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11 marzo 2010 08:09
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Banconista con pluriennale esperienza con titolo di direttore tecnico, vendita pacchetti t.o., creazione viaggi su misura, prenotazioni alberghiere, aeree e marittime, offresi per lavoro in agenzia zona Milano e provincia.
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Secondo il Dubai Department of Economy and Tourism nel dicembre 2025 la città ha superato per la prima volta i 2 milioni di visitatori, il 6% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Issam Kazim, ceo della Dubai Corporation for Tourism and Commerce Marketing, ha affermato che i risultati riflettono la fiducia globale nella destinazione e l'allineamento con l'Agenda economica di Dubai, D33. Le priorità includono l'innovazione digitale, il miglioramento dell'esperienza degli ospiti e il continuo investimento nelle infrastrutture per rafforzare la competitività globale.
Nel 2025, l'Europa occidentale è rimasta la principale regione di provenienza dei visitatori di Dubai, con 4,1 milioni di turisti, pari al 21% del totale degli arrivi.
I mercati di prossimità del Gcc e della regione del Medio Oriente e Nord Africa hanno contribuito con una quota complessiva del 26%; l'Africa ha contribuito con 897.000 visitatori, pari al 5% degli arrivi totali. La crescita è stata sostenuta dal miglioramento dei collegamenti aerei e da una promozione mirata del mercato.
Entro la fine del 2025, l'offerta alberghiera di Dubai ha raggiunto le 154.264 camere in 827 strutture: l'occupazione media delle camere ha raggiunto l'80,7%, in aumento rispetto al 78,2% del 2024. La tariffa media giornaliera è aumentata dell'8%, mentre il fatturato per camera disponibile è aumentato dell'11%.
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[post_content] => Il cda de I Grandi Viaggi ha approvato il progetto di bilancio dell'esercizio chiusosi lo scorso 31 ottobre. I risultati indicano numeri positivi sia lato tour operator sia lato vendite nei villaggi di proprietà. In dettaglio, al 31 ottobre 2025 l’operatore mette a segno ricavi di gruppo che sfiorano i 67 milioni di euro, in crescita del 7,03% sul precedente esercizio. Le vendite dell'esercizio delle strutture di proprietà si sono attestate a 43,76 milioni di euro, in crescita del 7,02% rispetto al precedente esercizio, e hanno inciso sul fatturato complessivo per il 79,83%. Il settore tour operating ha registrato anch'esso vendite in crescita per 10,87 milioni di euro, con un incremento pari 0,93 milioni di euro rispetto al precedente esercizio (+9,32%). I villaggi commercializzati hanno invece registrato vendite per 0,18 milioni di Euro (-0,15 milioni rispetto al precedente esercizio).
L'Ebitda del gruppo, come riporta Borsaitaliana, è stato pari a 5,8 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai 7,2 milioni di euro fatti registrare nell'esercizio precedente. Il bilancio consolidato ha quindi registrato un utile d'esercizio, al netto delle imposte, di 3,52 milioni di euro. La posizione finanziaria netta consolidata è positiva per 17,55 milioni di euro, in diminuzione di 3,63 milioni di euro rispetto a quella del precedente esercizio, che risultava positiva per 13,92 milioni.
Il trend attuale
Al 12 gennaio 2026, il volume complessivo delle vendite è pari a 13,34 milioni di euro contro 12,27 milioni di euro del corrispondente periodo dell'esercizio precedente; l'incremento del volume complessivo delle vendite (+8,7%) riflette principalmente le maggiori vendite di soggiorni delle strutture estere di proprietà, nonché le vendite di pacchetti di viaggio verso le destinazioni estere commercializzate.
Sulla base dei dati gestionali rilevati al 12 gennaio 2026, rispetto al precedente periodo, le vendite relative alle destinazioni nazionali registrano un miglioramento, passando da 1,76 a 1,87 milioni di euro, mentre il mercato extraeuropeo sulle destinazioni di proprietà registra un fatturato di 6,98 milioni contro 6,06 milioni di euro del precedente periodo. Il settore tour operating e dei villaggi commercializzati, registra un fatturato di 4,41 milioni a fronte 4,30 milioni del precedente periodo. Il numero dei clienti è passato da 5.230 a 5.717.
