Israele accende i riflettori sul turismo archeologico
11 marzo 2008 09:07
Israele e l’archeologia uniti da un connubio sempre più stretto. L’ufficio nazionale israeliano del turismo, in collaborazione con El Al, promuove nuove formule di viaggio che pongono in risalto questo aspetto all’interno di un Paese che conta oltre 50 parchi archeologici e 22 musei (dall’età del bronzo sino al periodo ottomano). Lancio dell’iniziativa in grande stile con una serata a Milano, che ha visto la partecipazione di Dan Bahat, il più grande archeologo israeliano docente di archeologia all’Università di Toronto e responsabile degli scali dell’area del muro occidentale (Muro del Pianto).
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Turkish Airlines, AJet, Pegasus e SunExpress hanno cancellato tutti i voli verso Iraq, Siria, Libano e Giordania fino alla serata del prossimo 13 marzo: l'annuncio della proroga dello stop arriva dal ministro dei trasporti turco, Abdulkadir Uraloglu, attraverso un post su X, dove ha inoltre spiegato che alcune rotte verso l'Iran rimarranno sospese fino alla fine di marzo.
Questo allungamento del fermo va quindi ben oltre la scadenza iniziale del 9 marzo che i vettori avevano fissato all'inizio di questa settimana, riflettendo quelli che il ministro ha descritto come “rischi continui” a seguito di valutazioni aggiornate.
Anche i collegamenti verso sei destinazioni del Golfo, Doha, Dubai, Kuwait, Bahrein, Abu Dhabi e Dammam, sono stati cancellati fino al 13 marzo.
I servizi verso l'Iran subiscono l'interruzione più lunga. Pegasus ha cancellato i voli per Teheran dal suo programma fino al 12 marzo, mentre Turkish Airlines ha eliminato completamente l'Iran dal suo programma di voli fino al 20 marzo, la cancellazione più lunga tra tutte le compagnie aeree turche.
Uraloglu ha affermato che il suo ministero sta seguendo da vicino gli sviluppi nello spazio aereo mediorientale. I Notam rimangono in vigore su Iran, Israele, Iraq, Qatar, Bahrein, Kuwait e Siria, ad eccezione dell'area intorno ad Aleppo. I voli civili parziali continuano in Oman, Giordania e Arabia Saudita, mentre gli Emirati Arabi Uniti gestiscono il traffico aereo in modo controllato e limitato.
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[post_content] => Il conflitto in Iran che si allarga al Medio Oriente sta mettendo alla prova le compagnie aeree, con ripercussioni anche sui rispettivi titoli in Borsa: questa mattina, all'apertura dei principali mercati finanziari asiatici, i vettori della regione ne hanno pagato le spese, con drastici cali dei titoli.
La guerra ha fatto aumentare i prezzi del carburante, come riferisce Reuters, con il petrolio che ha registrato un balzo del 20% nelle prime contrattazioni di oggi, raggiungendo il livello più alto dal luglio 2022, tra i timori di una contrazione dell'offerta e di prolungate interruzioni delle spedizioni.
Con la maggior parte dello spazio aereo della regione mediorientale ancora chiuso, alcune persone si sono rivolte ai jet privati, mentre i voli charter e i servizi commerciali limitati faticano a evacuare decine di migliaia di viaggiatori.
Dal 28 febbraio, quando è iniziata la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, fino all'8 marzo, sono stati cancellati più di 37.000 voli da e verso il Medio Oriente (dati Cirium).
Le azioni di Qantas, Air New Zealand, Cathay Pacific, Japan Airlines, Korean Air e delle principali compagnie aeree cinesi China Southern e China Eastern hanno registrato oggi un calo compreso tra il 4% e oltre il 10%.
Medesimo andamento per i vettori indiani IndiGo e SpiceJet, con cali, rispettivamente, del 7,5% e del 5,6%.
Il carburante è la seconda voce di spesa più importante per le compagnie aeree, dopo quelle del personale, e rappresenta mediamente da un quinto a un quarto delle spese operative.
Le severe restrizioni dello spazio aereo costringono i vettori a modificare le rotte dei voli, trasportare carburante extra o effettuare ulteriori scali per il rifornimento, al fine di proteggersi da improvvise deviazioni o percorsi di volo più lunghi attraverso corridoi più sicuri.
Sempre secondo i dati Cirium, Emirates, Qatar Airways ed Etihad trasportano normalmente circa un terzo dei passeggeri dall'Europa all'Asia e più della metà di tutti i passeggeri dall'Europa all'Australia, alla Nuova Zelanda e alle vicine isole del Pacifico.
