23 settembre 2019 14:20
Messaggio preoccupato, quello del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, a commento del fallimento di Thomas Cook.
«Il fallimento di Thomas Cook potrebbe causare uno tsunami. Siamo molto preoccupati. In poche ore, siamo stati contattati da molti alberghi, ciascuno dei quali vanta nei confronti del tour operator inglese crediti per decine di migliaia di euro, a volte centinaia di migliaia». Inizia così la dichiarazione di Bocca.
«Le istruzioni diffuse dalla compagnia si soffermano sulla tutela dei turisti, bloccando la partenza di coloro che stavano per mettersi in viaggio e coordinando il rimpatrio di coloro che sono attualmente in vacanza. Ma – sottolinea Bocca – neanche una parola in relazione agli alberghi e agli altri partner, che si ritrovano con il cerino acceso in mano. Si conferma, ancora una volta, che la direttiva europea sui pacchetti di viaggio è una norma lacunosa, che non tiene conto del ruolo delle imprese turistico ricettive».
«Chiediamo al Governo italiano di intervenire con urgenza presso le autorità inglesi e degli altri paesi in cui operano le altre società del gruppo di Thomas Cook, per tutelare la posizione delle imprese italiane. Nel contempo, suggeriamo ai nostri soci di informare eventuali clienti che hanno prenotato con Thomas Cook e che stanno per arrivare, affinché sappiano che dovranno saldare il conto in albergo, per poi chiedere alle competenti autorità inglesi il rimborso di quanto versato a Thomas Cook».
Bocca conclude informando che Federalberghi ha immediatamente contattato Hotrec, l’organizzazione europea degli albergatori, e le consorelle degli altri paesi, per organizzare il confronto con il liquidatore e coordinare l’azione legale che si renderà probabilmente necessaria presso i tribunali inglesi. «Ma i tempi saranno lunghi e l’esito a dir poco incerto. E nel frattempo, molte aziende italiane patiranno le gravi conseguenze di quanto accaduto».
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[post_content] => Sospendere l'utilizzo dell'Ees è l'unico modo per evitare un "disastro" durante le prossime settimane di picco di traffico estivo: lo sostiene a chiare lettere Marco Troncone, amministratore delegato di Aeroporti di Roma, in un'intervista al Financial Times.
L'estate si annuncia decisamente calda e non soltanto per il clima torrido che investe l'Europa: l'Entry/Exit System, in vigore da aprile negli aeroporti dell’Unione europea per i passeggeri extra-Ue (con precedente test da ottobre 2025), non smette infatti di causare disagi e pesanti ritardi ai controlli, anche durante le giornate di normale traffico. Le code anche fino a sei ore, tanto da costringere alcuni scali a sospendere parte dei controlli.
"Siamo molto preoccupati per l'estate - ha precisato Troncone, dichiarando che su una scala da uno a dieci, i timori al momento si attestando tra "otto o nove". Ha aggiunto: "Il processo si sta dimostrando incompatibile con i picchi di traffico che dovremo affrontare".
Del medesimo avviso, ormai da mesi, Olivier Jankovec, direttore generale di Aci Europe: "I processi devono funzionare meglio" ha dichiarato puntando il dito sull'automazione delle operazioni, "Abbiamo bisogno che le casse self-service funzionino, e al momento non è così". «Per i grandi mesi estivi abbiamo bisogno della possibilità di sospendere completamente la registrazione Ees», ha aggiunto Jankovec.
Bruxelles non è però del tutto allineata alle richieste degli aeroporti: "Nella maggior parte dei casi i lunghi tempi di attesa non sono legati al funzionamento dell’Ees, ma a fattori preesistenti, come carenza di personale, limitazioni infrastrutturali e concentrazione di voli in determinate fasce orarie", hanno spiegato. Precisando che "le norme prevedono una flessibilità per garantire la fluidità alle frontiere, in particolare in vista della prossima estate", ad esempio consentendo la sospensione dei controlli biometrici. «Spetta agli Stati membri garantire la corretta attuazione dell’Ees sul territorio".
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Barceló prevede che il turismo in Spagna continuerà a crescere quest'anno, sia in termini di arrivi che di attività alberghiera, sebbene a un ritmo più moderato rispetto agli anni precedenti. Raúl González, ceo del gruppo per l'area Emea, ha previsto tassi di occupazione più elevati, ad eccezione delle isole Canarie, e tariffe medie delle camere più alte.
