13 May 2026

21Wol: i Benetton portano in Italia il nuovo stile di ospitalità all’europea

Un po’ The Student Hotel, un po’ Zoku, più un pizzico dei vari Mama Shelter, Jo&Joe e 25hours griffati Accor. Pesca a piene mani dai trend più innovativi dell’industria dell’ospitalità europea il nuovo progetto imprenditoriale lanciato da Alessandro e Mauro Benetton: 21 Way of Living è una realtà ricettiva di stampo ibrido che mira a coniugare tra di loro i servizi di ospitalità tradizionali ed extended-stay con le forme più avanzate di co-living e co-working, l’organizzazione di eventi e l’offerta di un vero bistrot aperto anche al pubblico esterno. Il tutto con l’obiettivo di creare una vera e propria community che favorisca la socialità e l’interazione tra ospiti e locali.

Prima struttura del nuovo brand è il 21Wol di Città Studi, a Milano. Una proprietà da 120 camere a distinta vocazione soggiorni brevi o extended stay, con un ristorante bistrot che offre una cucina fusion tra Italia e sapori levantini, di ispirazione israeliana e libanese. “L’idea però è quella di sviluppare presto un concept di camera ibrido, in grado di coniugare in un unico ambiente le esigenze di chi soggiorna per pochi giorni e di chi invece intende rimanere per periodi più lunghi – racconta il managing director hospitality della compagnia, Nicola Accurso, professionista con un’esperienza ultra-quindicennale in Nh Hotels e nel Gruppo Una -. A tal proposito pensiamo di realizzare un test ad hoc, configurando in questo modo un intero piano del nostro prossimo indirizzo, che dovrebbe aprire nel 2022 in zona Navigli, sempre a Milano“.

Il progetto è infatti ambizioso e non si limita certo alla struttura di Città studi, ma mira a coinvolgere più destinazioni in Italia, tra cui Roma, Firenze, Torino e Bologna, per poi magari spingersi pure oltre confine. Per il momento il business plan si basa su acquisizioni dirette di immobili da convertire. A Città studi, per esempio, è stato ristrutturato un edificio a uso scolastico, mentre sui Navigli l’hotel verrà ricavato da una ex sede Telecom. “Questo tipo di interventi – prosegue Accurso – comporta tuttavia tempi di realizzazione piuttosto lunghi. Minimo due anni. Per il futuro potremmo quindi mirare anche a strutture ricettive già esistenti, su cui condurre interventi  di restyling inevitabilmente meno onerosi. Se poi il progetto dovesse riscuoter il successo sperato, non escludiamo neppure un eventuale ricorso a fondi esterni, per finanziare un business plan che per sua natura è decisamente ad alta densità di capitali”.

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