«Le prospettive economiche per il 2026, influenzate anche dai conflitti tuttora in corso e dai loro esiti incerti, determinano una riduzione della propensione alla spesa, in particolare per i consumi di natura voluttuaria. In linea con quanto avvenuto in situazioni analoghe del passato, alla luce di tali condizioni il fruppo pone come obiettivo prioritario il mantenimento di un equilibrio finanziario» si legge nella nota del gruppo.
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[post_content] => Il gruppo Iberostar ha chiuso l'esercizio 2025 con un fatturato gestito di 5,1 miliardi di euro, con un aumento del 14% rispetto all'anno precedente. Questa performance è supportata dalle sue due divisioni aziendali: Iberostar Hotels & Resorts e World2Meet. In questo contesto, il gruppo mantiene un ambizioso piano di investimenti da 1 miliardo di euro fino al 2028, volto a promuovere nuovi progetti e a trasformare gli asset esistenti.
Sabina Fluxá, vicepresidente e ceo del gruppo Iberostar, ha dichiarato in un intervento riportato da Hosteltur: «I risultati del 2025 confermano la solidità di un modello orientato alla crescita redditizia e a una visione a lungo termine. Il miglioramento continuo dell'esperienza del cliente e una gestione aziendale sempre più efficiente, supportata da innovazione e digitalizzazione, ci hanno permesso di consolidare i nostri risultati senza compromettere la qualità. Affrontiamo il 2026 con un fermo impegno di investimento e siamo convinti che lo sviluppo dei talenti sia fondamentale per creare valore sostenibile nelle destinazioni in cui operiamo».
La divisione alberghiera ha contribuito con 2,369 miliardi di euro di ricavi gestiti (+ 8,7%) e ha registrato un aumento del 17% dell'Ebitda nell'ultimo anno, accumulando una crescita del 60% di questo indicatore negli ultimi tre anni. La catena, che conta 100 hotel e 33.500 camere in 14 paesi, sta ora dando priorità all'espansione attraverso contratti di gestione.
Le nuove aperture
Entro il 2026, l'azienda ha confermato due aperture internazionali, quelle dell'Iberostar Selection Montenegro e dell'Iberostar Selection Zanzibar. Il gruppo realizzerà inoltre lavori di ristrutturazione completi negli hotel Iberostar Waves Tucán e Iberostar Waves Quetzal in Messico e nel Joja Rose Hall in Giamaica, la cui ristrutturazione è prevista tra giugno e novembre 2026.
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Turismo straniero da record. Nel 2025 le presenze straniere in Italia dovrebbero aver raggiunto quota 271 milioni, il massimo mai registrato, con un incremento del 6,7% sull’anno precedente. La spesa turistica dei visitatori esteri nel nostro Paese è stimata in 57,1 miliardi di euro, a conferma del ruolo del comparto come volano dell’economia nazionale.
È quanto emerge dalle stime elaborate da CST – Centro Studi Firenze per Assoturismo Confesercenti.
Sul piano territoriale, nelle aree del Sud e Isole la domanda straniera è stimata in crescita dell’8,7%, pari a circa 3,3 milioni di presenze in più. Nel Nord Est gli stranieri aumentano del 6,7% (+7 milioni di pernottamenti) e nel Nord Ovest del 6,5% (+3 milioni di presenze). Nelle regioni del Centro la variazione stimata è del 5,7%, con un incremento delle presenze straniere di 3,7 milioni.
Destinazione ambita
“L’Italia si conferma una destinazione turistica ambita e uno dei brand più forti nel mercato internazionale, capace di attrarre flussi crescenti grazie al richiamo del nostro patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico, e di generare un importante valore economico”, commenta Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti. “Mantenere questa traiettoria anche per il 2026 richiederà investimenti infrastrutturali, interventi mirati per innalzare gli standard qualitativi dei servizi e per frenare le spinte inflazionistiche, in modo che il settore possa continuare a essere un motore fondamentale per la crescita economica del Paese”.
