13 May 2026

Corte Ue: Airbnb deve agire da sostituto d’imposta. Soddisfatta Federalberghi

Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca

Airbnb è tenuta a riscuotere e versare allo Stato italiano la cedolare secca sugli affitti brevi. È questo il succo della sentenza pronunciata questa mattina a Lussemburgo dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, a conclusione di una vertenza iniziata nel 2017, da quando ciò il portale di affitti brevi ha deciso di contestare il regime fiscale introdotto cinque anni fa e dedicato alle locazioni immobiliari al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa. La misura, tra le altre cose, imporrebbe infatti ai portali immobiliari di comunicare all’autorità fiscale i dati del contratto di locazione e soprattutto di agire da sostituto d’imposta, applicando una ritenuta del 21% (la cosiddetta cedolare secca) sull’ammontare dell’affitto totale.

“La federazione è intervenuta nel giudizio al fianco dell’Agenzia delle entrate per promuovere la trasparenza del mercato, nell’interesse di tutti gli operatori, perché l’evasione fiscale e la concorrenza sleale danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza – è il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca -. La sentenza odierna segna un punto importante ma resta del percorso da compiere. I prossimi passi toccano al Consiglio di Stato, che dovrà pronunciarsi recependo la sentenza europea, per consentire poi all’Agenzia delle entrate di recuperare le imposte non pagate durante sei anni di sfacciata inadempienza, applicando le relative sanzioni. In parallelo, chiediamo al governo e al Parlamento di mettere ordine nella giungla degli appartamenti a uso turistico, che si nascondono dietro la foglia di fico della locazione, ma in realtà operano a tutti gli effetti come strutture ricettive. E quindi devono essere soggetti alle medesime regole di base previste per alberghi, affittacamere e bed and breakfast”.

“Airbnb ha sempre inteso prestare massima collaborazione in materia fiscale e supporta il corretto pagamento delle imposte degli host, applicando il quadro europeo di riferimento sulla rendicontazione, noto come Dac7 – è la replica rilasciata in una nota ufficiale dalla società di affitti brevi -. L’azienda non è dotata di un rappresentante fiscale in Italia che possa svolgere da sostituto d’imposta. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito che l’obbligo di designare un rappresentante fiscale in Italia è in contrasto con il diritto europeo. In attesa della decisione finale da parte del Consiglio di Stato, continueremo a implementare la direttiva Ue in materia“.

La notizia è stata aggiornata alle 16.05 del 22 dicembre con la nota Airbnb

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