12 giugno 2026 11:54
I politici hanno l’abitudine di cambiare il nome della cosa, affinché la cosa si cambi. Naturalmente non va così, ogni cosa è quella che è, anche se le cambi il nome.
Questa premessa vale anche per il ministro Mazzi che continua a fare battaglie fonetiche per sostenere che il turismo è un’industria. No il turismo è un complesso sistema di servizi, e lo è ovunque. Non solo in Italia. E come se non bastasse ieri ha annunciato che il 27 settembre ci sarà un’iniziativa «dove tutti avranno a disposizione 3 minuti per dire perché il turismo è un’industria. E questa diventerà la mia bibbia».
Due valutazioni su questa frase. La Bibbia. Ma il ministro sa cosa è la Bibbia? Perché tirare in ballo la Bibbia quando abbiamo problemi seri che non riusciamo a risolvere.
3 minuti
Secondo. La frase: tutti avranno a disposizione 3 minuti per dire che il turismo è un’industria. 3 minuti? E chi è questo “diointerra” che riesce in 3 minuti a dire che un sistema non industriale, in effetti lo è? Demostene o Cicerone? Chi ha questa arte retorica? Mah!
Poi c’è l’altro aspetto: il relatore salirà sul palco non per dire quello che vuole, non presentare la difficoltà in cui vive il nostro turismo. No, deve dire che è un’industria. Mi piace questa libertà concessa ai relatori.
Poi. Ieri sempre durante l’Assemblea di Federturismo Confindustria, ha preso la parola il neo presidente, Massimo Caputi che si è messo in evidenza per alcune espressioni gentili e per una prospettiva allarmante. Ma andiamo per ordine.
La sensibilità di Caputi
Sentiamolo. «Noi siamo malati di nanismo». Ma vi sembra una modo adeguato di esporre un concetto? Nanismo? La frase ci sembra leggermente forte per le migliaia di persone che soffrono di quella patologia. Ma come si fa?
E inoltre: «l’80% degli alberghi è di proprietà di singoli soggetti. Non reggiamo la concorrenza internazionale». Allora delle due una: o il turismo italiano non è concorrenziale con quello estero e quindi va male, oppure (come sostiene il ministero e la Banca d’Italia ecc) va bene e allora vuol dire che questa forma capillare di alberghi di proprietà famigliare, funziona.
Mettetevi d’accordo.
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[post_content] => Vietnam Airlines aggiunge capacità su numerose rotte verso Giappone, Corea del Sud e Taiwan, in risposta all'aumento della domanda di viaggio verso i mercati dell'Asia nord-orientale.
Da Hanoi, la compagnia aumenterà la frequenza dei voli per Taipei da 7 a 11 voli settimanali. Anche la Hanoi-Osaka verrà modificata, passando dagli attuali 7 voli settimanali a 11 voli settimanali tra il 26 ottobre e il 30 novembre 2026, e raggiungendo 14 voli settimanali dal 1° dicembre 2026, pari a una media di due voli al giorno.
Con partenza da Da Nang, al centro del Paese, la rete di voli per l'Asia nord-orientale verrà ampliata con l'aumento dei voli settimanali per Seul (Incheon) a 14 a partire dal 1° luglio. Inoltre, le rotte Da Nang - Tokyo (Narita) e Da Nang - Osaka (Kansai) saranno incrementate rispettivamente a 11 e 5 voli settimanali.
L'aumento della frequenza dei voli sulle rotte per l'Asia nord-orientale si inserisce in un contesto di continua e forte domanda di collegamenti con il Vietnam. L'Asia nord-orientale è attualmente uno dei principali mercati internazionali del network di Vietnam Airlines, che serve diverse finalità, turismo, commercio, investimenti, visite ai parenti e scambi culturali.
Secondo l'Ufficio Generale di Statistica (Ministero delle Finanze), la Corea del Sud è stata il secondo mercato internazionale per numero di visitatori in Vietnam nei primi sei mesi del 2026, con oltre 2,16 milioni di turisti. Anche Giappone e Taiwan continuano a rappresentare mercati importanti, mantenendo un volume stabile di passeggeri nel flusso bidirezionale tra il Vietnam e l'Asia nord-orientale.
Vietnam Airlines continua a sviluppare il proprio network di voli internazionali in base all'evolvere del mercato, combinando il mantenimento di quelli tradizionali con l'espansione verso nuove destinazioni. Nel 2026, la compagnia aerea ha annunciato e inaugurato nuove rotte per Amsterdam, Phuket e Colombo.