Per la stagione estiva, ha affermato González in un intervento riportato da Hosteltur, si prevede che il tasso di occupazione del gruppo, a livello globale, crescerà di un punto percentuale, con la Spagna di qualche decimo di punto al di sopra di questa cifra; mentre nelle isole Canarie si stima che l'occupazione diminuirà, ma i prezzi aumenteranno. Secondo le previsioni, le isole Baleari raggiungerebbero un tasso di occupazione del 93%, le iole Canarie dell'87%, la Penisola Iberica intorno all'80%, mentre gli hotel cittadini registrerebbero tassi «leggermente inferiori». Il gruppo prevede inoltre un aumento del 4% dell'Adr.
L'analisi della situazione attuale
Nell'attuale contesto internazionale, caratterizzato dal conflitto tra Stati Uniti e Israele con l'Iran, il dirigente ha sottolineato che è stata posta «molta enfasi» su un elemento specifico, sebbene in realtà «molti fattori siano in gioco». A questo proposito, ha sostenuto che il comportamento turistico non può essere spiegato da «un singolo fattore», poiché «molti fattori influenzano» l'attività. Ciononostante, González mantiene una visione positiva sull'evoluzione strutturale del settore. A lungo termine, il turismo «continuerà a crescere e ritengo che le sue fondamenta rimangano solide».
Nel caso delle isole Canarie, Gonzalez ha sottolineato che il calo del tasso di occupazione potrebbe essere dovuto alla crisi dell'hantavirus e all'aumento del costo del petrolio, che incide sul prezzo del cherosene e potrebbe spingere le compagnie aeree a dare priorità alle destinazioni più vicine.
Il problema assenteismo
Al momento, ha ammesso González, uno dei problemi operativi che più preoccupano il gruppo è l'assenteismo dei dipendenti. Secondo i dati condivisi dal manager, in Barceló è aumentato dal 3% prima della pandemia all'attuale 8%, un incremento che mette sotto pressione la dirigenza degli stabilimenti.
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[post_content] => L'aeroporto di Londra Heathrow ha celebrato il suo 80° anniversario nel maggio 2026, in un periodo di forte domanda di viaggi aerei. Nonostante un leggero calo del traffico rispetto all'anno precedente, l'aeroporto ha registrato un volume record di passeggeri giornalieri, evidenziando al contempo i limiti di capacità e le sfide di investimento necessarie per mantenere la competitività dell'hub britannico.
Hub globale
L'aeroporto di Londra Heathrow ha raggiunto un traguardo simbolico nel maggio 2026, 80 anni dopo il suo primo volo commerciale nel 1946. In otto decenni, il principale scalo aereo del Regno Unito ha accolto quasi 3 miliardi di passeggeri in oltre 22 milioni di voli, affermandosi come "uno degli hub più collegati al mondo ", secondo il suo gestore. Ma questo anniversario cade in un momento di difficoltà operative. "Heathrow sta attualmente operando a pieno regime", ha dichiarato l'amministratore delegato, Thomas Woldbye, sottolineando la crescente pressione legata alla ripresa del traffico aereo globale.
Un record giornaliero a maggio
Con oltre 7,1 milioni di passeggeri a maggio 2026, il traffico ha registrato un lieve calo di oltre l'1% su base annua, una variazione che va contestualizzata alla luce delle significative fluttuazioni osservate dalla ripresa post-Covid. A testimonianza della forte domanda, il 22 maggio è stato stabilito un nuovo record per il mese, con 262.000 passeggeri accolti in un solo giorno. Questi dati confermano il trend osservato dal 2024: Heathrow rimane uno degli aeroporti europei più trafficati, insieme a Parigi-CDG e Istanbul, con una domanda particolarmente elevata per i voli transatlantici a lungo raggio e per i voli verso l'Asia.
Investimenti
fronte a questo afflusso di passeggeri, Heathrow continua a investire nelle proprie infrastrutture operative. Tra i progetti in corso o annunciati figurano la modernizzazione dei parcheggi e delle aree check-in del Terminal 4, il miglioramento dei servizi di assistenza per i passeggeri a mobilità ridotta, in particolare al Terminal 2, e la sperimentazione di sedie a rotelle autonome al Terminal 3, una novità assoluta nel Regno Unito. Queste iniziative mirano a snellire il percorso dei passeggeri e a soddisfare le crescenti esigenze di accessibilità e qualità del servizio.
