16 April 2026

Pusceddu (Isvra): serve un decreto “Cura turismo»

In seguito alle disposizioni governative, e di diversi Stati esteri, che vietano i viaggi “in” o “verso” l’Italia a causa dell’epidemia di Coronavirus, le imprese turistiche (e, tanto più, agrituristiche) registrano, dalla fine del febbraio scorso, una riduzione di pernottamenti e ristorazione, fra ospiti italiani e stranieri, nell’ordine dell’80%. I fatturati decrescono nella stessa misura, i costi fissi restano sostanzialmente invariati, i bilanci delle imprese sono pesantemente negativi: senza immediati interventi governativi di sostegno al settore, almeno il 50% delle imprese turistiche fallirà.

Il decreto “Cura Italia” contiene alcuni provvedimenti, rivolti alla generalità delle imprese, utili ad attenuare le gravi conseguenze economiche dell’epidemia, ma in misura non certo sufficiente ad evitare gli incombenti fallimenti nel settore turistico.

Il ministro Franceschini ha annunciato l’istituzione di una “Cabina di Regia permanente per monitorare e gestire la crisi” e la predisposizione di un “Programma di misure strutturali per il comparto da studiare nei prossimi mesi”.

«Il programma di misure strutturali – dichiara Mario Pusceddu, presidente dell’Istituto per lo sviluppo Rurale e l’Aariturismo (Isvra) – non solo è indispensabile, ma è anche urgente. Aspettando anche pochi mesi si rischia di intervenire su un sistema turistico già in gran parte compromesso».

Isvra torna a richiamare soprattutto l’attenzione sull’immediato ridimensionamento di quelle che definisce “tasse a forfait”, cioè degli oneri che gravano sulle imprese turistiche in base alla categoria e alla dimensione (superficie dei locali, numero di posti letto) e non in base alle presenze reali di ospiti: visto l’andamento delle presenze, vanno ridotti dell’80% la tassa sullo smaltimento dei rifiuti, l’abbonamento speciale Rai e i compensi sul diritto d’autore per i televisori nelle camere e negli spazi comuni. Inoltre, per contenere il costo del personale, deve essere sospeso, con la stessa urgenza, (trasferendolo a carico dell’Inps e dell’Insil) il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi sulle retribuzioni.

In seguito si dovrà anche pensare al “dopo Coronavirus”, rilanciando con appropriate campagne d’immagine la reputazione turistica dell’Italia, compromessa dall’epidemia, e alleggerendo (soprattutto per gli stranieri) le tariffe di soggiorno con l’abolizione temporanea dell’imposta di soggiorno (per i comuni che l’hanno istituita) e l’introduzione, al contrario, su tutto il territorio nazionale, di un incentivo di soggiorno, finanziato dallo Stato.

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