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L’Osservatorio Astoi fotografa per l’estate 2026 un mercato che, dopo un avvio d’anno molto positivo e una brusca frenata tra marzo e maggio, mostra concreti segnali di recupero. Le tensioni geopolitiche, i timori per la carenza del carburante aereo e l’incertezza economica avevano fortemente condizionato la domanda turistica in primavera con rallentamenti a doppia cifra. Le rilevazioni effettuate presso i Tour Operator aderenti ad Astoi indicano oggi una flessione media delle prenotazioni molto più contenuta, nell’ordine del 5% rispetto allo stesso periodo del 2025, grazie alla ripresa della domanda registrata da giugno.
Il dato conferma che l’estate 2026 non racconta una crisi strutturale, ma un cambiamento nei tempi e nei criteri di scelta. Gli italiani continuano a considerare la vacanza una priorità, ma attendono più a lungo prima di confermare, valutano con maggiore attenzione destinazioni e condizioni di viaggio e privilegiano formule capaci di garantire flessibilità, affidabilità, sicurezza e tutela. Il turismo organizzato intercetta questo nuovo comportamento d’acquisto, offrendo consulenza, assistenza e garanzie.
Sicurezza
Sul fronte delle destinazioni si evidenzia una redistribuzione della domanda più che un cambiamento radicale delle preferenze. In uno scenario internazionale complesso, gli italiani orientano le proprie scelte verso mete percepite come più sicure, facilmente raggiungibili e affidabili sotto il profilo operativo.
L’Italia conferma un andamento molto positivo, in crescita rispetto al 2025 di circa il 3%, con buone performance per Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia. Nel Mediterraneo, Baleari, Grecia e Tunisia si confermano tra le destinazioni più richieste, insieme a Capo Verde, mentre il Mar Rosso evidenzia segnali di progressivo recupero. Anche il Nord Europa registra un forte interesse.
Il lungo raggio continua a mostrare vitalità, a conferma che la distanza non rappresenta di per sé un freno quando la destinazione è percepita come stabile e attrattiva. Giappone e Cina risultano le mete più richieste della stagione, insieme a East Africa, Repubblica Dominicana, Messico e Sud America.
Il rallentamento più marcato riguarda Medio Oriente e Paesi dell’area del Golfo, seguiti dall’Oceano Indiano e dal Sud-est asiatico, che registrano una flessione nell’ordine del 7%. Il calo è riconducibile principalmente alla sensibile diminuzione delle prenotazioni con vettori che effettuano scalo nel Golfo e all’aumento dei costi applicati da altre compagnie. Più distante il Nord America, penalizzato soprattutto dagli effetti della politica internazionale del Paese sulla percezione dei viaggiatori.
L’Egitto rappresenta uno dei casi più emblematici della stagione: pur confermandosi una destinazione molto competitiva e storicamente rilevante per il mercato italiano, ha risentito di alcuni riflessi delle tensioni in Medio Oriente pur non essendo mai stata coinvolta in nessun episodio bellico. La flessione media, intorno al 5% rispetto allo scorso anno, appare quindi legata soprattutto a questa errata percezione piuttosto che ad elementi oggettivi. Nell’ultimo mese, tuttavia, si registra una ripresa significativa della domanda e un graduale ritorno alla normalità.
Anche il comparto crocieristico conferma la ricerca di vacanze percepite come sicure, facilmente organizzabili e con maggiore prevedibilità della spesa. La domanda privilegia soprattutto Italia ed Europa: il Mediterraneo resta la destinazione di riferimento, affiancato da un crescente interesse per il Nord Europa, in particolare per gli itinerari nei fiordi norvegesi e fino a Capo Nord.
Il sotto data
I dati raccolti confermano che non cambia la vacanza, ma il modo di acquistarla.
La durata media dei soggiorni resta sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, tra i 7 e i 10 giorni con permanenze più lunghe per i viaggi di lungo raggio e su misura.
