10 March 2026

Sardegna: il governo impugna l’ordinanza Solinas

Ne avevamo parlato ieri della querelle sui tamponi in Sardegna.
Ed ecco la continuazione delle diatribe relative all’ordinanza di Christian Solinas, ex senatore e, oggi, governatore della Sardegna.

Ci fa notare, sempre un gruppo di agenti di viaggio sardi, non facenti capo a nessuna associazione, (anzi ne lamentano la totale latitanza n.d.r.) che l’Avvocatura dello Stato ha depositato, senza indugio, ieri 15 settembre l’atto di impugnazione dell’ordinanza della Regione Sardegna, in vigore dallo stesso giorno, che prevede l’effettuazione di test obbligatori per i passeggeri in entrata che non si siano presentati all’imbarco con una idonea certificazione di negatività al Covid-19.

La notizia la riporta l’agenzia Ansa da fonti interne al Pd, notoriamente avversario politico di Solinas.

Il motivo scatenante del ricorso sarebbe il mancato rispetto dell’articolo 16 sulla “libera circolazione delle persone” ragione fondamentale dell’impugnazione dell’atto con deposito al Tar della Sardegna.

Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali, aveva preannunciato l’apertura di un’istruttoria sulla legittimità delle recenti ordinanze delle ragioni Sardegna e del Piemonte.
L’iniziativa della regione aveva già, ieri, allineato gli operatori degli scali aeroportuali e dei porti sardi, insieme agli operatori turistici, che avevano attaccato duramente l’iniziativa della Regione, protesta che Travel ha accolto e di cui ha dato tempestiva notizia.
Ma la domanda che si pongono i nostri colleghi adv sardi, continua ad essere la stessa:
tutto questo pandemonio è colpa del governo centrale oppositore della corrente politica del governatore della Sardegna, oppure è proprio la gestione del “mito” dell’Isola Covid free che ha portato ad una guerra senza quartiere le cui spese belliche sono a carico solo ed esclusivamente degli operatori del settore turistico, agenti di viaggio in prima fila?
Non sarebbe stato, forse, più opportuno ragionare su come allertare, informare, guidare i pochi turisti attraverso iniziative più mirate al contenimento ed alla igienizzazione, piuttosto che “aprire le gabbie” e buttarli tutti dentro le discoteche e i luoghi affollati della movida, dove ciò che accade non è dato sapersi, ma una volta fuori ciò che credevano segreto è diventato di dominio pubblico?

Perché in altre regioni è accaduto “di più” e anche peggio ma non è andato di bocca in bocca? Non faceva, forse, notizia perché non si parlava di un’Isola che ha creato la chimera di “incontaminabile”?

Massimo Terracina

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