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[post_content] => Un numero limitato di voli verso le principali città del mondo: Emirates ed Etihad Airways nella giornata di oggi, 6 marzo, hanno programmato alcuni collegamenti dai rispettivi hub del Golfo.
Lo spazio aereo in Medio Oriente resta infatti ancora chiuso a causa dei timori legati al lancio di missili e droni da parte di Stati Uniti e Israele contro l'Iran: per questo le autorità hanno organizzato voli charter e assicurato posti su voli commerciali limitati per evacuare decine di migliaia di persone.
Etihad spiega oggi in una nota che «riprenderà un operativo di voli limitato dal 6 al 19 marzo. I voli opereranno da e per Abu Dhabi e circa 70 destinazioni, tra cui Londra, Parigi, Francoforte, Delhi, Milano Malpensa, New York, Roma, Toronto e Tel Aviv.
Secondo quanto riferisce Reuters citando i dati di Flightradar24, ieri, 5 marzo, il traffico all'aeroporto di Dubai, normalmente il più trafficato al mondo, era quasi raddoppiato rispetto a mercoledì, ma rimaneva solo al 25% circa dei livelli normali.
Giovedì sera Emirates ha dichiarato che avrebbe operato un operativo di voli ridotto verso 82 destinazioni, tra cui Londra, Sydney, Singapore e New York, fino a nuovo avviso, e che i passeggeri in transito a Dubai sarebbero stati accettati solo se il loro volo in coincidenza fosse stato operativo.
Le operazioni limitate negli hub mediorientali hanno colpito in modo particolarmente duro i viaggiatori sulle rotte dall'Europa alla regione Asia-Pacifico. Secondo i dati Cirium, Emirates, Qatar Airways ed Etihad trasportano complessivamente circa un terzo dei passeggeri dall'Europa all'Asia e oltre la metà di tutti i passeggeri dall'Europa all'Australia, alla Nuova Zelanda e alle vicine isole del Pacifico.
Intanto, l'hub di Doha in Qatar rimane chiuso, anche se ha organizzato un numero limitato di voli di soccorso dall'Oman e dall'Arabia Saudita.
Malaysia Airlines ha dichiarato che aggiungerà voli extra da Kuala Lumpur a Londra e Parigi da venerdì a domenica per supportare i viaggiatori in difficoltà, mentre SriLankan Airlines ha dichiarato che domenica opererà un volo aggiuntivo tra Colombo e Londra.
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[post_content] => Martedì il prezzo del petrolio ha superato gli 80 dollari al barile, il che, in teoria, dovrebbe rappresentare una cattiva notizia per l'aviazione e il turismo. Tuttavia, al momento non si prevede che nessuno ne risenta, poiché tutte le principali compagnie aeree hanno garanzie sui prezzi attraverso contratti specifici.
L'aumento ha diverse ragioni, abbastanza ovvie: in primo luogo, il rischio per la normalità dell'offerta implica aumenti; in secondo luogo, il petrolio del Golfo Persico, che rappresenta il venti percento del consumo mondiale, rischia di non poter essere consegnato ai consumatori, il che ne aumenta il prezzo; in terzo luogo, il trasporto diventa più costoso perché aumentano i costi assicurativi per attraversare le zone pericolose.
Le compagnie
IAG, proprietaria di Iberia e Vueling in Spagna, si è assicurata la copertura tariffaria per circa il 75% del consumo delle sue compagnie aeree tradizionali per i prossimi mesi e per l'80% per la compagnia low cost catalana. I contratti assicurativi hanno una durata di tre anni.
Il gruppo Lufthansa è un po' più esposto alla crisi: aveva garantito il 76 percento del suo fabbisogno per il 2025, ma solo il 28 percento per l'anno in corso, il che potrebbe riflettersi sulla sua competitività.
Air France e KLM si sono assicurate il 68 percento dei consumi dell'anno scorso e l'87 percento di quelli di quest'anno, almeno per otto trimestri.
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Easyet, da parte sua, si è assicurata il prezzo dell'84 percento dei suoi consumi per i primi sei mesi del 2026, per il secondo semestre si è assicurata il 43 percento e per l'anno successivo il 43 percento.
Wizz Air, che più di una volta è stata colta senza assicurazione a causa dell'aumento del prezzo del carburante, quest'anno ha una copertura dell'83 percento, mentre per l'anno prossimo la copertura è del 55 percento.
