27 June 2026

Cerruti, Gastaldi: gli Usa? Si ripartirà da New York e dai grandi spazi aperti

Una vera dichiarazione d’amore per gli Stati Uniti, non solo ereditaria, ma anche frutto di scoperte progressive che solo la familiarità e la costante relazione con una destinazione possono garantire. Nel suo intervento nella rubrica online American Stories di Visit Usa Italy, il presidente di Gastaldi Holidays, Michele Cerruti, ha tracciato un ritratto ricco di ricordi e suggestioni per una meta tanto ampia e complessa da non esaurire praticamente mai le motivazioni del viaggio.

Nel cuore di Cerruti, c’è soprattutto New York, con la sua apparentemente eterna capacità di innovarsi sempre, ma anche i grandi spazi del Nord Ovest, con i loro parchi immensi, quale è per esempio lo Yellowstone, che da solo ha le dimensioni dell’intera Umbria.

Ma lo sguardo del presidente di Gastaldi Holidasy non è naturalmente solo rivolto al passato. La questione principe del momento è capire cosa vorrà il viaggiatore dell’era post-pandemica: “Ce lo stiamo chiedendo da tempo, anche perché non aspettiamo altro che rimetterci in moto – ha sottolineato Cerruti – Pensiamo che per prima cosa gli italiani vorranno tornare ad assaggiare la Grande mela: da sempre meta prediletta dei turisti tricolori, anche solo come porta d’entrata agli Stati Uniti. E poi, per ragioni per comprensibili, i grandi spazi aperti dei tantissimi parchi americani: dal Wyoming fino all’Arizona e al Nevada. Il tutto spesso tramite pacchetti fly & drive che, oltre a costituire una delle vere essenze di un viaggio negli Usa, garantiscono piena flessibilità e la tranquillità di spazi condivisi esclusivamente con i propri amici o familiari. Queste, almeno, sono le nostre aspettative. Tutto sta ora a capire come si concretizzeranno. Magari, speriamo, qualcosa già a partire dalla prossima estate”.

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Uno degli Swiss Historic Hotels, eppure dotato di un sistema di riscaldamento sostenibile e parte del programma Swisstainable promosso da Svizzera Turismo. Una struttura dotata di 68 camere modulabili per formare appartamenti con cucina e bagno su richiesta, con un’attenzione per tutte le esigenze alimentari. Un hotel che accoglie fino a 6000 ospiti nei mesi più affollati e oggi si riempie anche a gennaio grazie al World Economic Forum della vicina Davos. «La storia del Kurhaus Hotel Bergün inizia nel 1903, con la costruzione della Ferrovia Retica. - racconta Christof Steiner, managing director dell’hotel -. Il paese di Bergün, a 1400 metri di altitudine, era un importante punto di passaggio per le carrozze che attraversavano il passo dell’Albula trasportando beni e persone. Ma quando venne costruita la ferrovia tutti i trasporti a cavallo si fermarono, perché il treno era più conveniente e rapido. 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C’erano addirittura 200 letti e, per aggiungerne altri, venne eliminato anche il ristorante; il progetto ha funzionato per 50 anni, fino al 2002».\r\n\r\n«A causa della mancanza di fondi, non è mi stata fatta manutenzione, quindi l’edificio si è ben preservato - continua Steiner –. Risale al 2002 la trasformazione successiva: i proprietari non erano più in grado di mantenere l’hotel e lo vendettero agli ospiti che lo frequentavano con le loro famiglie. Questi formarono una s.p.a. e vendettero le azioni. Ancora oggi il Kurhaus Hotel è una s.p.a. condivisa da 900 azionisti che prendono insieme ogni decisione. L’obiettivo comune è quello di preservare una forma di accoglienza fondata su tre pilastri: l’Hotel, i Family Apartments e la Location dove organizzare per eventi di ogni tipo. Le nostre 68 camere, che possiamo trasformare in appartamenti da 3,4 spazi, sono le stesse di 120 anni fa: semplici ma autentiche. Abbiamo poi 30 cucine che si possono aggiungere alle camere. 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