25 August 2026

Relais & Châteaux: la gastronomia è il nuovo soft power del turismo

Laurent Gardinier

La gastronomia non è più soltanto un piacere della tavola. È cultura, identità, diplomazia, economia turistica. E, sempre di più, una delle chiavi con cui una destinazione costruisce il proprio posizionamento nel mondo. È questo il messaggio emerso dall’incontro con Laurent Gardinier, presidente di Relais & Châteaux, intervenuto a Milano in occasione dell’evento “Il gusto dell’incontro”, organizzato dall’associazione insieme alle dimore della Delegazione italiana.

Al centro del dialogo, il ruolo della cucina come patrimonio culturale e leva di soft power. Gardinier ha sottolineato come il riconoscimento della gastronomia italiana come patrimonio immateriale Unesco rappresenti un passaggio decisivo non solo per l’Italia, ma per l’intero modo di intendere il cibo. «La gastronomia oggi è considerata un fatto sociale, culturale e anche politico», ha spiegato, ricordando che il caso italiano apre la strada a una visione più ampia, capace di includere altre grandi culture gastronomiche del mondo.

Per il presidente di Relais & Châteaux, la forza dell’Italia sta proprio nella sua diffusione universale e nella sua capacità di parlare a pubblici diversi. «Esiste una città al mondo senza almeno un ristorante italiano?», ha osservato. Ma la vera sfida, oggi, è superare gli stereotipi e raccontare una cucina che non è solo pasta e pizza, bensì un mosaico di territori, prodotti, stagioni, vini, saperi artigianali e relazioni umane.

Un’identità propria

È su questo terreno che Relais & Châteaux costruisce da anni la propria identità. Non una collezione di hotel replicabili, ma una rete di case indipendenti, ognuna radicata nella propria comunità. «Ogni nostra dimora è diversa dalle altre», ha spiegato Gardinier. «Difende una comunità attraverso il paesaggio, l’architettura, il giardino, la gastronomia, il servizio». Un ryokan in Giappone e una hacienda in Argentina non hanno nulla in comune nella forma, ma condividono lo stesso principio: offrire un’esperienza autentica, non standardizzata.

Da qui nasce anche una riflessione sul lusso contemporaneo. Secondo Gardinier, l’ospitalità rischia di diventare un prodotto perfetto ma senz’anima, fatto di marmo, design e immagini impeccabili. «La parola che manca è soul», ha detto. L’anima è ciò che distingue un progetto familiare, costruito nel tempo, da un’operazione puramente immobiliare. È ciò che rende memorabile anche un dettaglio imperfetto, se porta con sé una storia vera.

Il tema riguarda da vicino anche la comunicazione turistica. In un mondo dominato da Instagram, la bellezza visiva non basta più. «Tutti i piatti sono belli su Instagram», ha osservato Gardinier. «Tutto appare piacevole: la luce, la musica, il sorriso, il cibo. Ma così non si crea differenza». La differenza nasce da ciò che sta dietro l’immagine: il rapporto con i produttori, la stagionalità, il legame con il territorio, la coerenza dell’esperienza.

Per Relais & Châteaux la gastronomia non è un servizio accessorio, ma una parte centrale del modello. Gardinier ha ricordato che circa la metà del volume d’affari globale dell’associazione è generata dalla gastronomia. Un dato che conferma quanto il ristorante, nelle dimore del network, non sia semplice food & beverage, ma parte integrante della destinazione.

Questa scelta comporta anche responsabilità. Una cucina di alto livello, ha spiegato il presidente, non può prescindere dalla biodiversità. Più cresce la qualità gastronomica, più diventa necessario lavorare con prodotti locali, stagionali, riconoscibili. Il rapporto con agricoltori, pescatori, allevatori e viticoltori non è quindi un dettaglio narrativo, ma una condizione strutturale dell’esperienza.

Il dialogo tra Italia e Francia, in questo scenario, assume un valore particolare. Due culture gastronomiche diverse per origine — più popolare quella italiana, più legata alle grandi case nobiliari quella francese — ma oggi unite da una stessa missione: difendere i prodotti locali, l’arte del servizio, il vino come parte dell’esperienza e la cucina come patrimonio vivo. «Non ha senso parlare di gerarchie», ha chiarito Gardinier. «Abbiamo molte cose comuni da difendere».

La gastronomia diventa così anche una leva geopolitica. Gardinier ha parlato apertamente di soft power, ricordando come sempre più Paesi vedano nella scena gastronomica uno strumento per cambiare percezione internazionale, attrarre viaggiatori, sviluppare infrastrutture e generare ricadute economiche. Una destinazione capace di raccontarsi attraverso chef, ristoranti, prodotti e ospitalità può modificare il modo in cui viene immaginata e scelta.

Per il turismo, il messaggio è chiaro: il futuro dell’ospitalità di alto livello non si gioca solo sulla perfezione del servizio o sulla spettacolarità degli spazi, ma sulla capacità di restituire un senso. Il viaggio gastronomico non è più un complemento del soggiorno. È una motivazione di viaggio, un linguaggio culturale e, nei casi più riusciti, una forma di diplomazia gentile.

Relais & Châteaux con questa visione intende anche valorizzare il proprio ruolo di osservatorio privilegiato sull’evoluzione del luxury travel:  più identità, più relazione, meno prodotto, più progetto. Perché il vero lusso, oggi, non è trovare lo stesso comfort ovunque.

(Alessandra Favaro)

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