13 May 2026

Cbre: investimenti alberghieri in calo nel 2020 ma l’interesse per il settore rimane elevato

Poco più di 1 miliardi di euro d’investimenti. E’ quanto ha raccolto complessivamente l’immobiliare alberghiero in Italia nel corso del 2020, secondo un’analisi sulle transazioni real estate tricolori realizzata da Cbre. La cifra, si legge in una nota, è in linea con la media degli ultimi dieci anni, ma in calo del 68% rispetto al 2019: anno in cui, però, l’asset class hotel aveva registrato un record storico per volumi di investimento, per varietà di operazioni, per dimensione di portafogli transati e per la comparsa di nuovi player.

Nonostante la forte penalizzazione dovuta alle stringenti misure restrittive e al calo del turismo e della performance degli alberghi nell’ordine dell’80-90%, l’interesse nei confronti del settore rimane comunque alto, prosegue Cbre, sia per strutture di qualità (trophy asset) sia per operazioni fortemente value add e opportunistiche (acquisti di asset per la loro valorizzazione e riposizionamento successivo sul mercato. Si distinguono per livello di rischio e intensità dell’operazione di ristrutturazione, ndr). Sarà indispensabile dunque, per la ripartenza degli investimenti in questa asset class, oltre a un ritorno alla normalità, anche trovare un punto di incontro tra le esigenze delle proprietà e i prezzi offerti dai potenziali acquirenti, che risentono del rischio del settore, della lenta ripresa rispetto ad altre asset class più resilienti e della limitata disponibilità di finanziamenti al settore da parte del sistema bancario, specialmente nazionale.

In generale, recita il rapporto, il volume degli investimenti nel commercial real estate in Italia nel 2020 si è chiuso a quota 8,8 miliardi euro, in calo del 29% rispetto al 2019, anno record in assoluto con oltre 12 miliardi di euro investimenti, ma in linea rispetto al 2018 (che, a causa dell’incertezza politica e dell’aumento dello spread, aveva fatto registrare lo stesso volume dell’anno appena trascorso). La pandemia ha quindi provocato un rallentamento e il conseguente slittamento della pipeline degli investimenti. Inoltre, l’emergenza ha accelerato la diffusione dell’e-commerce e di fenomeni come lo smart working e il remote working: ne è derivata incertezza sull’evoluzione dei trend di mercato di determinate asset class.

L’interesse si è allora concentrato su prodotti core in location prime mentre sono pochissime le operazioni value-add. La quota di investitori stranieri si è poi ridotta al 58% rispetto a una media del 69% negli ultimi cinque anni. Il dato non segnala un minore interesse per il mercato italiano, ma un atteggiamento probabilmente più prudenziale e cautelativo dovuto alla situazione di incertezza causata dalla pandemia. Sono rimaste per lo più invariate, invece, le abitudini di investimento degli investitori italiani, che hanno manifestato maggiore fiducia nel mercato locale a dispetto delle incertezze del periodo, superando leggermente il volume investito nel 2019 e portando a compimento importanti operazioni, come l’acquisto del Palazzo delle Poste, lo storico trophy asset in Ppiazza Cordusio a Milano, da parte di un club deal di investitori coordinato da Mediobanca.

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