Per quanto riguarda l’andamento delle diverse tipologie di prodotto turistico, la variazione complessiva dei flussi risulta abbastanza uniforme. In particolare, rispetto al trend dei mercati esteri, le città e i centri d’arte segnano una crescita del 6,4%, portando le presenze complessive degli stranieri a 84,5 milioni. Aumentano anche le presenze straniere nelle località dei laghi (+6,7%), con un totale stimato di 34,5 milioni di pernottamenti. Le aree di montagna registrano un +8,5%, per un totale stimato di 31,1 milioni di presenze straniere. Per le località marine la crescita del mercato estero è del 6,4%, con pernottamenti complessivi che arriverebbero a 72,7 milioni.
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[post_content] => Si svolgerà anche 2027 e nel 2028 a Portimão, all'Autodromo Internazionale dell’Algarve, il Gran Premio del Portogallo: la Formula 1 ha confermato la decisione che materializza lo sforzo congiunto di una task force nazionale che, nel corso degli ultimi mesi, ha lavorato integrando rappresentanti del Governo del Portogallo, del promotore Parkalgar, degli Enti turistici (Turismo de Portugal e Turismo do Algarve).
La conferma del Portogallo nel calendario mondiale della Formula 1® riflette un rinnovato voto di fiducia internazionale nella capacità organizzativa del paese e nell'eccellenza tecnica dell'Aia ampiamente riconosciuto da piloti e team come uno dei più impegnativi ed emozionanti tracciati moderni per la Formula 1.
Diversi studi condotti sulla scia delle edizioni 2020 e 2021 hanno dimostrato l'elevato ritorno economico e promozionale associato all'evento, con un impatto combinato stimato in circa 100 milioni di euro per ogni Grand Prix. I due eventi hanno rappresentato anche una delle maggiori opportunità espositive internazionali per il Portogallo e per il marchio dell'Algarve, rafforzando la presenza della destinazione su un palcoscenico globale di enorme notorietà, con 827 milioni di fan in tutto il mondo e un pubblico che raggiunge, in media, circa 70 milioni di spettatori durante ogni fine settimana di gara.
Con la conferma delle edizioni 2027 e 2028, il Portogallo rientra ancora una volta nel ristretto gruppo di paesi che ospitano il più prestigioso campionato automobilistico al mondo.
Il Segretario di Stato per il Turismo, il Commercio e i Servizi, Pedro Machado, osserva che: «Il ritorno della Formula 1® in Portogallo nel 2027 e 2028 conferma il crescente riconoscimento del paese come destinazione di riferimento per eventi di livello mondiale ed è pienamente allineato con la strategia del governo per il settore turistico e l'economia nazionale. Garantire lo svolgimento di un Grand Prix di F1 rappresenta un passo strategico per la regione e per il paese, rafforza la nostra proiezione internazionale e consolida la nostra posizione come destinazione turistica di eccellenza. Siamo pronti a ospitare questo evento, mostrando il meglio dell'ospitalità portoghese e della nostra capacità imprenditoriale».
Carlos Abade, presidente del Turismo del Portogallo, sottolinea che «Formula 1® pone ancora una volta il Portogallo al centro dell'attenzione globale, rafforzando l'immagine del paese come destinazione moderna e vibrante in grado di ospitare eventi su scala mondiale. Oltre all'incomparabile proiezione mediatica, questo evento rafforza il settore, dinamizza le regioni coinvolte e contribuisce a consolidare la posizione del Portogallo tra le destinazioni più attraenti e competitive in Europa. Sarà un momento strategico, che metterà in evidenza la qualità della nostra ospitalità, la diversità della nostra offerta e la capacità del turismo portoghese di generare un impatto positivo sul territorio e sull'economia».
Il presidente di Turismo del Algarve, André Gomes, aggiunge infine: «Il ritorno della Formula 1® a Portimão è un'ottima notizia per l'Algarve e per il Portogallo. Conferma la visione strategica che abbiamo difeso per l'autodromo internazionale del Algarve e per rafforzare la proiezione internazionale della destinazione. Il Turismo dell’Algarve è pienamente impegnato a garantire il successo di queste edizioni, assicurando che il Portogallo riceva ancora una volta la Formula 1® con l'eccellenza, la sicurezza e l'ospitalità che il mondo ha riconosciuto e elogiato nel 2020 e nel 2021».