Capacità e regolamentazione
La questione della capacità rimane centrale. Heathrow, con sole due piste, opera da diversi anni in condizioni di quasi saturazione. Il progetto della terza pista, approvato nel 2018 ma successivamente bloccato da ricorsi legali e preoccupazioni ambientali, rimane tuttora incerto. In questo contesto, il gestore chiede un quadro normativo favorevole agli investimenti. Critica in particolare le politiche della Civil Aviation Authority, l'autorità di regolamentazione del Regno Unito, che sta valutando la possibilità di limitare alcuni piani di investimento.
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Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca in un'intervista al Corriere della Sera, dice che la tassa di soggiorno non può diventare il bancomat dei comuni.
«Se il gettito che ne deriva fosse investito sul turismo, nessuno avrebbe nulla da ridire. Ma questa tassa sembra diventata il bancomat dei Comuni che, grazie ad essa, coprono buchi di bilancio fatti con altre voci».
Siamo perfettamente d'accordo con Bocca. E' assurdo che la tassa di soggiorno venga usata per tappare buchi di bilancio invece di essere riammessa nel circuito turistico.
E' la miopia della classe dirigente che non riesce a vedere al di là del proprio naso.
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[post_content] => “Per le imprese turistico-ricettive, soprattutto le più piccole, gli oneri amministrativi rappresentano una zavorra che limita fortemente il loro sviluppo e la loro competitività. La ricerca presentata dal Dipartimento della funzione pubblica al Forum PA 2026 mette nero su bianco il peso economico degli adempimenti: 826 milioni di euro l’anno su 228.552 micro e piccole imprese fino a 49 addetti, alberghiere ed extra-alberghiere”. Così Nicola Scolamacchia, presidente di Assohotel Confesercenti.
Il costo amministrativo si divide tra 606 milioni (73%) per consulenti esterni e 219,5 milioni (27%) per il personale interno, il cui lavoro assorbe oltre 1 milione di giornate l’anno.
“Gli oneri più preoccupanti sono proprio il tempo e le competenze richiesti agli imprenditori e manager del turismo per gestire gli adempimenti”, osserva Scolamacchia, "tempo sottratto alla sviluppo delle proprie attività economiche". L’impatto economico medio annuo per impresa è di 3.613 euro, con un massimo teorico di 14.321 euro nel caso di tutti gli adempimenti mappati.
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Voci onerose
Tra le voci più onerose per il sistema, il presidente segnala la comunicazione delle generalità degli ospiti, quella dei movimenti turistici a fini statistici, l’accesso agli incentivi e la gestione del lavoro stagionale: costi che derivano da attività frequenti e ripetitive più che da procedure complesse. I primi cinque adempimenti più costosi per singola azienda sono la Scia antincendio (1.792 euro), la dichiarazione dei redditi più Irap (1.473 euro), la sicurezza sul lavoro – Duvri (810 euro), le comunicazioni Iva (711 euro) e il Nulla osta piscine (699 euro).
“Il problema non è il singolo adempimento complesso, ma la somma di numerosi obblighi, gestiti da interlocutori diversi (ministeri nazionali, agenzie per lo sviluppo, regioni, comuni, camere di commercio) la cui digitalizzazione ha spesso generato sistemi informatici frammentati e disallineati. A questo si aggiunge un quadro normativo in costante evoluzione, per cui spesso il ricorso a consulenti esterni è necessario non solo per adempiere, ma anche per la paura di dimenticare qualcosa e subirne le conseguenze”, conclude Scolamacchia.
“Accogliamo perciò con favore la volontà del Dipartimento della funzione pubblica di avviare una collaborazione con le associazioni di settore. Ridurre la burocrazia non significa diminuire i controlli, ma aumentare l’efficienza del sistema e la competitività delle imprese e del Paese”.
