12 May 2026

Fare sistema: frase che ossessiona tutti e che in Italia non significa niente

Sono molti anni che frequento il turismo come giornalista e osservatore. Più che osservatore, ascoltatore. E in tutti questi anni ci sono state delle parole cardine, quelle ciò che tutti auspicano, di cui parlano in ogni convegno, che escono anche nelle chiacchiere informali con rappresentati di istituzioni ma anche con operatori e agenti di viaggio.

Vediamole: cabina di regia, resilienza, ma sopratutto, e questo vorrei sottolinearlo: fare sistema. Ecco questo fare sistema lo sento da anni e anni e ancora, credo, che lo sentirò per altri anni. Questo vuol dire che in effetti il sistema ancora non si è fatto. La cosa viene invocata da tutti, ma mai realizzata. 

Ora io faccio un discorso semplice: se l’Italia è uno vertici del turismo, se è riuscita a convogliare milioni di turisti, se la spesa turistica in Italia aumenta di anno in  anno, se l’erario gode di tutte queste entrate, se con la tassa di soggiorno si potrebbero costruire ospedali e autostrade, se ogni stazione turistica è sempre affollata, ci sarà un motivo.

Guicciardini

E tutto questo senza fare sistema. Allora: l’Italia non è paese da fare sistema (se qualcuno va rileggere Guicciardini se ne può rendere conto. Per chi non lo sapesse Guicciardini è uno storico del ‘500), è un Paese di particolari che a volte si uniscono a volte si separano. Questa è uno dei caratteri originali del nostro Paese. Per cui questo fare sistema è un modello che non ci appartiene. Deriva dal concetto di collettività anglosassone, tedesco, scandinavo, americano. 

Infine ho capito che molte volte il politico di turno o il rappresentante istituzionale di turno per togliersi dagli impicci riprende la formula: non siamo riusciti perché non abbiamo fatto sistema. Secondo me non è vero. Non sono riusciti perché spesso non sanno neanche dove mettere le mani.

Giuseppe Aloe

 

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Se ne è parlato a Travel Re-Code, evento che ha analizzato modelli, processi e linguaggi dell’offerta turistica.\r\n\r\nAlcune tra le figure più rappresentative dell’ecosistema turistico e digitale hanno preso parte al workshop per esplorare come i brand del turismo possano ricodificare la propria offerta valorizzando l’identità delle destinazioni, co-creando prodotti flessibili e data-driven e integrando canali distributivi fisici e digitali in un ecosistema fluido e omnicanale.\r\n\r\n«Secondo la definizione dei Megatrends 2026 di Skift oggi il mondo del turismo è “restless and resigned” - spiega Mirko Lalli, imprenditore specializzato nell'integrazione Tea Ai e dati -: non si ferma, nonostante la guerra e continua a crescere. L’elemento che ha rivoluzionato la nostra epoca è stato il tweet di Sam Altman che annunciava la nascita di ChatGpt. 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Una persona lo farà sempre con più emozione dell’Ai, un servizio che, bisogna sottolinearlo, dev’essere pagato per essere sostenibile».\r\n\r\nLuca Romozzi ha concluso il workshop Travel Re-Code ricordando che: «Oggi il vero lusso del viaggio è il tempo e sono in molti ad affidare il proprio tempo a un “agente” dell’Ai. La dimensione umana avrà sempre un grande valore, ma il consumatore/viaggiatore dovrà utilizzare sia piattaforme di ispirazione che piattaforme agentiche, ovvero capaci di pianificare ed eseguire autonomamente azioni complesse».\r\n(Chiara Ambrosioni)\r\n\r\n[gallery ids=\"513824,513823,513821\"]","post_title":"Travel Re-Code: l'intelligenza artificiale al centro dell'edizione 2026","post_date":"2026-05-11T12:51:55+00:00","category":["mercato_e_tecnologie"],"category_name":["Mercato e tecnologie"],"post_tag":[]},"sort":[1778503915000]}]}}