26 July 2026

Federviaggio lancia l’allarme marginalità

Fedderviaggio si dice molto preoccupata per la marginalità degli operatori turistici. «L’economia del settore si basa su fatturati e marginalità, non sulla semplice quantità delle persone che viaggiano – prosegue la presidente di Federviaggio Maric Concetta Patti – Dopo un 2009 davvero difficile, le imprese stanno affrontando un anno di turbolenze economiche che costringono ad operare quasi in regime di diseconomia: vendite all’ultimo minuto, marginalità estremamente ridotte nell’alta stagione, impossibilità di una pianificazione strutturata». Secondo la Presidente di Federviaggio, è indispensabile affrontare la situazione con coraggio e determinazione, concertando le iniziative da mettere in campo a livello di sistema, senza lasciare soli gli imprenditori, che – comunque – già sono consapevoli delle probabili ulteriori capitalizzazioni che dovranno effettuare, entro fine anno, per sostenere le proprie aziende. Infine una stoccata su chi diffonde dati sulla stagione. «Riteniamo poco opportuno ed inutile diffondere dati su partenze e prenotazioni, ma le statistiche che ci arrivano sono ben lontane dall’ottimismo di cui si parla in questi giorni».

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Sono i dati che emergono dall’ultimo report di JLL Italia su \"Italian Hotel Investment Outlook and Strategy Survey\" e che portano Confindustria Alberghi a esprimere grande soddisfazione per un interesse che non riguarda più solo le grandi città, ma si estende a nuove destinazioni, dal Lago di Como alla Sicilia, e che vede l’ingresso di capitali provenienti da Asia, Medio Oriente e Sud America.\r\n\r\n«Sono dati che confermano quanto il nostro Paese sia oggi al centro dell’attenzione degli investitori globali – dichiara Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi – e questo è un ottimo segnale per tutto il comparto turistico italiano. Ma proprio questa crescita di interesse deve spingerci a fare chiarezza su un punto: l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di hotel, ma resta tra i mercati con la più bassa percentuale di penetrazione delle catene, con una prevalenza di strutture indipendenti e a conduzione familiare. È una ricchezza identitaria che va preservata, non ostacolata per evitare il rischio che la frammentazione del settore, unita a passaggi generazionali sempre più complessi, spinga molte imprese familiari a cedere il passo a capitali privi di qualsiasi legame con il territorio, anziché crescere e aggregarsi restando italiane».\r\n\r\nPer questo Confindustria Alberghi torna a sollecitare l’introduzione di una misura contro la frammentazione dimensionale delle imprese del settore: una norma che, attraverso la rivalutazione dei beni strumentali – materiali e immateriali, incluso l’avviamento – consentirebbe alle imprese alberghiere e termali di rafforzare i propri bilanci, attrarre capitali e affrontare i passaggi generazionali attraverso l’aggregazione.\r\nDi contro\r\nFin qui Confindustria Alberghi. Non bisogna però sottovalutare il fatto che non si può mediante una legge cambiare la fisionomia di un settore. Sarebbe un input arrivato dall'alto che non ha niente a che fare con la storia delle imprese coinvolte. Secondo, c'è sempre il sospetto che dietro alle aggregazioni ci siano capitali esteri, per cui ciò che prima era italiano e frammentato, diventa aggregato ed estero. Consiglerei di non ripetere l'errore fatto con Autostrade, Telecom e via seguitando.\r\n\r\nPer quanto riguarda la mia posizione, per quello che vale, è che la frammentazione è il dna di un certo modo di fare albergo. E quel dna è solo nostro, direi di nonc ambiarlo.","post_title":"Confindustria Alberghi: bisogna aggregare. (Forse è meglio di no)","post_date":"2026-07-22T11:16:40+00:00","category":["enti_istituzioni_e_territorio"],"category_name":["Enti, istituzioni e territorio"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1784719000000]}]}}