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[post_content] => Per venerdì 13 giugno 2026 è stato proclamato uno sciopero nazionale di 18 ore che coinvolgerà il personale navigante di easyJet inclusi piloti e assistenti di volo. L'agitazione sindacale potrebbe causare ritardi, cancellazioni e disagi per migliaia di passeggeri in partenza e in arrivo negli aeroporti italiani.
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[post_content] => La chiusura della scuola sembra costituire un richiamo al viaggio, collocandosi in un mese, quello di giugno, che offre opportunità ad ampio raggio e una maggiore possibilità di attenzione ai costi: secondo l’indagine realizzata da Tecnè per Federalberghi saranno, infatti,16 milioni gli italiani pronti a partire in concomitanza con la conclusione dell’anno scolastico 2025/2026. Di questi, 4,9 milioni saranno minori.
Il grosso delle partenze (73,9%) si affronterà con la propria auto, si concentrerà alla metà del mese e si orienterà principalmente in Italia (90,7%). Per coloro che resteranno in. Italia, la prima scelta saranno le località marine, seguite dalla montagna, dai luoghi d’arte e dalle destinazioni lacustri. Per coloro che invece sceglieranno l’estero (9,3%), in testa alla classifica delle opzioni preferite resteranno le grandi capitali europee. Il giro d’affari prodotto da questo primo assaggio di vacanza estiva si aggira attorno ai 7,5 miliardi di euro.
“E’ indubbio che siamo di fronte ad un movimento turistico dalla forte impronta familiare – ha dichiarato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, commentando a caldo i dati dell’indagine –. La determinazione con cui i nuclei familiari e comunque i viaggiatori hanno programmato la propria vacanza è evidente anche dal fatto che le prenotazioni, secondo il nostro studio, sono state effettuate con almeno un mese di anticipo. Segno che oggi chi viaggia non vuole sorprese, pianifica in tempo utile, predilige tendenzialmente luoghi facilmente raggiungibili e ritiene essenziale evitare gli imprevisti. Una tendenza che, a mio avviso, rivela il forte desiderio di consegnare al viaggio il massimo della godibilità”.
“Ancora una volta l’Italia fa strike – ha aggiunto Bocca – raccogliendo il grosso delle preferenze degli intervistati. Non stupisce che il mare resti in testa alla classifica tra le località più gettonate, siamo alle porte della stagione estiva e il “sapore di sale” resta proverbiale. Tuttavia, anche la montagna tiene; bene, inoltre, che i nostri laghi portino a loro favore ottimi risultati, conquistando un numero sempre maggiore di estimatori”.
“Ultimo ma non da ultimo – ha concluso il presidente degli albergatori italiani – è importante sottolineare che l’indagine rivela una crescita rispetto al 2025. Credo che questo dato vada letto come un’opportunità per il nostro comparto di valorizzare il periodo di giugno, considerandolo già integrato in una stagione turistica piena, non solo come anticipo sull’estate. In prospettiva, le vacanze di fine scuola possono diventare un motore stabile di sviluppo. La sfida che ci aspetta sarà quella di far sì che le destinazioni siano in grado di offrire esperienze integrate, sostenibili e di massima accessibilità”.
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[post_content] => Esiste un luogo che con la letteratura ha sempre avuto un rapporto autentico e naturale, il San Domenico Palace Taormina, un hotel Four Seasons, che presenta il Summer Book Club.
Affacciato sulla costa siciliana e immerso nella storia di un ex monastero del XV Secolo, il San Domenico Palace è stato nei decenni rifugio e punto d'incontro di alcune delle più importanti figure letterarie del Novecento.
Personalità illustri della letteratura hanno frequentato questo iconico indirizzo, come Oscar Wilde, D.H. Lawrence, Truman Capote, John Steinbeck e Vladimir Nabokov. Ed è proprio qui, secondo la leggenda, che Lawrence avrebbe trovato ispirazione per L'amante di Lady Chatterley, durante il suo soggiorno negli anni '20. E ancora Thomas Mann, John Steinbeck, Anatole France, Tennessee Williams, Vladimir Nabakov e la poetessa russa Anna Akhmatova, hanno soggiornato al San Domenico.
Da questa naturale eredità nasce il nuovo Summer Book Club: un progetto pensato per accompagnare gli ospiti durante l'estate con una selezione curatoriale di titoli da leggere tra una terrazza sul mare, il chiostro antico e le lunghe giornate siciliane.
