25 April 2026

Alitalia in “difficoltà estrema”, posticipati gli stipendi di febbraio

La “difficoltà estrema” in cui versa Alitalia, così come era stata definita giorni fa dal commissario straordinario Giuseppe Leogrande, si traduce come previsto in uno slittamento del pagamento degli stipendi di febbraio: probabilmente al 2 marzo, e non verrà pagato l’anticipo della cassa integrazione che la compagnia erogava in attesa dell’intervento dell’Inps. La notizia è successiva all’incontro di ieri tra Leogrande e i sindacati, a seguito del quale è stato anche comunicato un prossimo vertice urgente fra i ministeri dello Sviluppo economico, del Tesoro e dei Trasporti per valutare il dossier Alitalia.

L’allarme sulle casse ormai vuote del vettore è ormai fatto risaputo, in attesa di ricevere i fondi residui degli indennizzi Covid stanziati dal governo e dal Parlamento per il 2020: 77 milioni, oltre a 273 milioni già ricevuti. Ma su questo punto si inserisce di traverso la posizione dell’Ue che – secondo indiscrezioni – autorizzerebbe l’erogazione di soli 20 milioni di indennizzi Covid.

Ulteriore problema è quello derivante dal ritardo delle integrazioni salariali a carico dell’Inps. Secondo quanto riportato dall’Ansa, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo denunciano il fatto che “in maniera assolutamente unilaterale”, l’Inps “non ha ancora dato corso” alle erogazioni già deliberate delle integrazioni del Fsta, Fondo di solidarietà trasporto aereo che integra fino all’80% della retribuzione, per la Cigs Alitalia di novembre 2020, e mesi successivi, “a causa di approfondimenti interni circa il periodo di riferimento sul quale si calcola l’integrazione delle retribuzioni”. Una situazione che “rischia di generare ritardi pesantissimi nell’erogazione delle integrazioni alle lavoratrici ed ai lavoratori”: per il prossimo 1° marzo è stata indetta una manifestazione sotto gli uffici Inps di Roma. 

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E lo fa con il consueto equilibrio ma con rammarico nei confronti di una situazione internazionale che resta complessa.\r\nUn prezzo ingiusto\r\n«Durante il viaggio  - spiega infatti il manager - ho potuto toccare con mano gli effetti assurdi del conflitto in Medio Oriente; la nave su cui navigavo, la “Gemma di Turisanda” piena già da febbraio, ha viaggiato con 10 cabine vuote su 28, complici le cancellazioni post 27 febbraio.\r\nEppure i siti archeologici erano pieni; pieni di spagnoli, pieni di francesi, pieni di inglesi, pieni di americani e anche pieni di cinesi ma vuoti di italiani. Ogni volta che accade qualcosa in Medio Oriente l’Egitto paga un prezzo ingiusto. Le persone, ma qui mi spingerei a dire gli italiani, lo associano a qualsiasi disastro accada nel mondo arabo anche se non ha preso parte al conflitto, non ha preso posizione in favore di uno o dell’altro, non ha basi americane e, come ben noto, non ha subito attacchi dall’Iran. 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