I costi medi dei pacchetti variano in funzione della tipologia di prodotto: dai circa 900-1.200 euro a persona per il corto raggio e il prodotto Mare Italia, ai 2.500-2.700 euro per il medio raggio fino ad oltre 4.000 euro a persona per lungo raggio, tour individuali e viaggi “Tailor Made”, con pratiche più articolate. Per le prenotazioni dell’estate 2026, a modificarsi è soprattutto il processo decisionale: nonostante una quota significativa di vendite sia stata realizzata con formule di advance booking prima dell’acuirsi della crisi in Medio Oriente, cresce il peso delle prenotazioni effettuate nelle settimane immediatamente precedenti la partenza. Il cliente valuta con maggiore attenzione destinazioni, condizioni di viaggio, flessibilità e garanzie offerte dal turismo organizzato.
Il prezzo resta un elemento rilevante nelle scelte dei viaggiatori, ma non emerge come la variabile decisiva della stagione. Secondo le indicazioni raccolte, gli aumenti applicati al cliente finale risultano complessivamente contenuti, e nella maggior parte dei casi non superano incrementi medi del 5%, nonostante la crescita dei costi sostenuti dalla filiera. In molti casi gli operatori hanno assorbito parte degli aumenti per preservare la competitività dell’offerta e mantenere elevato il rapporto qualità-prezzo percepito dal cliente. Ne beneficiano le formule all inclusive, i villaggi e resort e anche il comparto crocieristico, che conferma una significativa resilienza grazie a un modello di vacanza integrato.
Flessibilità
Il contesto di maggiore incertezza rafforza anche la richiesta di protezione e flessibilità. Le polizze assicurative, le garanzie di annullamento, la possibilità di modificare la prenotazione, la stabilizzazione del prezzo in fase di conferma e l'assistenza in caso di imprevisti sono sempre più percepite come componenti essenziali della vacanza organizzata, non più come servizi accessori. Il cliente chiede di poter partire con maggiore serenità, sapendo di poter contare su un interlocutore in grado di intervenire in caso di cambiamenti dello scenario internazionale, criticità operative o necessità personali. È in questa evoluzione che il turismo organizzato rafforza il proprio ruolo. In una fase di prenotazioni più complesse e meno lineari, i Tour Operator stanno mettendo in campo una serie di strumenti pensati per rassicurare il cliente finale: formule più flessibili, tutele integrative, maggiore assistenza e, laddove necessario, soluzioni di riprotezione o rimborso nel caso in cui il viaggio non fosse più fruibile per cause di forza maggiore.
«L’Osservatorio conferma che il mercato sta attraversando una fase complessa, ma non strutturalmente compromessa - commenta Pier Ezhaya, presidente Astoi -. Dopo il rallentamento della primavera, da giugno la domanda è tornata progressivamente a crescere dimostrando che la voglia di viaggiare degli italiani resta solida. Il consumatore è più prudente e selettivo: attende più a lungo, cerca informazioni chiare, valuta con attenzione le destinazioni e chiede flessibilità, affidabilità e tutele concrete. In questo scenario il valore del turismo organizzato emerge con particolare chiarezza: chi acquista un pacchetto turistico può contare su un unico referente, in grado di assistere il cliente prima, durante e dopo il viaggio, individuare soluzioni alternative e, nei casi previsti, attivare riprotezioni o procedere al rimborso. Il nostro compito è continuare a offrire prodotti affidabili, informazioni corrette e tutte le tutele necessarie affinché il viaggio resti un’esperienza accessibile, sicura e di valore».
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[post_content] => Saranno oltre 11 milioni gli italiani che, durante le prossime vacanze estive, sceglieranno di utilizzare la bicicletta per vivere il proprio tempo libero. “Un fenomeno in costante crescita che conferma il ruolo sempre più centrale del cicloturismo nell’offerta turistica del Paese”.
Secondo i dati dell’Osservatorio Confturismo-Confcommercio, realizzato in collaborazione con SWG, 4,6 milioni di italiani porteranno con sé la propria bicicletta durante le proprie vacanze estive, in aumento di circa 600 mila rispetto al 2023. A questi si aggiungono 6,6 milioni di vacanzieri che preferiranno noleggiarla direttamente nella località di soggiorno, con una crescita di oltre un milione di persone rispetto allo scorso anno.
La bicicletta si conferma così “uno degli strumenti privilegiati per scoprire i territori, vivere esperienze all’aria aperta e coniugare benessere, sostenibilità e turismo esperienziale. Un trend che coinvolge non solo gli appassionati di cicloturismo, ma una platea sempre più ampia di viaggiatori alla ricerca di vacanze attive, lente e a contatto con la natura”.