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[post_content] => Un 2025 da 16.800.000 passeggeri, con un lieve calo - come previsto - del 3,5% per poi tornare, nel 2026, attorno ai 17.400.000 del 2024. Sacbo, società di gestione dell'aeroporto di Milano Bergamo, tira le somme dell'anno ormai concluso e guarda al prossimo quando lo scalo toccherà anche il record di aeromobili basati: 24. E saranno spesso più grandi: l’Airbus 321 porterà 50 passeggeri in più, il Boeing Max 8002 passerà da 181 a 197.
In fieri il potenziamento della viabilità e il parcheggio multipiano, di cui nel 2026 sarà realizzato il progetto esecutivo da sottoporre a Enac: una struttura di cinque piani per 2.000 auto e 30 milioni di euro di costo. «Per dare un motivo ai passeggeri per usare l’accesso a est la cosa migliore è la realizzazione del parcheggio - spiega Amelia Corti, direttore generale, ripresa da Il Corriere di Bergamo -. Che è più piccolo e quindi di realizzazione più veloce di quello previsto a ovest. Dove un cantiere sarebbe stato anche complicato dalla presenza dei lavori del treno».
Il 2025 ha visto un aumento dei ricavi non-aviation, all’interno dello scalo: «Che con i nuovi spazi crescono molto anche in termini di qualità - sottolinea il presidente Giovanni Sanga -: se ne accorge chi va in altri aeroporti e ci scrive per sottolineare la differenza».
Allungando lo sguardo all’estate 2026 sono confermate 150 destinazioni e anche se Milano Bergamo non è fra gli scali ufficiali delle Olimpiadi, conta sulla sua posizione geografica per un aumento di traffico. Tanto che Sacbo sta facendo una pianificazione per i voli di Stato e le delegazioni, con flussi facilitati per le squadre e le tifoserie. E se Ryanair e Wizz Air continuano a rappresentare l’85% del traffico, Sacbo è sempre in cerca di nuove collaborazioni: «Ci avete visto crescere adeguandoci come un calzino alle esigenze delle compagnie», riassume Corti. Gli interventi «più soddisfacenti», in prospettiva per i numeri, sono i nuovi contatti verso il Golfo Persico: «Sono impressionati dalla nostra vicinanza con Milano e a breve potremmo avere novità».
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[post_content] => Mancano pochi giorni alla scadenza del termine per pagare il saldo Imu per l'anno 2025, in calendario per martedì 16 dicembre. Secondo le stime del Centro studi di Federalberghi, gli alberghi italiani pagheranno allo Stato e ai comuni circa 418,4 milioni di euro, che si andranno ad aggiungere all’acconto pagato a giugno, per un totale annuo di circa 837 milioni di euro.
Inoltre, elaborando i dati forniti dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, emerge che le 67.465 unità immobiliari appartenenti al gruppo catastale “D/2” (alberghi e pensioni), pur rappresentando solo lo 0,10% dei 68 milioni di immobili censiti in catasto che producono reddito, hanno una rendita catastale superiore a 1,2 miliardi di euro, pari al 3,12% del totale.
Conto salato
“Un conto salato - afferma il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca - reso ancor più indigesto dagli aumenti dell’imposta di soggiorno sanciti recentemente dal disegno di legge di bilancio e dal decreto economia nonché dal fatto che l’imposta si paga anche per i periodi in cui le strutture ricettive sono chiuse o comunque vuote o utilizzate in minima parte”.
“A partire dal periodo d’imposta 2022, ricorda Bocca, l’Imu è integralmente deducibile dal reddito d’impresa. Si tratta di una misura apprezzabile, ma si può e si deve fare di più. Chiediamo allo Stato e ai comuni di tener conto delle oscillazioni stagionali dell’attività, fissando esclusioni o riduzioni dell’imposta per i periodi dell’anno in cui la struttura non produce reddito.
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Meliá attribuisce alle campagne sui social media parte della responsabilità degli scarsi risultati del turismo a Cuba; questo è quanto emerge dal rapporto trimestrale sui risultati, in cui ribadisce anche la sua presenza sull'isola.
La catena alberghiera, come riporta Preferente, ha registrato un aumento dello 0,7% dell'occupazione tra giugno e settembre, il che è incoraggiante considerando la situazione di altri hotel.«A Cuba ci sono segnali di ripresa nonostante la persistenza di campagne sui social media che cercano di scoraggiare i viaggi verso la destinazione» si legge su 14ymedio.