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[post_content] => L'aggiornamento della Farnesina sulla situazione degli italiani ancora presenti in Medio Oriente ha posto l'accento sui nuovi voli in partenza dal Golfo e sul rafforzamento del personale alle sedi di Abu Dhabi e Dubai.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che in seguito alle notizie fornite dalle sedi diplomatico-consolari sulle esigenze nell’area, è stato deciso «un ulteriore rafforzamento del personale della Farnesina in Oman ed Emirati Arabi Uniti: le nuove unità si aggiungono al personale che è già stato schierato in Oman nell’aeroporto di Mascate e alle frontiere con gli Eau».
Dagli Emirati Arabi Uniti, «nella giornata odierna (ieri per chi legge, ndr) è previsto il rientro complessivo di 1.250 connazionali. In particolare, nella notte è partito un volo Emirates per Milano; in mattinata un volo FlyDubai per Bergamo; nel pomeriggio un volo Etihad per Milano; in serata due aerei diretti a Roma e in tarda nottata un ulteriore charter FlyDubai.
In Qatar è stato facilitato il primo trasferimento via terra da Doha a Riad di 114 persone. Si sta lavorando all’organizzazione di ulteriori passaggi nei prossimi giorni. Dal Kuwait 10 persone hanno già raggiunto via terra l’Arabia Saudita. Anche dal Bahrein, 14 connazionali che ne hanno fatto richiesta già stati accompagnati alla frontiera verso Riad.
In Arabia Saudita sono state accolte ai confini circa 150 persone, incluse particolari situazioni vulnerabili con assistenza particolare. Il rientro proseguirà con voli di linea e charter.
In Oman continua il coordinamento per accogliere connazionali in transito anche dagli Emirati Arabi Uniti. È previsto a breve l’arrivo di ulteriori 160 persone che proseguiranno poi il viaggio verso l’Italia.
In Israele sono circa 200 i connazionali attualmente monitorati; si sta valutando l’eventuale accompagnamento alla frontiera, anche attraverso l’Egitto.
Alle Maldive sono giunti rinforzi da Colombo per assistere i connazionali e sono stati consegnati medicinali salvavita trasportati dal personale dell’Ambasciata. Ventiquattro connazionali rientreranno via nave con successivo transito da Mauritius grazie alla preziosa collaborazione di Costa Crociere. Domani 60 persone fragili partiranno con un volo Neos. Attualmente 150 connazionali si trovano in aeroporto, mentre altri sono dislocati sulle isole.
In Thailandia sono in aumento le richieste di rientro: l’Ambasciata ha raccolto circa 500 richieste di assistenza ed elaborato liste di priorità sulla base di condizioni sanitarie e situazioni di vulnerabilità.
Grazie al “Meccanismo europeo di protezione civile” l’Italia ha fatto applicare alle compagnie voli a prezzi speciali per i connazionali presenti nelle aree coinvolte dalla crisi».
Infine, a ieri, il numero di chiamate gestite in Italia dall’Unità di Crisi ha superato quota 14.000. Rimane sempre valido l'invito della Farnesina a registrarsi sull’app Viaggiare Sicuri o sul sito www.dovesiamonelmondo.it per ogni aggiornamento sugli sviluppi nella regione, che sarà comunicato attraverso questi canali istituzionali.
«I cittadini non registrati sui siti del Ministero non riusciranno a ricevere le comunicazioni che l’Unità di Crisi, le Ambasciate e i Consolati sono in grado di inviare per aggiornare le indicazioni sui voli e sulle indicazioni di sicurezza».
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«La compagnia continua a monitorare attentamente gli sviluppi e resta in costante contatto con le autorità locali e internazionali, le agenzie per la sicurezza aerea, le autorità di sicurezza e i relativi organismi governativi - si legge da una nota del vettore -. Le decisioni operative saranno soggette a revisione continua e il programma dei voli potrebbe subire modifiche in base all'evolversi della situazione.
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[post_content] => Finnair ha cancellato i voli per Doha e Dubai fino al 28 marzo, a seguito dell'aggravarsi della situazione di sicurezza in Medio Oriente. «Non scendiamo a compromessi sulla sicurezza dei voli - afferma Jaakko Schildt, chief operating officer di Finnair -. Ad esempio, ieri alcuni voli delle compagnie aeree mediorientali diretti a Dubai sono stati dirottati a causa di un attacco missilistico. Comprendiamo che la situazione sia davvero angosciante per i nostri passeggeri e le loro famiglie e stiamo lavorando alacremente per trovare una soluzione sicura che permetta loro di tornare a casa».
L'Easa, ricorda il vettore, ha chiesto alle compagnie aeree europee di non utilizzare lo spazio aereo di Iran, Bahrein, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Alcune compagnie aeree mediorientali hanno operato voli individuali nella zona, ma ad esempio Qatar Airways ha sospeso i suoi voli fino al 6 marzo.