Il presidente di Confturismo-Confcommercio, Manfred Pinzger, condivide “la proposta del ministro Mazzi che, in occasione del nostro recente convegno dedicato ai piccoli borghi, ha annunciato la volontà di puntare, oltre che sui cammini, anche sul rilancio del cicloturismo. La bicicletta è ormai protagonista delle vacanze estive degli italiani e rappresenta una scelta che va ben oltre la pratica sportiva.
Parla di un nuovo modo di vivere le destinazioni turistiche, più sostenibile, autentico e rispettoso dei territori. Per questo è fondamentale continuare a investire nella qualità delle infrastrutture ciclabili, nei servizi dedicati e nella valorizzazione degli itinerari, affinché il cicloturismo diventi sempre più un fattore di competitività per l’offerta turistica italiana e un’opportunità di sviluppo anche per i piccoli comuni”, conclude.
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[post_content] => La meeting industry italiana si consolida e trova un nuovo punto di equilibrio. Nel 2025 il settore ha generato un valore economico diretto di 13,2 miliardi di euro e, nel periodo 2022-2025, ha registrato un tasso medio annuo di crescita composto del 6,4%.
Dopo il rimbalzo seguito alla pandemia, il mercato dei congressi e degli eventi entra in una fase più matura, in cui gli appuntamenti internazionali mantengono un peso superiore al periodo pre-Covid, gli eventi diventano più brevi ma conservano livelli di partecipazione superiori al 2019 e cresce la domanda di format più flessibili, anche in spazi non convenzionali.
È quanto emerge dai dati presentati durante l’evento “Il valore della meeting industry: interpretare il futuro attraverso i dati OICE”, promosso da Federcongressi&eventi al Centro Congressi Confindustria di Roma e dedicato all’evoluzione del turismo congressuale, alla lettura dei trend e alle prospettive di sviluppo per il biennio 2026-2027.
Secondo il rapporto “Il mercato dei congressi e degli eventi in Italia nel 2025”, realizzato da ASERI – Università Cattolica del Sacro Cuore per l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi, nel 2025 in Italia sono stati realizzati 365.789 eventi, con 28.627.455 partecipanti e 43.275.254 presenze.
Il primo elemento che emerge dalla lettura dei numeri, illustrati da Roberto Nelli, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile scientifico della ricerca, riguarda la composizione del mercato. Nel 2025 gli eventi locali rappresentano il 54,8% del totale, quelli nazionali il 32,3% e quelli internazionali il 12,9%. Se rispetto al 2024 cresce il peso degli eventi locali e diminuisce quello degli appuntamenti nazionali, il confronto con il 2019 evidenzia come gli eventi internazionali restino sopra i livelli pre-pandemia, passando dal 9,8% al 12,9%.
«I valori assoluti e i valori medi a livello nazionale non consentono di comprendere la reale situazione della meeting industry italiana, che presenta un’elevata eterogeneità, soprattutto in relazione ai caratteri dell’evento e all’area geografica», spiega Nelli, sottolineando come il mercato vada letto considerando le diverse tipologie di eventi e le differenti aree del Paese.
Un segnale positivo arriva anche dalla domanda internazionale: gli arrivi di partecipanti stranieri per finalità congressuali risultano in lieve crescita rispetto al 2024. Anche il formato degli eventi continua a evolversi. La durata media scende da 1,42 a 1,39 giornate, mentre i partecipanti medi per evento si attestano a 78,3, in lieve calo rispetto agli ultimi due anni ma ancora nettamente superiori ai 67,5 del 2019.
«A livello internazionale sta succedendo così – commenta Nelli –. Nel mondo delle imprese si punta alla qualità piuttosto che alla durata: eventi esperienziali, densi di valore, piuttosto che lunghi».
Il peso economico della meeting industry resta significativo anche sul fronte turistico. Nel 2025 gli eventi di oltre una giornata hanno generato circa 30 milioni di presenze, pari al 10,4% del totale delle presenze alberghiere in Italia, con una spesa media pro capite di 312 euro, in crescita del 3,7% rispetto al 2024.
Sul fronte della domanda, le imprese si confermano il principale mercato di riferimento, con il 61,4% degli eventi, pur tornando su livelli più vicini al periodo pre-pandemico dopo il boom del post-Covid. Cresce invece il segmento associativo (24,4%), a conferma di una progressiva diversificazione del mercato.
