27 June 2026

Astoi: non possiamo pagare i costi di rientro degli italiani all’estero. Ci pensi il governo

I tour operator italiani non possono farsi carico anche dei costi di rimpatrio dei clienti nelle destinazioni dove sono state applicate misure restrittive e di respingimento nei confronti degli italiani.

 Praticamente quasi tutte le principali destinazioni turistiche per il mercato italiano dell’outgoing hanno adottato misure restrittive respingendo all’ingresso i cittadini italiani, a volte in modo schizofrenico e senza che fosse attivata da parte del nostro Governo una rete diplomatica di coordinamento, di puntuale informazione verso gli stessi Paesi e di gestione delle conseguenze causate a turisti e a operatori italiani.

 In questi giorni i tour operator Astoi stanno inviando ed invieranno nelle destinazioni chiuse (ad esempio Mauritius, Israele, Giamaica, Repubblica Dominicana, Capo Verde, Oman) aeromobili vuoti per riportare in Italia i propri connazionali. Si tratta di migliaia di passeggeri. E’ già successo in Repubblica Dominicana, dove lo scorso fine settimana, i Tour Operator Astoi hanno fatto partire dall’Italia aerei intercontinentali vuoti per riportare indietro migliaia di turisti italiani; lo stesso accadrà la prossima settimana per altre mete che stanno impedendo l’ingresso agli italiani. 

 Si tratta di operazioni dai costi molto elevati; Asoti chiede che tali costi vengano considerati nelle misure economiche straordinarie ed urgenti che il Governo sta adottando in questi giorni.

 Solo a titolo di esempio, nel 2013 la crisi egiziana generò, per i to Astoi perdite pari a circa 20 milioni di euro, fra costi legati all’invio di aerei per rimpatriare gli italiani e gestione dell’emergenza.

 Oggi, a fronte della chiusura di quasi tutte le principali destinazioni turistiche, i tour operator non sono in grado di proporre destinazioni alternative al fine di garantire la continuità aziendale, poiché di fatto nessuna meta è più fruibile, e si trovano a sopportare anche costi emergenziali che non dovrebbero ricadere sulle spalle di aziende private.

 Tutti i professionisti del settore si stanno prodigando per risolvere gli enormi problemi in essere. Le aziende, oggi assorbite dalle questioni operative, hanno il timore di trovarsi nuovamente sole, come in passato, a fare il conto dei danni che l’emergenza ha generato; costi che saranno certamente pari a diverse decine di milioni di euro e che questa vota il sistema non sarà in grado di sostenere, se non verrà supportato da interventi strutturali. 

Il rischio è quindi il collasso delle aziende del comparto del turismo organizzato che conta oltre 12.000 imprese e dà occupazione a oltre 50.000 addetti.

La crisi che l’emergenza coronavirus ha generato al sistema turistico italiano necessita di un vero e proprio piano Marshall.  

Astoi auspica quindi che il governo raccolga tempestivamente questo appello adottando misure straordinarie e puntuali e che si riesca a bloccare il “virus” della comunicazione confusa e allarmistica, in modo che il nostro Paese possa essere riabilitato agli occhi del mondo intero.

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