piloti sarebbero stati assunti tramite agenzie interinali del settore aeronautico come lavoratori autonomi e non come dipendenti. Secondo i ricorrenti, questa scelta li avrebbe esclusi illegittimamente da diritti riconosciuti ai colleghi assunti direttamente, tra cui la paga per le vacanze.
Richard Phillips
L’azione è stata promossa da Richard Phillips, che ha lavorato per Ryanair per quattro anni fino al 2012, ed è sostenuta da altri 261 piloti. Oltre alla compagnia, sono state citate in giudizio anche le agenzie Storm Global e Brookfield Aviation International, nonché la società di consulenza fiscale dublinese Scanlon Associates.
La class action punta a fare leva su una sentenza della Corte d’appello dello scorso anno, che ha stabilito come un pilota della compagnia, ingaggiato tramite agenzia e basato all’aeroporto londinese di Stansted, dovesse essere considerato a tutti gli effetti un lavoratore dipendente, nonostante non fosse stato assunto direttamente.
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Dieci importanti gruppi aeroportuali internazionali sono stati ammessi alla seconda fase del processo di vendita di almeno il 51% di Sac , la società statale che gestisce gli aeroporti di Catania-Fontanarossa e Comiso-Pio La Torre nella Sicilia orientale .
Selezione
Dopo una prima fase di valutazione della documentazione, Sac ha selezionato 10 operatori tra le 14 manifestazioni di interesse, aprendo ora la possibilità di presentare offerte non vincolanti, prima di un'ulteriore fase di selezione che ridurrà il numero dei candidati a cinque, prevista per l'autunno.
Secondo le stime riportate dalla stampa italiana, la valutazione complessiva di Sac si aggira tra i 500 e i 600 milioni di euro, con una quota di maggioranza compresa tra il 51% e il 66%, il che rappresenta un intervallo teorico di circa 255-400 milioni di euro . Tuttavia, alcune personalità siciliane auspicano che il valore possa superare il miliardo di euro, tenendo conto del potenziale di crescita del traffico e dei previsti investimenti a lungo termine.
Dieci candidati
La rosa dei candidati comprende alcuni dei maggiori operatori aeroportuali al mondo, a conferma dell'attrattiva degli aeroporti di Catania e Comiso per gli investitori internazionali: Corporación América Airports, Royal Schiphol Group, Mundys, Adani Airport Holdings, Save, 2i Aeroporti, Mag Overseas Investment Ltd, Oman Airports Management Company, Macquarie European Infrastructure Fund e la società francese Vinci Airports, un operatore privato che gestisce, tra gli altri, gli aeroporti di Londra-Gatwick e Lisbona e oltre 70 aeroporti in 14 paesi.
Attualmente Sac è controllata da un gruppo di azionisti interamente pubblici: la Camera di Commercio della Sicilia sudorientale detiene circa il 60,6% del capitale, mentre la Città Metropolitana di Catania, l'IRSAP (Organizzazione Regionale per lo Sviluppo Industriale) e il Libero Consorzio di Siracusa possiedono ciascuno poco più del 12%. I comuni di Catania e Comiso mantengono partecipazioni di minoranza pari rispettivamente a circa il 2% e l'1%.
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[post_content] => Nel primo semestre del 2026, Melià Hotels International ha realizzato un fatturato consolidato di un miliardo 47,4 milioni di euro, con un incremento del 7,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Durante la prima metà dell'anno, la catena ha inaugurato 14 nuovi hotel, aggiungendo oltre 2.000 camere e ampliando ulteriormente il proprio portfolio in diversi continenti.
Tuttavia, i risultati del gruppo sono stati influenzati da un accantonamento straordinario relativo alla cessazione di tutte le attività a Cuba da parte della sua controllata Ilha Bela. Tale cessazione ha comportato una perdita di 79,4 milioni di euro derivante dalle attività cessate. Secondo la catena alberghiera, la crescente complessità geopolitica e macroeconomica a Cuba ha generato gravi difficoltà operative, legali, economiche e finanziarie che rendono impossibile mantenere anche una stabilità minima nel settore alberghiero dell'isola. Data questa situazione, la filiale Ilha Bela ha deciso di cessare completamente le attività nel Paese tra giugno e luglio 2026.
«L'impatto straordinario della completa cessazione delle attività a Cuba, effettiva dal 24 luglio 2026, distorce il confronto dei risultati ottenuti con l'anno precedente, poiché Meliá ha conseguito, dalle sue 'attività in corso', un utile netto consolidato di 83,5 milioni di euro, in linea con l'anno precedente. Tuttavia, dopo aver effettuato i relativi accantonamenti contabili per tutti i saldi e le attività nel Paese, le perdite derivanti dalle attività cessate ammontano a 79,4 milioni di euro, determinando un utile netto consolidato al 31 giugno di 4,1 milioni di euro", ha comunicato la società in un intervento riportato da Hosteltur.
Il presidente e amministratore delegato della catena alberghiera, Gabriel Escarrer Jaume , ha annunciato che la decisione è stata presa dal cda con l'obiettivo di tutelare gli interessi della società e dei suoi azionisti, preservare l'accesso ai mercati finanziari internazionali e salvaguardare le future opportunità di crescita del gruppo. Ha inoltre espresso la sua gratitudine ai team che hanno supportato le attività del gruppo a Cuba per oltre trent'anni.
