28 April 2026

Recovery fund operativo da marzo. Il settore non ha più tempo

E’ della settimana scorsa la notizia che la Commissione europea ha avviato la preparazione delle linee guida che aiuteranno gli Stati membri a preparare i Recovery plan, o piani di rilancio, nei prossimi mesi. Questo significa che i governi non potranno fare come vogliono, dovranno seguire una direzione e la direzione sarà indicata dall’Europa. Fin qui tutto bene. Ora la domanda è semplice: quando arriveranno i soldi del Recovery fund?

Allora a seguire le procedure i soldi arriveranno, se tutto va bene, verso marzo-aprile 2021. Vediamo perché. I governi, possono inviare, a partire da ottobre, le loro bozze di piani, ma la valutazione ufficiale partirà da gennaio, visto che l’accordo su Recovery fund e bilancio deve essere ancora approvato in via definitiva dal Consiglio e sarà operativo, se tutto va bene, il primo gennaio. E’ quindi dai primi giorni del 2021 che i piani di rilancio dovranno arrivare a Bruxelles. La Commissione ha poi due mesi di tempo per valutarli, e il Consiglio un mese per dare il suo via libera. Entro tre mesi dalla presentazione, quindi, dovrebbero cominciare ad arrivare i fondi europei. 

Insomma in poche parole i fondi sono ancora lontani, per cui se il governo vuole salvare il turismo organizzato deve farlo da solo e soprattutto deve farlo subito. La chiusura delle agenzie di viaggio sta diventando quasi una routine. I tour operator navigano in acque molto complicate (anche perché la cosiddetta ripresa estiva non è stata delle proporzioni che ci si aspettava). Qui c’è un settore che sta agonizzando, quindi se qualcuno, il ministro Franceschini, il governo, il sottosegretario al turismo, le grandi confederazioni, può fare qualcosa di serio, lo faccia. Ma in fretta. 

Giuseppe Aloe

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Quello che ha saputo fare quella incredibile civiltà più di 4 mila anni fa è semplicemente inspiegabile». Comincia così il post di Pier Ezhaya, general manager tour operating di Alpitour World e presidente Astoi, che su Linkedin fa focus su una delle destinazioni strategiche per il mercato italiano, l'Egitto. E lo fa con il consueto equilibrio ma con rammarico nei confronti di una situazione internazionale che resta complessa.\r\nUn prezzo ingiusto\r\n«Durante il viaggio  - spiega infatti il manager - ho potuto toccare con mano gli effetti assurdi del conflitto in Medio Oriente; la nave su cui navigavo, la “Gemma di Turisanda” piena già da febbraio, ha viaggiato con 10 cabine vuote su 28, complici le cancellazioni post 27 febbraio.\r\nEppure i siti archeologici erano pieni; pieni di spagnoli, pieni di francesi, pieni di inglesi, pieni di americani e anche pieni di cinesi ma vuoti di italiani. Ogni volta che accade qualcosa in Medio Oriente l’Egitto paga un prezzo ingiusto. Le persone, ma qui mi spingerei a dire gli italiani, lo associano a qualsiasi disastro accada nel mondo arabo anche se non ha preso parte al conflitto, non ha preso posizione in favore di uno o dell’altro, non ha basi americane e, come ben noto, non ha subito attacchi dall’Iran. Eppure gli italiani non ci vanno e questa cosa mi appare incomprensibile».\r\nEzhaya precisa poi che «non lo sto dicendo “pro domo mea”, visto che è una destinazione importantissima nel nostro portafoglio, ma più per la popolazione locale che vive di turismo con oltre il 12% del Pil legato a questo comparto. Non si può fare nulla verso le cose che non possiamo cambiare; ad esempio, non abbiamo il potere di fermare questa guerra assurda in Medio Oriente. Possiamo però evitare che le nostre azioni abbiano ricadute anche su chi non c’entra nulla e non merita una punizione severa, che sta ingiustamente subendo perché se è pericoloso l’Egitto allora è pericolosa anche l’Italia o altri paesi europei».\r\nUna meta speciale\r\nL’Egitto «ci dona sempre qualcosa di speciale, dalla sua calorosa ospitalità ai suoi tesori consegnati alla storia da una civiltà straordinaria; per questo mi sento frustrato quando vedo che la nostra di civiltà non sa nemmeno ricambiare con un piccolo gesto, come quello di non escludere l’Egitto dalle mete possibili per una vacanza. Sarebbe più intelligente non far prevalere l’emotività evitando di associare l’Egitto a paesi che nulla c’entrano con il suo glorioso passato ma nemmeno con il suo neutrale e distaccato presente. Magari sarebbe auspicabile prendere in mano una cartina geografica e provare a scegliere le mete con cognizione di causa, ed allora forse non ci priveremo di viaggi indimenticabili e, cosa più importante, non priveremo la popolazione di quel paese dell’effetto benefico, pacifico, sociale, economico e nobile che può avere il turismo, la miglior connessione tra i popoli che possa esistere».","post_title":"Pier Ezhaya : «L'Egitto paga un prezzo ingiusto per il conflitto in atto»","post_date":"2026-04-22T11:02:43+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1776855763000]}]}}