16 May 2026

Covivio chiude bene il 2020 ma pesa il segmento hotel

Un hotel ex Dedica Anthology: Palazzo Naiadi a Roma (oggi Anantara, brand del gruppo Nh)

Performance soddisfacenti per il gruppo immobiliare Covivio. Nonostante la congiuntura complicata, la compagnia real estate controllato dalla Delfin di Leonardo Del Vecchio, che a inizio dello scorso anno ha acquisito tra l’altro gli alberghi Dedica Anthology (ex Boscolo) da Varde Partners,  ha infatti realizzato nel 2020 redditi dalle attività operative (Epra earnings) per 385 milioni di euro. Un dato in calo di 67 milioni rispetto al 2019, ma pur sempre superiore rispetto ai 380 milioni indicati dal bilancio previsionale delle scorso luglio. Riguardo ai ricavi da locazione, nel 2020 i proventi sono stati pari a 609 milioni (erano 679 mln nel 2019). Il trend degli immobili a uso ufficio e residenziale (85% del patrimonio) continua a essere dinamica, in crescita dell’1% a perimetro costante, mentre la crisi ha ridotto ancora una volta i ricavi alberghieri (-55% a perimetro costante).

Con un patrimonio immobiliare europeo di valore complessivo pari a 25,7 miliardi di euro, di cui 17,1 miliardi di pertinenza diretta, Covivio ha peraltro costruito il proprio sviluppo sulla diversificazione delle attività, con gli hotel che rappresentano il 15% del proprio portafoglio complessivo: strutture situate nelle maggiori città turistiche del Vecchio continente (Parigi, Berlino, Roma, Madrid, Barcellona, Londra…), locate o gestiti direttamente da grandi operatori quali Accor, Ihg, B&B Hotels e Nh.

A livello di valore degli asset, il patrimonio del gruppo è inoltre cresciuto dell’1,3% a perimetro costante. A soffrire è stato ancora il settore alberghiero, il valore del cui patrimonio ha registrato una correzione al ribasso media del 6,9% in media, con impatti eterogenei a seconda della tipologia di messa a reddito e della destinazione considerata: sugli alberghi con ricavi variabili (7% del patrimonio), le perizie rispecchiano le previsioni di ritorno alla normalità nell’orizzonte 2023/2024, con un -7% di rettifica di valore; sul portafoglio britannico (2% del patrimonio), il valore tiene conto di una chiusura degli hotel per un periodo più lungo rispetto a quanto inizialmente previsto e si attesta su un -14%; sugli altri hotel in locazione infine (6% del patrimonio), Covivio beneficia degli accordi siglati con gli operatori, con il valore degli asset che è quindi sceso “appena” del 4%.

Tali variazioni di valore ricalcano l’andamento dei rendimenti del segmento: come già accennato più sopra, i proventi Covivio in ambito alberghiero hanno infatti subito in modo diretto l’impatto della chiusura straordinaria delle strutture. I ricavi variabili (canoni variabili ed ebitda dei contratti di management) sono in particolare diminuiti dell’81% a perimetro costante. Peggio ancora è andata alle strutture nel Regno Unito, per cui sono scattate le clausole di sottoperformance significativa previste dal contratto di locazione. In forza di ciò, per l’anno 2020 nel Paese non è stato contabilizzato alcun canone di locazione. Negli altri hotel in locazione, ancora una volta gli accordi raggiunti con i tenant hanno consentito di limitare il calo dei proventi (-3%).

“Di fronte a una crisi congiunturale senza precedenti – si legge infatti in una nota ufficiale del gruppo – Covivio ha continuato ad accompagnare i propri partner alberghieri, al fine di mettere in campo delle soluzioni che consentano loro di superare la crisi. Gli accordi raggiunti con la quasi totalità degli operatori di hotel in locazione fissa hanno perciò consentito loro di preservare la liquidità, grazie a canoni gratuiti o agevolazioni di pagamento, prolungando la durata fissa dei rispettivi impegni mediamente di tre anni”.