Le attività implementate
Nel corso del semestre, il gruppo ha incrementato i propri investimenti attraverso operazioni societarie su asset già operativi, tra cui l'acquisizione dell'hotel Meliá Génova e l'acquisizione di partecipazioni di minoranza o modifiche strutturali nell'Innside New York Nomad e nel Meliá Benidorm. Per quanto riguarda la tipologia di prodotto, il gruppo alberghiero continua a riorientare la propria offerta verso il segmento del lusso, avendo raddoppiato il numero di hotel in questa categoria dal 2019. Attualmente, i marchi di lusso rappresentano il 20% del portafoglio del gruppo e il 18% del totale delle camere, pur generando il 36% del contributo operativo complessivo.
Secondo i dati forniti dalla catena, gli investimenti effettuati per il riposizionamento insieme ai suoi partner – che negli ultimi quattro anni hanno superato 1 miliardo di euro – hanno permesso di raddoppiare o triplicare il RevPar degli immobili ristrutturati.
Nella prima metà del 2026, la catena ha siglato 17 nuovi accordi alberghieri, aggiungendo 3.816 camere, tutte gestite tramite un modello di gestione "asset-light" o accordi di franchising. Un terzo di questi nuovi accordi (4 hotel) riguarda i marchi di lusso del gruppo. L'espansione si concentra ancora sulle principali destinazioni turistiche, con nuovi progetti in Spagna, Italia, Grecia, Tunisia, Messico, Repubblica Dominicana e Vietnam.
Insieme alle 14 aperture completate finora nei mercati europei (Spagna, Grecia, Italia, Malta, Ungheria - la sua prima sede nel paese - e Tunisia) e nei mercati latinoamericani (Perù), Meliá prevede di chiudere l'anno con un minimo di 40 aziende (circa 8.400 camere) e almeno 30 nuove aperture (3.500 camere).
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I dipendenti di Groundforce Barcellona inizieranno uno sciopero a tempo indeterminato il 4 agosto, una protesta che potrebbe avere ripercussioni sulle operazioni di compagnie aeree come Air Europa, Lufthansa, Air France, Qatar Airways, United Airlines e Turkish Airlines presso l'aeroporto di El Prat. Lo sciopero interesserà i servizi di assistenza a terra, check-in, imbarco passeggeri e coordinamento voli forniti dalla società.
La protesta è stata indetta dalla Cgt, il più grande sindacato dell'azienda, che la giustifica citando il "grave deterioramento della prevenzione dei rischi professionali e delle condizioni di salute sul lavoro". Secondo il sindacato, la carenza di personale costringe l'azienda a mantenere le attività operative con un organico insufficiente, aumentando il carico di lavoro e la pressione sui dipendenti.
Servizi
Groundforce fornisce servizi a più di venti compagnie aeree che operano nei terminal T1 e T2 dell'aeroporto di Barcellona. Tra queste, oltre ad Air Europa, Lufthansa, Air France e Qatar Airways, figurano compagnie come KLM, Etihad Airways, SAS, ITA Airways, Finnair, El Al, LOT Polish Airlines, Air China, Saudia Airlines, Air Transat e Luxair.
Nella sua dichiarazione, il sindacato sostiene che l'azienda opera "con un personale minimo, causando carichi di lavoro insostenibili e un elevato turnover dei dipendenti, che generano livelli estremi di affaticamento fisico, stress e rischio di incidenti". Inoltre, afferma che la decisione di indire lo sciopero è stata presa dopo diversi tentativi di negoziazione falliti.
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Le politiche della nuova amministrazione presidenziale, che hanno avuto ripercussioni economiche negative per il Canada, così come l'atteggiamento dello stesso Trump nei confronti del Paese, hanno inciso «sulla vision dei canadesi nei confronti dei viaggi verso gli States, che hanno subito un brusco cambiamento».
Un nuovo rapporto pubblicato dal governo canadese, come si legge da Cbs News, mostra come nel 2025 le visite dei canadesi negli Stati Uniti siano diminuite di circa il 25%, con una conseguente riduzione di miliardi nella spesa turistica. Lo scorso anno i canadesi hanno speso 13,3 miliardi di dollari negli Usa, in calo rispetto ai quasi 15 miliardi del 2024.
«Escludendo il periodo del Covid, la conseguente serie di 11 mesi consecutivi di cali su base annua è stata la più profonda e prolungata mai registrata per gli attraversamenti di frontiera dagli Stati Uniti», sottolinea il rapporto di Statistics Canada. Dal 1972, quando è iniziata la registrazione digitale dei dati per il programma Frontier Counts, cali su base annua superiori al 30% sono stati registrati solo in un’altra occasione e cioè nel settembre 2001, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre al World Trade Center di New York.
In totale, nel 2025 si sono registrati 7,1 milioni di viaggi in meno verso gli Stati Uniti. Tale cifra è stata compensata da 5 milioni di viaggi interni in più effettuati dai canadesi e da 1,3 milioni di viaggi all’estero in più, secondo Statistics Canada.
Sempre secondo l'indagine, il trend negativo prosegue anche nell'anno in corso: nel 2026 non si è ancora registrata alcuna ripresa significativa delle visite dei canadesi negli Stati Uniti. «All’inizio del 2026, il numero totale di attraversamenti di frontiera di ritorno dagli Stati Uniti è rimasto a livelli simili a quelli registrati alla fine del 2025, segnalando un persistente allontanamento dagli Stati Uniti da parte dei residenti canadesi nelle loro preferenze di viaggio».
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