L'analisi territoriale restituisce un'Italia a più velocità. Il Nord si conferma il motore della meeting industry, concentrando oltre la metà delle sedi e quasi il 60% degli eventi, con il Nord Est protagonista della crescita. Il Centro rallenta dopo due anni di forte espansione ma, come sottolinea Nelli, «ha elevate potenzialità e una significativa crescita tendenziale». Il Sud, pur rappresentando una quota più contenuta del mercato, mostra «segnali di equilibrio e di crescita potenziale che va sviluppata, assistita e gestita».
Tra i trend emergenti si consolida inoltre la ricerca di format più flessibili: gli spazi non convenzionali registrano una crescita media annua del 12,5% dal 2022, mentre gli alberghi con sale meeting continuano a rappresentare la principale sede degli eventi congressuali.
Onorato: «Roma oggi compete grazie ai grandi eventi»
Nel suo intervento, l’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, Alessandro Onorato, ha sostenuto che la Capitale abbia cambiato posizionamento negli ultimi anni grazie a una strategia che integra turismo, congressi, sport, moda e grandi eventi. Secondo l’assessore, la ricaduta mediatica dei grandi eventi sportivi ospitati dalla città equivale a 400 milioni di euro di investimenti pubblicitari. Onorato ha inoltre ricordato che «negli ultimi quattro anni e mezzo hanno aperto 147 hotel, di cui 27 a cinque stelle», indicando questo dato come uno degli effetti del crescente appeal internazionale di Roma.
Gentile: «Ora progetti concreti per consolidare»
Per la presidente di Federcongressi&eventi, Gabriella Gentile, il rapporto OICE restituisce un quadro incoraggiante per la meeting industry, ma ora è il momento di trasformare i risultati in azioni concrete. Tra le priorità indicate figurano gli investimenti nelle infrastrutture congressuali, il rafforzamento della promozione internazionale e la valorizzazione del capitale umano. «Quando le persone si incontrano, si incontrano culture, competenze e conoscenze – sottolinea –: è questo uno dei grandi valori che la meeting industry continua a generare per i territori».
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Tap Air Portugal riaprirà i voli verso il Venezuela il prossimo 13 luglio, dopo la sospensione delle operazioni causata dai recenti terremoti che hanno colpito il Paese.
In questa prima fase, i voli saranno operati da e per l'Aeroporto Internazionale Arturo Michelena di Valencia, consentendo il graduale ripristino dei collegamenti aerei tra Portogallo e Venezuela mentre proseguono gli interventi necessari per il ritorno alla piena operatività.
Il primo volo Tap sarà anche l'occasione per trasportare circa 8,7 tonnellate di forniture mediche a supporto degli interventi umanitari destinati alle comunità colpite. Il trasporto viene effettuato in coordinamento con il Governo portoghese e il Ministero della Salute, mentre l'operazione di aiuto umanitaro del Portogallo è coordinata dall'Instituto Camões.
Per ragioni operative, i voli per Valencia effettueranno uno scalo tecnico a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa, dove gli equipaggi rimarranno durante la sosta. Non è previsto che gli aeromobili o gli equipaggi rimangano in Venezuela.
La compagnia continua a monitorare attentamente l'evoluzione della situazione e ribadisce il proprio impegno a ripristinare i collegamenti regolari con il Venezuela non appena le condizioni lo consentiranno, garantendo i più elevati standard di sicurezza.
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Con l'inaugurazione del nuovo terminal dell’aeroporto di Roma Urbe prende ufficialmente il via anche lo sviluppo della Regional Air Mobility (Ram), il progetto ideato da Enac, attraverso la società in house Enac Servizi, per promuovere una mobilità a corto raggio integrata con gli altri sistemi di trasporto.
L’obiettivo è realizzare una rete nazionale flessibile e capillare, capace di migliorare la connessione tra territori e ampliare l’accessibilità alla mobilità, al servizio anche delle nuove esigenze sociali, con utilizzo di vettori pet friendly.
I primi collegamenti commerciali della Ram da Roma Urbe verranno operati entro la fine dell’anno con velivoli tra 9 e massimo 19 posti, collegando Urbe con gli aeroporti di Roma Fiumicino, Pescara, Fano, Elba e Tortolì-Arbatax. Le prime compagnie sinora candidate ad avviare le tratte sono SkyAlps, per i collegamenti con velivoli ad ala fissa, AvioItaliana con elicotteri e Altair.