I numeri
A quanto pare, Meliá ha raggiunto un tasso di occupazione del 40,2%, nonostante le tariffe siano state ridotte dell'8,7%, con un conseguente calo del 6,9% del RevPar. La catena alberghiera indica nel suo rapporto che gli attuali saldi del Black Friday e gli sforzi dei tour operator aiuteranno Cuba a riconquistare il suo status precedente.
Con questi dati, Meliá riafferma la sua presenza a Cuba. «Le restrizioni statunitensi e la complessa situazione energetica rimangono le principali sfide. Tuttavia, la creazione di una nostra catena di approvvigionamento ha migliorato la situazione, consentendoci di guadagnare quote di mercato e rafforzare la nostra posizione. Inoltre, la capacità aerea è aumentata utilizzando voli charter, soprattutto da mercati chiave come il Canada».
Tuttavia, il turismo cubano non ha mostrato segni di ripresa, con un calo del 20% degli arrivi turistici internazionali da gennaio a settembre 2025 rispetto all'anno precedente, secondo quando riportato dall'ufficio nazionale di statistica e informazione di Cuba. La Russia, uno dei mercati più importanti, ha registrato un calo di quasi il 37,2%.
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[post_content] => Oltre 11 miliardi di dollari: questo l'impatto sui conti delle compagnie aeree a livello globale derivante dai ripetuti ritardi nelle consegne dei velivoli nel 2025. La stima è il risultato del recente studio di Iata in collaborazione con la società di consulenza gestionale Oliver Wyman.
Lo studio ha rilevato che le difficoltà nella catena di approvvigionamento dell'industria aerospaziale stanno ritardando la produzione di nuovi aeromobili e componenti, costringendo i vettori a rivalutare i propri piani di flotta e, in molti casi, a mantenere in servizio macchine più datate per periodi di tempo prolungati, oltre a impedire loro di stare al passo con la crescente domanda di trasporto passeggeri.
Il portafoglio ordini commerciale mondiale ha raggiunto il massimo storico di oltre 17.000 aeromobili nel 2024, significativamente superiore al quello del periodo 2010-2019, pari a circa 13.000 aeromobili all'anno.
Secondo la ricerca sono quattro i fattori a cui ricondurre i maggiori costi: circa 4,2 miliardi di dollari sono ascrivibili agli eccessivi prezzi del carburante, poiché le compagnie aeree continuano a utilizzare aeromobili più vecchi e meno efficienti dal punto di vista dei consumi; circa 3,1 miliardi di dollari derivano dai costi di manutenzione aggiuntivi legati all'invecchiamento della flotta; 2,6 miliardi di dollari dipendono dall'aumento dei costi di leasing dei motori, poiché questi ultimi rimangono più a lungo a terra per la manutenzione, e 1,4 miliardi di dollari sono i costi di gestione delle scorte in eccesso, poiché le compagnie aeree immagazzinano più pezzi di ricambio per ridurre l'impatto delle interruzioni imprevedibili dei fornitori. Anche i tassi di leasing degli aeromobili sono aumentati del 20-30% dal 2019.
In aggiunta ai costi diretti, lo studio rileva che le difficoltà della catena di approvvigionamento impediscono ai vettori di operare con un numero di velivoli sufficiente a soddisfare la crescente domanda di passeggeri, con un aumento del 10,4% della domanda di passeggeri nel 2024 che supera l'espansione della capacità dell'8,7%, spingendo i fattori di carico al livello record dell'83,5%.
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Il rapporto evidenzia inoltre le interruzioni causate dall'instabilità geopolitica, dalla carenza di materie prime e dalla scarsità di manodopera. «Non esiste una soluzione semplice per risolvere questo problema, ma ci sono diverse azioni che potrebbero fornire un certo sollievo - ha affermato il direttore generale, Willie Walsh -. Per cominciare, l'apertura del mercato post-vendita aiuterebbe le compagnie aeree offrendo loro una scelta più ampia e un migliore accesso ai ricambi e ai servizi. Parallelamente, una maggiore trasparenza sullo stato della catena di approvvigionamento fornirebbe alle compagnie aeree i dati necessari per pianificare le operazioni in caso di blocchi, aiutando al contempo gli Oem ad alleviare le strozzature sottostanti».
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