25 June 2022

Bettoja: A Roma quest’anno “ci si potrebbe avvicinare ai risultati del 2019”

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Maurizio Bettoja

Torna il turismo a Roma, mentre gli sviluppi in pipeline nella capitale fanno sperare in un prossimo riposizionamento dell’offerta verso l’alto, così da colmare almeno una parte del gap nel valore delle tariffe medie che la città sconta storicamente con le principali capitali europee. Allo stesso tempo rimangono però alcune criticità importanti. A partire dalla questione extra-alberghiero che presenta ancora troppe zone grigie.   «C’è attualmente una forte pressione turistica su Roma, con una netta inversione di tendenza rispetto a un mese fa – racconta Maurizio Bettoja, presidente dell’omonima compagnia alberghiera che comprende tre storiche strutture a 4 stelle nei pressi della stazione di Termini -. Il cambiamento è stato rapidissimo. Ci ha quasi disorientato. Ma da aprile la domanda, anche dagli Stati Uniti, è restata costante e ha confermato che il desiderio di viaggiare, e di visitare Roma, è permanente. Le prospettive per l’estate e l’autunno appaiono quindi buone e, salvo avvenimenti inattesi, ritengo che ci si potrebbe avvicinare ai risultati del 2019. Anzi, dirò di più, non è impossibile che anche la clientela giapponese si riaffacci prima del 2023».
Il futuro di Roma sarà inoltre caratterizzato da un ingente numero di nuove aperture nel segmento upper upscale e luxury, con una serie di marchi internazionali che si stanno affacciando nella capitale, tra cui Rosewood, Six Senses, Mandarin Oriental, nonché Edition e Bulgari del gruppo Marriott, solo per citarne alcuni: «Si tratta di un mercato che può ancora espandersi. La richiesta c’è – sottolinea sempre Bettoja -. L’offerta di alberghi a 5 stelle e lusso porterà clientela a tutta la città. Ma non si può dimenticare che un numero non irrilevante di alberghi ha chiuso i battenti definitivamente (secondo Federalberghi circa 180 dei 1.200 hotel della capitale a oggi non avrebbero ancora riaperto, ndr). In generale, per l’industria turistica romana rimane sempre aperta una grande questione: la regolamentazione dell’extra-alberghiero, che in Italia ancora non c’è, a differenza di quanto avvenuto nel resto delle grandi capitali e città turistiche europee e americane. Ci sono troppe aree grigie».




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