In questa visione, l’aeroporto di Roma Urbe, destinato a diventare l’hub del network dei collegamenti a corto raggio, anche con operatività notturna grazie alla pista illuminata e nuove rotte integrate elicottero-aereo.
«Oggi diamo avvio al primo tassello della rete Ram che l’Enac ha voluto per rafforzare i collegamenti tra i territori e valorizzare gli aeroporti regionali - ha commentato il presidente Enac, Pierluigi Di Palma -. Una strategia che punta a restituire centralità a territori rimasti ai margini dei grandi circuiti del turismo, valorizzandone l'identità, la qualità della vita e il patrimonio ambientale. La mobilità aerea regionale rappresenta una nuova opportunità per il Paese. Grazie a aeromobili di nuova generazione e a modelli di esercizio innovativi, gli aeroporti territoriali potranno offrire collegamenti più accessibili ed efficienti, favorendo nuove connessioni tra destinazioni oggi ai margini dei principali circuiti, contribuendo a uno sviluppo più equilibrato dei territori».
Alla cerimonia di inaugurazione - dallo slogan ‘Level up: la rete prende forma’ - ha partecipato anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.
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[post_content] => L'ospitalità di alta gamma non si misura più soltanto in stelle o servizi esclusivi. Oggi il lusso passa dall'autenticità delle esperienze, dalla sostenibilità, dal valore del capitale umano e dalla capacità di raccontare un territorio. È questo il filo conduttore emerso dall'edizione siciliana di Travel Hashtag, ospitata da Monaci delle Terre Nere - struttura simbolo dell’hotellerie di charme e dell’ospitalità esperienziale siciliana, parte del portfolio di Relais & Chateau - che ha riunito istituzioni, manager alberghieri e protagonisti del turismo italiano per riflettere sulle nuove dinamiche del segmento premium.
«Dobbiamo continuare a interrogarci su quali siano le leve capaci di dare una spinta ancora maggiore al nostro incoming» ha sottolineato Nicola Romanelli, founder di Travel Hashtag Advisory, ricordando anche il calendario internazionale del format, che nei prossimi mesi del 2026 farà tappa a Toronto, Philadelphia, New York e Dubai.
Per Guido Coffa, fondatore di Monaci delle Terre Nere, il lusso nasce innanzitutto dal rispetto dei luoghi: «Questo era un luogo di lavoro, di silenzio e di rispetto. Non ho voluto cambiarlo, ma comprenderlo. Oggi non mi sento proprietario di questo luogo, ma custode. La sostenibilità non è una strategia di marketing, è il nostro modus operandi quotidiano».
Una visione condivisa anche da Giovanna Manganaro, general manager della struttura: «Il lusso del tempo è il valore su cui fondiamo il nostro lavoro. La sostenibilità non è un valore aggiunto ma uno stile di vita, e l'eccellenza non è mai in contrapposizione con l'identità».
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Il dibattito ha confermato come il turismo di fascia alta stia vivendo una fase di profonda trasformazione. «È superato il concetto della vendita di camere - ha osservato Enzo Carella, presidente di Filiera Turismo Italia -. Oggi il turista cerca esperienze autentiche e locali». Un'evoluzione che, secondo Giorgio Palmucci, continua ad attrarre investimenti: «C'è ancora un importante potenziale di crescita nel turismo di qualità. Crescono gli investimenti nell'immobiliare alberghiero e i progetti di riconversione di luoghi con una storia da raccontare».
Il nuovo lusso mette sempre più al centro le persone. «Siamo artigiani dell'ospitalità e delle relazioni - ha evidenziato Massimiliano Zanardi, general manager del Baccarat Hotel Rome -. Il lusso deve ricominciare dall'empatia». Dello stesso avviso Sara Abdel Masih, board member e general manager di Maison Senato Milano: «Sono sempre le persone a fare la differenza. Il lusso è la consapevolezza del valore che possiamo trasferire agli altri».
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Il turismo non si ferma, ma cambia ritmo. Dopo settimane di dati contrastanti sull’andamento della stagione estiva, Aiav fotografa il sentiment del comparto attraverso una survey condotta presso un campione di 700 agenzie associate. Il quadro che emerge è di un mercato ancora fragile, selettivo e molto più prudente rispetto al passato.
