13 May 2026

Fto: sull’affare Ryanair la legislazione non è all’altezza della situazione

Fto prende posizione sull’affaire Ryanair, con un taglio decisamente originale. leggiamo la nota che è arrivata in redazione:

«Sono giorni che il mercato del turismo vive la preoccupazione dell’annunciata cancellazione di moltissimi voli da parte della compagnia low cost made in Dubino Ryanair. Un’unica considerazione, se l’ipotesi di disservizio che potrebbe esserci per il viaggiatore e per transizione per gli operatori del mercato che si occupano di prenotazioni di viaggi singoli o di gruppi diverrà realtà ciò vuol dire che la legislazione in materia non è all’altezza del suo compito». Secondo l’organizzazione quindi va cambiata la legislazione in materia. C’è da dire che la legislazione in materia è più d’una, anzi sono parecchie. Da dove si inzia. Ma continuiamo.

«E’ vero che Ryanair è un’impresa privata che può rivendicare il diritto di gestire i turni dei suoi dipendenti come meglio crede senza ingerenze esterne è altrettanto vero, però, che quest’azienda privata opera in regime di concessione di servizio pubblico per effetto dell’utilizzo delle vie d’aria e degli slot aeroportuali. I difensori assoluti della libertà d’impresa diranno che per ovviare ai disservizi vi sono le policy di ricopertura o di rimborso con penale di quanto già venduto ma se, come appare chiaro, questo tipo d’intervento sarà largamente insoddisfacente per il viaggiatore sia in termini di alternative (sembrano molto poche) sia in termini di penale monetaria (anche in questo caso definita “ridicola”) allora vuol dire che tra le tante leggi e norme europee, nazionali e regionali in cui il turismo deve navigare e galleggiare non vi sono quelle che proteggono dalla protervia e dal “liberismo imprenditoriale” che nulla ha a che vedere con la libertà d’impresa». Su questo punto non possiamo non trovarci d’accordo. Solo che la stampa di settore lo dice da anni. La stampa di settore e alcune organizzazioni di categoria come, per esempio Fiavet.

«Il danno attuale – conclude la nota – è fatto e non vi sono rimedi che lo annullino ma solo palliativi che lo allevino. Il mercato e le istituzioni devono prenderne atto, agire verso l’azienda per ciò che le norme attuali consentono ma soprattutto farne tesoro ed istituire immediatamente un tavolo di lavoro per far si che ciò che sta succedendo non sia ripetibile in futuro».

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