28 May 2026

Associazioni albergatori: il ristoro deve riguardare anche gli hotel; il codice Ateco da solo non basta

L’allungamento della cassa integrazione sino al 31 gennaio, nonché un nuovo ristoro a fondo perduto riservato alle imprese che oggi sono costrette a chiudere le loro attività o a ridurre gli orari d’apertura. Sono le misure d’urgenza a cui sta lavorando in queste ore il governo per proteggere i lavoratori e le imprese maggiormente danneggiati dalla stretta anti-Covid. Il ristoro per le aziende in difficoltà, che potrebbe arrivare già domani con la firma di un decreto ad hoc, dovrebbe quindi essere erogato a tutte le attività toccate dal dpcm di otto giorni fa, anche a quelle con un volume d’affari superiore ai 5 milioni di euro e senza collegare l’indennizzo alla effettiva perdita di fatturato. Le imprese saranno invece selezionate, ha dichiarato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri al Tg1, tramite il codice Ateco.

Ma proprio qui sta il punto. Almeno secondo le associazioni alberghiere italiane. Tra le attività destinate a ricevere il nuovo supporto, non ci sono infatti al momento gli hotel, proprio perché non toccati direttamente dal provvedimento sulla stretta anti-Covid. “Gli alberghi subiranno grandi danni, anche se non c’è un ordine di chiusura specifico – dichiara in particolare Federalberghi -. Le strutture sono aperte ma, nei fatti, vengono chiusi i clienti (frontiere serrate, viaggi sconsigliati, eventi sospesi, spettacoli annullati, cerimonie vietate, smart-working…). Confidiamo che le misure di ristoro vengano quindi in soccorso di tutte le imprese che subiscono gli effetti del dpcm. Le misure, perché siano eque, devono essere basate sulla effettiva perdita di fatturato e non sul codice Ateco”.

“La situazione che si sta delineando nelle ultime ore – ha poi rincarato Confindustria Alberghi – evidenzia come il settore pur non essendo direttamente oggetto di provvedimenti di chiusura, di fatto veda bloccata l’attività. In una settimana si sono fermati eventi, congressi, meeting, e ora anche fiere e cerimonie. Chiusi gli impianti di risalita, fortemente sconsigliati gli spostamenti sul territorio nazionale, limitazioni alle frontiere. Un nuovo stop che incide ancora una volta pesantemente sul settore alberghiero e che per qualcuno rischia di essere definitivo. In una lettera al presidente del Consiglio Conte e hai ministri Franceschini, Gualtieri e Patuanelli, Confindustria Alberghi ha chiesto perciò che fin da subito il comparto possa rientrare nell’ambito degli indennizzi che si stanno prevedendo per le realtà più colpite dai nuovi provvedimenti. Le imprese sono allo stremo, il protrarsi della crisi e questa nuova recrudescenza della pandemia allontana ulteriormente il ritorno alla normalità. Per questo è importante che nel decreto Indennizzi sia riconosciuta nell’immediato anche la drammatica situazione degli operatori del settore, che peraltro si trovano pure a fronteggiare cancellazioni improvvise delle poche iniziative contrattualizzate e delle prenotazioni per i prossimi mesi invernali che appaiono ora fortemente a rischio”.

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