Gli ospiti delle camere e suite troveranno una brochure dedicata al loro arrivo e potranno richiedere il libro desiderato nella lista della Summer Book Club e riceverlo in prestito insieme a una tote-bag dedicata e a un segnalibro appositamente disegnato per il Club; un invito discreto a rallentare, leggere e abitare il tempo in modo diverso.
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[post_content] => Secondo le ultime previsioni finanziarie pubblicate dalla Iata, la redditività delle compagnie aeree dovrebbe diminuire significativamente nel 2026 a causa delle turbolenze geopolitiche in Medio Oriente e del forte aumento dei prezzi del carburante per aerei, che graveranno pesantemente sul settore dell'aviazione globale.
Come riporta TravelDailyNews, la Iata prevede che le compagnie aeree genereranno un utile netto complessivo di 23 miliardi di dollari nel 2026, circa la metà dei 45 miliardi previsti per il 2025 e ben al di sotto dei 41 miliardi precedentemente stimati. Il margine di profitto netto del settore dovrebbe scendere al 2%, rispetto al 4,2% del 2025. L'utile operativo è previsto a 48 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 76,4 miliardi di dollari del 2025.
Previsioni da rivedere
«Le interruzioni causate dalla guerra in Medio Oriente e l'aumento dei costi del carburante hanno peggiorato le prospettive per le compagnie aeree. A livello globale, si prevede che la redditività delle compagnie aeree si dimezzerà rispetto al 2025. Gli utili si ridurranno da 45 miliardi di dollari nel 2025 a 23 miliardi di dollari quest'anno. E i margini si ridurranno dal 4,2% al 2%. I bilanci di tutte le compagnie aeree stanno risentendo del rapido aumento del 70% dei prezzi del carburante per aerei. Parte dei costi aggiuntivi viene recuperata attraverso l'adeguamento dei prezzi e il miglioramento dell'efficienza, ma non sarà sufficiente a mantenere la redditività ai livelli dell'anno precedente. Le compagnie aeree più piccole, che hanno iniziato l'anno con bilanci deboli, stanno certamente faticando. A livello regionale, tutte sono in attivo, ma con una performance finanziaria nettamente ridotta, con l'eccezione del Medio Oriente. Le compagnie aeree del Golfo si trovano ad affrontare un'incertezza operativa a seguito della quasi totale chiusura dello spazio aereo allo scoppio della guerra. Queste compagnie stanno facendo un lavoro straordinario per mantenere la connettività, ma importanti ripercussioni finanziarie sono inevitabili» ha affermato Willie Walsh, direttore generale della Iata.
Si prevede che i ricavi totali del settore aumenteranno del 9,4% raggiungendo 1.165 miliardi di dollari nel 2026. Il numero di passeggeri dovrebbe salire a 5,1 miliardi, mentre i volumi di merci dovrebbero raggiungere 71,7 milioni di tonnellate. Si prevede inoltre che le compagnie aeree raggiungeranno un load factor medio record dell'84%, a testimonianza della continua forte domanda nonostante le difficoltà economiche e geopolitiche.
La sfida carburante
La sfida più significativa che le compagnie aeree dovranno affrontare nel 2026 è il forte aumento dei costi del carburante. Si prevede che la spesa per il carburante del settore aumenterà da 252 miliardi di dollari nel 2025 a 350 miliardi di dollari nel 2026. Di conseguenza, nel 2026 il carburante rappresenterà il 31,4% delle spese operative delle compagnie aeree, rispetto al 25,4% dell'anno precedente. Sebbene le compagnie aeree abbiano coperto con strumenti di hedging circa un terzo del loro consumo di carburante, l'esposizione a prezzi elevati e prolungati rimane considerevole.
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Si prevede inoltre che le compagnie aeree dovranno sostenere costi aggiuntivi per la conformità ambientale. Si stima che l'acquisto di carburante per l'aviazione sostenibile comporterà costi aggiuntivi per circa 4,3 miliardi di dollari. I costi non legati al carburante infine aumenteranno del 4%, raggiungendo i 767 miliardi di dollari, principalmente a causa delle spese per il lavoro, dei costi di manutenzione per le flotte obsolete e dei maggiori costi di leasing degli aeromobili dovuti alla limitata disponibilità di velivoli.
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