28 May 2026

Federalberghi: che fine ha fatto la banca dati sulle locazioni brevi?

Sono passati più di tre mesi dal termine stabilito per l’approvazione del decreto attuativo  della banca dati degli immobili destinati alle locazioni brevi (30 luglio 2019) ma della misura non si vede alcuna traccia. Lo denuncia Federalberghi, che ricorda come la norma era stata pensata per migliorare la qualità dell’offerta turistica, assicurare la tutela del turista e contrastare forme irregolari di ospitalità, anche ai fini fiscali.

La legge in questione prevederebbe che tutti gli alloggi turistici presenti nel territorio nazionale debbano essere identificabili mediante un codice identificativo, da utilizzarsi in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza.

«Basta peraltro una passeggiata sul web per rendersi conto della urgente necessità di fare chiarezza in un mercato in cui c’è di tutto – recita una nota dell’associazione italiana degli albergatori legata a Confcommercio -. Dalle strutture che si auto-attribuiscono illegalmente la qualifica di hotel e le stelle, fino ai superhost che mettono in vendita centinaia di appartamenti spacciandosi per nonnette che arrotondano la pensione. Per non parlare della farsa in materia di imposta di soggiorno, che viene riscossa dai portali solo in poche decine di località (su mille comuni italiani che hanno istituito la tassa), invocando come scusa la necessità di stipulare convenzioni con i municipi, in barba a una legge che prevede espressamente tale obbligo. E’ sparito inoltre dai radar anche il regolamento che avrebbe dovuto definire i criteri in base ai quali l’attività di locazione breve si presume svolta in forma imprenditoriale, che era atteso per il mese di settembre 2017».

Eppure all’estero da tempo sono stati fissati dei paletti, prosegue Federalberghi: «Ad Amsterdam gli appartamenti non possono essere affittati ai turisti per più di 30 giorni all’anno; il limite è di 60 giorni a Ginevra e di 90 a Londra e Madrid. Pochi giorni fa, il senato francese ha approvato un emendamento che dimezza il limite da 120 a 60 giorni. E il 5 novembre, la cittadinanza di Jersey City (località a pochi minuti di treno da Manhattan), ha votato a favore di un limite di 60 giorni e di altre norme volte a tutelare i residenti dall’invasione degli affitti brevi. In Italia, gli accertamenti svolti quest’estate dalla guardia di finanza hanno dimostrato che due alloggi su tre sono irregolari. E un’indagine della procura di Genova ha acceso i riflettori su gravi irregolarità in materia di pagamento dell’Iva sulle commissioni pagate ai portali».

«Chiediamo quindi al governo – conclude Federalberghi – di accelerare l’emanazione dei provvedimenti in sospeso e auspichiamo che la manovra di bilancio venga integrata con misure concrete, immediatamente operative, che pongano un argine al dilagare delle offerte abusive, della concorrenza sleale e dell’evasione fiscale».

 

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