25 August 2026

L’Egitto conferma le stime per fine anno: «Accoglieremo 15 milioni di turisti»

Ahmed Issa, ministro egiziano del turismo e delle antichità

L’Egitto non abbassa l’asticella e conferma le stime di chiusura 2023, a dispetto del perdurare del conflitto in Israele. A ribadire previsioni fiduciose nel futuro è stato Ahmed Issa, ministro egiziano del turismo e delle antichità, in occasione del Wtm a Londra: «Quest’anno accoglieremo 15 milioni di turisti, nonostante la situazione nella vicina Gaza», ha affermato, sottolineando che «le prenotazioni per il 2023 hanno superato del 32% quelle del 2022 e del 2019».

Issa ha ammesso però che l’andamento delle prenotazioni ha risentito della situazione: «Dopo il 7 ottobre abbiamo notato che le persone hanno posticipato la loro decisione di prenotare per un paio di settimane, ma poi abbiamo visto un ritorno alle normali abitudini di booking. Abbiamo registrato un calo nel prodotto non balneare, ma rappresenta solo il 6% del nostro turismo totale». 

Inaziative

Intanto, il ministro ha rilanciato una serie di iniziative a sostegno dello sviluppo turistico. Ci saranno innanzitutto incentivi per gli albergatori: «Oggi è molto difficile trovare una camera al Cairo, a Luxor e ad Assuan. Il numero di camere per le crociere sul Nilo è aumentato del 40% in 15 mesi e malgrado ciò ancora non ce n’è nessuna disponibile».

In parallelo il sostegno va anche alle compagnie aeree «con ulteriori incentivi. Non voglio vedere un A330 ridotto a un A320, siamo qui per sostenervi (…) Sono sicuro che a metà dicembre i voli saranno di nuovo pieni».

Aggiornamento, infine, anche per la tanto attesa apertura del Grande Museo Egizio «che sarà completamente aperto al più tardi entro il prossimo maggio». Ci sarà un’inaugurazione soft «probabilmente a gennaio 2024» mentre il debutto ufficiale avverrà «tra febbraio e maggio».

 

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L’infrastruttura digitale non sostituisce l’identità del territorio, ma la rafforza, rendendola più accessibile, competitiva e sostenibile nel tempo.\r\n\r\nSecondo le analisi richiamate dal Piano strategico nazionale delle aree interne, oltre l'80% dei comuni delle aree interne potrebbe continuare a perdere popolazione nei prossimi decenni. La carenza di servizi, le minori opportunità occupazionali e il divario infrastrutturale spingono soprattutto i giovani a trasferirsi verso le aree urbane più sviluppate. Per contrastare questa tendenza, le istituzioni hanno messo in campo interventi mirati a rafforzare l'accessibilità ai servizi, sostenere l'occupazione locale e specialmente incentivare il turismo sostenibile e favorire nuovi modelli di residenzialità e lavoro. 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