13 May 2026

L’Australia e il ritorno dei turisti italiani. Seller: «C’è una grande voglia di viaggiare»

Un’Australia da vivere a tutto tondo, da scoprire attraverso le unicità di natura – dal mare alla foresta pluviale – e cultura – quella aborigena in primis -. Il Down Under corre veloce in questo 2023, primo vero banco di prova post pandemia e, a distanza di poco più di un anno dalla riapertura ai viaggiatori internazionali, traccia un primo bilancio e previsioni decisamente positivi. A livello globale ma anche e soprattutto per il mercato italiano. 
 
Lo spiega Eva Seller, regional general manager Continental Europe Tourism Australia, ieri a Milano insieme ai rappresentanti di Northern Territory, Queensland, South Australia, Victoria, Western Australia: «Vogliamo mettere in evidenza quanto oggi sia di nuovo semplice viaggiare in Australia, anzi forse più di prima (grazie anche al volo diretto di Qantas sulla Roma-Perth, che ripartirà il prossimo 18 giugno): non ci sono più restrizioni di sorta legate al Covid, è necessario solo il visto, esattamente come prima. Attualmente la capacità voli internazionali sul Paese è all’86% rispetto al periodo pre pandemia. Ed entro settembre salirà all’89%». 
 
E se all’inizio la ripartenza è stata lenta, «lo scorso marzo gli arrivi italiani hanno raggiunto l’85% del dato dello stesso mese 2019, mentre il risultati dei 12 mesi alla fine di marzo si attesta al 61% per un totale di 47.100 passeggeri. Numeri che ci fanno molto felici e che posizionano l’Italia al terzo posto tra i principali mercati europei (escludendo il Regno Unito, ndr)». 
Il recupero completo ai numeri 2019 è previsto «per il 2025, ma potrebbe concretizzarsi anche prima, molto dipende da come andranno i flussi provenienti dalla Cina, che ha solo recentemente riaperto le proprie frontiere».
 
La certezza è quella di una grande voglia di Australia, che traspare sia dalle segnalazioni dei tour operator che programmano la destinazione sia dalla tipologia di viaggiatore che raggiunge il Paese: «Se inizialmente il traffico era prevalentemente Vrf, ora è decisamente tornata la componente leisure».
 
E l’aumento che registrano le tariffe aeree – a livello globale e non solo verso l’Australia – sembra non rappresentare un freno alle prenotazioni: «Credo che oggi il desiderio di viaggiare sia maggiore di quello di risparmiare. E le persone tendono anche ad allungare la permanenza media nel Paese, sia per compensare la spesa del volo che è la quota maggiore del viaggio, sia per scoprire più stati e vivere esperienze diverse. Il soggiorno medio per un turista italiano è di 21 giorni. Per contro i servizi a terra non hanno costi così elevati e anche il tasso di cambio con il dollaro australiano è particolarmente favorevole».
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