13 May 2026

Il turismo open air resiste: buona la tenuta del comparto secondo un’analisi Human Company-Thrends

Si conferma anche per quest’anno la resilienza di un comparto che, per caratteristiche intrinseche, si era già dimostrato capace di attutire l’impatto della crisi pandemica durante il 2020. Stando all’Osservatorio del turismo outdoor a firma Human Company e Thrends, durante la prossima stagiona estive tra 45 e i 49 milioni di viaggiatori, per il 55% italiani, sceglieranno infatti strutture all’aria aperta per le proprie vacanze nella Penisola. Il calo dei volumi si attesterà quindi in una forbice compresa tra il -14% e il -22% rispetto ai dati pre-Covid.

“Si tratta di una previsione che conferma nuovamente un calo rispetto al triennio 2017-2019, anche se, a dispetto del grave impatto subito dall’industria del turismo a livello mondiale, dimostra la resilienza del comparto dell’outdoor in Italia, sostenuta anche dalle sue caratteristiche intrinseche”, commenta la cco di Human Company, Bruna Gallo.

“La prevalenza di un mercato internazionale di prossimità (Germania, Austria, Svizzera, Francia, Belgio) rende il segmento outdoor particolarmente pronto a reagire a uno shock di domanda come quello attuale – le fa eco il direttore di Thrends, Giorgio Ribaudo -. L’accessibilità in auto e le formule molto flessibili di alloggio garantiscono inoltre al segmento la possibilità di un’impennata nelle prenotazioni, che riteniamo si concretizzi soprattutto a cavallo fra il 15 di maggio e il 15 di giugno. In ogni caso, l’attuale incertezza graverà di certo sulle performance di giugno. Questo mese registrerà un calo che purtroppo si prevede fra il -30% e il -45% rispetto ai volumi storici 2017-2019″.

Sono due in particolare gli senari tratteggiati dall’Osservatorio: nel “best case”, con un allentarsi delle restrizioni al 30 aprile, la perdita di spesa complessiva sul territorio italiano equivarrebbe a 435 milioni di euro con 49 milioni di presenze, mentre nel “worst case”, qualora le restrizioni dovessero protrarsi sino al 30 maggio, la perdita raggiungerebbe i 686 milioni di euro a 45 milioni di presenze.

Lo scenario migliore sulle presenze dei primi cinque mercati esteri (Germania, Paesi Bassi, Svizzera, Austria e Francia) evidenzia una perdita contenuta tra il 19% e il -29%, mentre il mercato domestico si attesta su un -3,2%. Nel caso dello scenario peggiore, invece, si stima un calo delle presenze estere che va dal -27% di Germania e Austria al -34% dei Paesi Bassi, con il mercato italiano che arriva a toccare un calo del -13,8%. Tra le maggiori evidenze si segnala che la diminuzione della domanda italiana rimane comunque inferiore rispetto a quella estera, contrariamente al periodo pre-Covid, e porta a stimare per il mercato domestico un recupero completo ad agosto e settembre dei volumi storici nel best case.

D’altra parte, se la domanda estera è destinata a registrare significativi cali sui numeri pre-Covid, con contrazioni maggiori tra giugno e luglio, mesi che soffrono dell’eccessiva vicinanza al periodo di possibile risoluzione della crisi pandemica, il differenziale fra i due scenari non è così significativo, in quanto alcuni importanti mercati longhaul avranno un recupero molto lento. Invece, per quanto riguarda i flussi di domanda dei paesi di lingua tedesca risulta molto utile considerare le rilevazioni sulla prossima Pentecoste, quale termometro significativo dei flussi del mercato più rilevante per l’outdoor italiano. Rispetto al 2019 le strutture dell’Alto Adriatico (Bibione, Lignano, Caorle, Cavallino) stanno infatti guadagnando prenotazioni con tassi di occupazione vicini al 50%, nonostante il calo complessivo del 35%; la zona del lago di Garda registra un on-the-book più basso del 17%-18%, mentre rimangono molto bassi i volumi per la costa della Toscana, dove le prenotazioni si accumulano con maggior lentezza.

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