Come prevedibile, i ponti di primavera sono andati male per l’86% del campione, con punte del -50%. Cali che si sono protratti nella prima parte della stagione estiva: la maggior parte delle agenzie registra una contrazione delle prenotazioni compresa tra il 20% e il 40%, pur evidenziando segnali di recupero a partire dal mese di giugno.
Incertezza
Il clima di incertezza ha contribuito a contrarre la finestra di prenotazione e il last minute è tornato protagonista: con l’avvicinarsi dell’alta stagione, complice la progressiva distensione del quadro geopolitico, gli italiani stanno rientrando nelle agenzie. Lo dimostrano le buone performance di giugno e dei primi giorni di luglio, che lasciano ben sperare sul prosieguo della stagione.
Tra i fattori chiave della ripresa si annovera l’attenzione dimostrata dalle compagnie assicurative, che in questi mesi hanno sviluppato polizze sempre più complete e allineate agli attuali fattori di rischio, permettendo agli agenti di viaggio di offrire concrete garanzie di sicurezza e affidabilità anche ai clienti più titubanti. I dati registrati davAiav confermano che ormai tutte le agenzie indirizzano i clienti verso adeguate coperture assicurative, considerate una componente strutturale del pacchetto, non più un servizio opzionale.
Prudenza
“I dati ci dicono che, fortunatamente, gli italiani non hanno smesso di viaggiare, ma che decidono con maggiore prudenza – dichiara Fulvio Avataneo, presidente Aiav -. Aspettano fino all’ultimo momento e cercano soluzioni sicure e affidabili. La crisi del Golfo ha contribuito a riportare al centro il valore percepito delle agenzie di viaggio: molti viaggiatori partiti in autonomia si sono trovati bloccati, esposti a disagi importanti e senza un interlocutore in grado di assisterli tempestivamente”.
Tra le destinazioni più richieste per l’estate, circa il 75% delle agenzie indica Spagna e isole, Grecia e isole e mare Italia, con una buona risposta anche sull’Egitto. Torna il turismo di prossimità, emblema del post-pandemia, in crescita per l’84% del campione: viaggi in Italia, inclusi lago e montagna, con e senza volo. Stabili le crociere.
Sul lungo raggio, le richieste si concentrano soprattutto su Kenya e Oriente, con la Thailandia in testa, ma in larga parte per partenze da ottobre in avanti. Calano gli Usa.
I numeri confermano un trend ormai consolidato: l’estate si orienta soprattutto sul corto e medio raggio, mentre il lungo raggio tende a spostarsi verso l’autunno e l’inverno.
“Il turismo organizzato sta affrontando una stagione lenta, condizionata dalla geopolitica, dai costi in aumento e dal potere di spesa ridotto delle famiglie, ma resta il presidio più efficace per trasformare una domanda instabile in viaggi reali. La ripresa è timida ma c’è, e passa dalla capacità di leggere in tempo reale i comportamenti del cliente e di offrire soluzioni flessibili e sostenibili dal punto di vista economico, con le adeguate coperture assicurative” – conclude Avataneo.
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L'iniziativa, riportata dalla Saudi Press Agency (Spa), è stata sviluppata grazie alla collaborazione tra il Ministero del Turismo, il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero dell’Interno e l’Autorità per le assicurazioni e viene attuata tramite operatori turistici e fornitori di servizi autorizzati in mercati pilota selezionati.
Un nuovo approccio concepito per ridurre le procedure amministrative e garantire ai visitatori un’esperienza di prenotazione più fluida. Il “Package Visa” si inserisce in una serie di riforme nel settore dei viaggi introdotte da quando l’Arabia Saudita ha aperto le porte al turismo internazionale.
Dal lancio del programma di visto turistico elettronico, il Paese ha introdotto diverse opzioni di ingresso, tra cui il visto all’arrivo e il visto di transito per scalo. Queste misure hanno contribuito alla crescita del turismo: la destinazione ha accolto oltre 29 milioni di visitatori stranieri nel 2025.
Il ministro del Turismo saudita Ahmed Al-Khateeb ha affermato che questo nuovo progetto rappresenta il passo successivo verso la creazione di un’esperienza di viaggio più agevole per i visitatori.
«La storia del turismo in Arabia Saudita è sempre stata caratterizzata da ambizione, apertura e progresso continuo. Con il “Package Visa” stiamo compiendo il passo successivo: potenziare i nostri partner del settore dei viaggi e del turismo, semplificare il percorso dei visitatori e creare un modo più intelligente e fluido per vivere la destinazione».
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