Le compagnie aeree hanno la responsabilità di reindirizzare i clienti, ma poiché la maggior parte delle compagnie aeree ha cancellato i voli, le opzioni disponibili sono molto poche e i primi voli disponibili sono tra diversi giorni. Inoltre, ogni giorno vengono cancellati altri voli.
Alcune compagnie aeree continuano a volare a Muscat, in Oman, che è stata indicata come un punto di accesso alternativo a Dubai: «L'Easa continua a consigliare di evitare lo spazio aereo di Muscat, ma se la situazione dovesse evolversi in modo positivo, questa è un'opzione che prenderemo in considerazione» afferma Schildt. In tal caso, i clienti dovrebbero trasferirsi a Muscat via terra.
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I clienti Finnair possono seguire le opzioni di volo disponibili nel servizio Gestisci prenotazione di Finnair.
Il vettore finlandese spiega che «se un volo in coincidenza riprenotato viene cancellato a causa della situazione in corso, si consiglia ai clienti di contattare nuovamente il servizio clienti Finnair per trovare un itinerario alternativo. Qualora i clienti avessero organizzato autonomamente la sistemazione in hotel in attesa di un nuovo volo, sono pregati di richiedere il rimborso delle spese di hotel tramite il sito web di Finnair».
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[post_content] => Hanno superato quota 12.300 i voli cancellati in Medio Oriente a causa della guerra: le compagnie aeree di tutto il mondo stanno infatti sospendendo un gran numero di collegamenti verso diverse destinazioni in Medio Oriente, oltre all'Iran.
E ad essere coinvolti in prima battuta, in virtù del proprio ruolo di hub di transito mondiale, sono gli aeroporti di Dubai e Doha. Lo riferisce Bloomberg che cita i dati di Flightradar24.
Qatar Airways ha prolungato a venerdì, 6 marzo, la sospensione dei propri voli.
Klm ha sospeso il resto dei suoi voli per la stagione invernale da e per Tel Aviv, a partire da domenica. Ha anche interrotto i voli da e per Dammam e Riyadh, Arabia Saudita, e Dubai fino al 9 marzo.
British Airways ha cancellato i voli per Amman, Abu Dhabi, Bahrain, Dubai, Doha e Tel Aviv almeno fino a martedì.
Tutte le compagnie del gruppo Lufthansa hanno sospeso i voli per Tel Aviv, Beirut, Amman (Giordania), Erbil (Iraq), Dammam (Arabia Saudita) e Teheran fino all'8 marzo. Il gruppo ha anche deciso di non utilizzare lo spazio aereo sopra Israele, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrain, Dammam e Iran fino all'8 marzo. I voli da e per Dubai sono sospesi fino al 4 marzo, e lo spazio aereo sugli Emirati Arabi Uniti non sarà utilizzato durante lo stesso periodo.
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[post_content] => Ci sono anche Cipro, Turchia e Grecia nell'elenco dei Paesi segnalati dal Foreign, Commonwealth & Development Office (Fcdo) del Regno Unito: destinazioni che vedono un aggiornamento delle raccomandazioni di viaggio per i cittadini britannici.
Come riferisce Il Messaggero, le nuove linee guida estendono le avvertenze non solo ai paesi più a rischio ma anche ad alcuni paesi del Mediterraneo orientale, a causa della possibile ricaduta della crisi in Medio Oriente sull’Europa meridionale.
Il consiglio è naturalmente quello di non programmare viaggi verso Iran, Israele e territori palestinesi, mentre ora anche alcuni stati del Golfo sono soggetti a raccomandazioni più restrittive: per Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain, Kuwait sono sconsigliati tutti i viaggi non essenziali; chi si trova già in loco è invitato a restare in sicurezza e seguire le indicazioni delle autorità locali.
Arabia Saudita e altre aree con attività militare attiva: i britannici sono esortati a evitare spostamenti non necessari e a restare in luoghi sicuri.
Le raccomandazioni su Cipro, Turchia e Grecia
Mentre Cipro non è stata inserita tra le aree vietate, il Foreign Office sottolinea che l’isola si trova molto vicino a una possibile espansione del conflitto con relativo aumento del rischio di impatti indiretti e potenziali interruzioni di voli o altri servizi. I viaggiatori sono invitati a seguire le istruzioni delle autorità locali e a monitorare la situazione con attenzione.
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Anche se la Grecia non rientra nelle zone ad alto rischio diretto, la sua vicinanza geografica e l’interconnessione con le rotte turistiche verso Cipro e il Medio Oriente hanno spinto il Fcdo a raccomandare cautela nei viaggi verso regioni orientali del paese e ad aggiornare i viaggiatori su possibili sviluppi della situazione regionale.
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