6 October 2026

Viva Air ha sospeso tutti i voli. Resta al palo il merger con Avianca

Viva Air ha sospeso i propri voli in attesa di una decisione da parte dell’autorità colombiana per l’aviazione civile sulla proposta di fusione con Avianca. La “decisione senza precedenti dell’autorità dell’aviazione civile comporterà ulteriori ritardi nel raggiungimento di una decisione, per cui Viva è costretta ad annunciare, purtroppo, la sospensione delle sue operazioni con effetto immediato”, si legge in una nota di Viva Air.

Decine di passeggeri rimasti bloccati negli aeroporti colombiani a causa della sospensione hanno protestato e creato blocchi all’interno dei terminal aeroportuali. Il ministro dei Trasporti Guillermo Reyes ha dichiarato che le altre compagnie aeree stanno lavorando per farli arrivare a destinazione.

Viva Air aveva dichiarato nella tarda serata di lunedì di aver interrotto la vendita dei biglietti e di aver messo a terra l’intera flotta dopo che l’autorità di regolamentazione ha permesso ad altre cinque compagnie aeree, tra cui Aerolineas Argentinas e JetSmart, di partecipare al processo di fusione.

In gioco c’è l’integrazione di Viva Air con Avianca, la compagnia di bandiera colombiana, che secondo i competitor creerebbe un danno alla concorrenza. Sia la low-cost JetSmart sia Latam Airlines hanno espresso interesse per l’acquisto di Viva Air.

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In Alpitour abbiamo dovuto attutire l’incremento del costo sul prezzo finale del viaggio, e i volumi ci hanno aiutato a recuperare il gap almeno in parte. Al momento, a livello globale i nostri ricavi si avvicinano a quelli registrati nel precedente anno finanziario, con una flessione che possiamo contenere nell’ordine del 2-3%. Detto questo, gli obiettivi di budget indicati a inizio anno andranno sicuramente rivisti».\r\n\r\nLa tendenza è ancora improntata purtroppo all’incertezza: «Il confronto con il 2025 richiama inevitabilmente a una domanda tonica, mentre quest’anno i conti andranno fatti solo a fine esercizio. Al momento, la nostra curva di ordinato è superiore del 4-5% rispetto al 2024, un anno che può più facilmente paragonarsi al 2026 in quanto il 2025 ha risentito dell’andamento anomalo generato dal “ferraprile”. Dobbiamo inoltre fare i conti con mercati internazionali agguerriti, che hanno reagito in modo differente alla crisi. 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