25 August 2026

Convegni: a rischio un comparto da 64,7 miliardi di euro all’anno di indotto

Il coro è unanime: “Il decreto del presidente del Consiglio dello scorso 18 ottobre – si legge in una nota congiunta delle principali associazioni di categoria – rischia di mettere in crisi profonda il settore dei congressi e degli eventi. La decisione di sospendere i convegni minaccia infatti di far chiudere un comparto che genera un indotto di 64,7 miliardi di euro all’anno, con un impatto diretto sul pil di 36,2 miliardi, e che impiega 569 mila addetti”.

“Un settore trainante del turismo – prosegue il comunicato -, che assicura l’occupazione alberghiera anche in bassa stagione, riveste un peso importantissimo per le città d’arte attualmente in difficoltà e promuove all’estero l’immagine dell’Italia, coinvolgendo tutta la filiera (alberghi, centri congressi, agenzie organizzatrici, aziende di trasporti, società di catering e di servizi tecnici), nonché l’intera destinazione (ristoranti, taxi, musei, shopping…). Congressi e convegni sono volano di produttività e formazione e sono uno strumento decisivo per espandere le esportazioni delle imprese italiane”.

Ma non solo: “È fondamentale sottolineare che il settore dei congressi e degli eventi è estremamente professionalizzato e sicuro: i centri congressi, gli alberghi e tutta la filiera hanno investito in sistemi di sanificazione, si sono dotati e applicano protocolli di sicurezza ancora più rigidi di quelli stabiliti nelle Linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative approvate dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome. Prevedere poi che in una location sia possibile svolgere attività di spettacolo, fieristica, o una manifestazione sportiva in presenza di pubblico ma non un’attività convegnistica appare incomprensibile e certamente discriminatorio nei confronti dei soli organizzatori congressuali e di eventi”.

Infine, “la chiusura dei congressi mette in definitivo lockdown un settore che oggi ha già cancellato più della metà degli eventi previsti per il 2020 e che, privato della possibilità di programmazione, non ha nessuna possibilità di lavorare anche nel 2021.  Un congresso, un convegno o qualsiasi altra tipologia di evento pubblico o privato richiede mesi se non anni di programmazione”.

Un appello deciso, la cui lunga lista di firmatari comprende praticamente tutte le associazioni di categoria dal comparto: da Admei (Association of destination management executives international), fino all’Associazione italiana Confindustria alberghi, passando per l’Alleanza cooperative italiane, l’Associazione internazionale interpreti di conferenza in Italia, l’Associazione nazionale banqueting e catering, Astoi Confindustria viaggi, il Club degli eventi e della live communication, Confturismo – Confcommercio, il Convention bureau Italia, Federalberghi, Federcongressi&eventi, Federturismo, Fiavet, Icca Italian committe, Mpi- Meeting professionals internationals Italia Chapter e Site – Society for incentive travel excellence – Italy chapter.

 

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