Per quanto riguarda il prossimo futuro, Covivio si dichiara infine convinta che la crisi eccezionale del settore alberghiero non metta in causa i fondamentali solidi del mercato dell’ospitalità europea, né l’attrattività delle grandi destinazioni turistiche nelle quali Covivio detiene il suo patrimonio

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Il primo volo atterrerà al Marco Polo alle 19:15 e ripartirà per Pechino la sera stessa alle 21:30.\r\n\r\n«Nel contesto di una connettività globale in costante crescita e in occasione del 40° anniversario dei collegamenti di Air China con l'Italia, il nuovo volo diretto Pechino-Venezia rappresenta un importante traguardo per la cooperazione aeronautica tra i due Paesi - ha dichiarato Li Duo, direttore generale Air China Milano - e contribuirà non solo a rafforzare ulteriormente la collaborazione nel settore dell’aviazione civile, ma anche ad ampliare in modo significativo il network di Air China in Italia.\r\n\r\n«Air China estende ufficialmente la propria presenza in Italia a tre hub strategici: Milano, Roma e Venezia, l’Italia diventa così uno dei paesi europei con il maggior numero di città servite dalla compagnia. Air China continuerà a cogliere questa opportunità per ottimizzare la propria rete di collegamenti internazionali e migliorare costantemente la qualità dei servizi, consolidando il proprio ruolo di ponte aereo per gli scambi economici, turistici e culturali tra China e Italia».\r\n\r\nNord Est protagonista\r\nIl nuovo collegamento servirà e stimolerà tutti i segmenti di traffico: business e cargo, con il Nord Est che esprime il 13% dei flussi commerciali tra Italia e Cina, che generano un volume d’affari annuo di circa 10 miliardi di euro, secondo solo a quello dell’area milanese (dato Istat del 2025). Il turismo leisure trova nel Nord Est una delle aree principali del nostro Paese per numero di turisti in arrivo dalla Cina, ed è un turismo di qualità, con oltre il 70% dei visitatori che sceglie strutture di lusso, attratti in particolare dalle città d'arte, Venezia e Verona in testa, e dalle Dolomiti.\r\nInfine, il segmento Vfr: con circa 70.000 residenti, la comunità cinese nel Nord Est è per dimensioni la seconda in Italia dopo quella della Lombardia. Visite e ricongiungimenti familiari saranno sostenuti e favoriti dal nuovo volo, con flussi dalla Cina provenienti in particolare da Pechino, Wenzhou (nella provincia di Zhejiang) e Xiamen (nella provincia di Fujian).   \r\n«Il nuovo volo tra Venezia e Pechino rafforza il ruolo del Marco Polo come hub di riferimento per i flussi tra il nostro territorio, la Cina e l'Estremo Oriente, contribuendo ad intensificare quegli scambi economici e culturali che sono da sempre al centro della missione del nostro gruppo - ha sottolineato Enrico Marchi, presidente del gruppo Save -. Insieme ad Air China abbiamo realizzato un approfondito lavoro preparatorio che ha portato al raggiungimento di questo obiettivo per il quale, come avvenuto per il primo volo operato verso la Cina dal nostro aeroporto, è stato determinante il supporto del Governo italiano e delle Autorità cinesi».\r\nPer il Gruppo SAVE, che gestisce il terzo aeroporto intercontinentale italiano, questo nuovo traguardo rappresenta la conclusione di un percorso favorito dai consistenti flussi di viaggiatori e merci tra Venezia, Pechino, la Cina e l’Estremo Oriente. ","post_title":"Air China: quattro voli alla settimana sulla Venezia-Pechino, con A330-220","post_date":"2026-05-14T11:25:06+00:00","category":["trasporti"],"category_name":["Trasporti"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1778757906000]}]}}