27 March 2026

Ambrosetti sul 2023: spazio alla positività, malgrado persistano le criticità

No alle cassandre, sì alle buone notizie. E non per partito preso, ma sulla base di dati concreti, quelli emersi dall’ultima analisi firmata dall’European House Ambrosetti e illustrati ieri dal managing partner e ad Valerio De Molli, in occasione dell’edizione 2022 del BizTravel Forum.
 
Nel 2023 la crescita del Pil dell’Italia, secondo diversi istituti di riferimento, dovrebbe attestarsi attorno allo 0,3-0,4%, mentre per il Fondo Monetario Internazionale (Imf) si passerà al -0,2%; sempre secondo quest’ultimo l’anno prossimo un terzo dell’economia globale sarà in recessione, e la produzione globale potrebbe essere inferiore ai 2.800 miliardi di dollari.
Ma si tratterebbe comunque di una crescita, che per ritrovare il giusto impulso non potrà prescindere da una ritrovata “spinta sui consumi, che incidono per ben il 60% circa sul Pil italiano”. Va poi letto in positivo il dato del secondo trimestre 2022 “quando l’Italia è stata tra i Paesi europei a maggiore crescita rispetto ai primi tre mesi (+1,1%), e dal primo trimestre 2021 ha mostrato una dinamica migliore di Germania e Francia”. Anche i valori occupazionali sono in ripresa, ormai vicini ai livelli pre-pandemia anche grazie al contributo del settore turistico”.
 
Il conflitto in Ucraina, l’inflazione galoppante e rincaro dei beni energetici hanno costretto l’Imf a rivedere al ribasso il Pil italiano nel 2022, con una crescita stimata del 3,2%. Risultato comunque migliore rispetto a quelli previsti per Francia (2,5%) e Germania (1,5%)”.
 
“Nel secondo trimestre del 2022 l’Italia è stata tra i Paesi europei a maggiore crescita rispetto al primo trimestre (+1,1%), e dal primo trimestre 2021 ha mostrato una dinamica migliore di Germania e Francia”. Inoltre, anche i valori occupazionali sono in ripresa, ormai vicini ai livelli pre-pandemia e ciò anche grazie all’apporto del comparto turistico”.
L’Italia ha recuperato attrattività sui mercati internazionali, in termini di investimenti dall’estero e sempre nel 2021 ha assistito “ad una forte ripresa degli scambi turistici, post pandemia: gli arrivi totali dell’anno sono pari al 78,7% del 2019, dato che sale al 90,3% considerando il mese di agosto”. Quest’anno, nel trimestre giugno-agosto “gli arrivi sono pari al 90% di quelli registrati nello stesso periodo 2019. Risultati straordinari nonostante manchino i flussi da aree quali la Cina o la Russia a testimonianza della voglia di italianità, della passione che il mondo ha per il nostro paese”.
 
Nessun “allarme rosso” quindi, “preoccupazione, certo”. Ma secondo lo studio Ambrosetti, il sentiment è positivo, “con metà degli imprenditori che starebbe valutando di riportare in Italia alcune fasi della filiera produttiva e anche il debito pubblico sarebbe destinato a calare nei prossimi anni, tornando ai livelli pre crisi nell’arco di sette anni, chiaramente in assenza di shock esogeni imprevedibili”.
 
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