25 August 2026

Ryanair, Dara Brady: «Il mercato italiano per noi è casa»

Dara Brady

“Ryanair in Italia è di casa”. Ma le perplessità sulla gestione del comparto aereo dopo l’introduzione del Decreto Rilancio, sono tante. Dara Brady, direttore marketing & digital della low cost irlandese (che dallo scorso giugno è subentrato a Kenny Jacobs, ndr) mette a fuoco in un’intervista in esclusiva a Travel Quotidiano la vision della compagnia sul mercato italiano e più in generale su quello europeo, alla luce di un quadro competitivo decisamente influenzato dalle conseguenze della pandemia sull’industria del trasporto aereo.

I vettori legacy stanno beneficiando di un supporto statale significativo, Alitalia in primis. Cosa ne pensa?

“Questa situazione che riguarda tutta Europa e non solo l’Italia si rivela anti-competitiva e molto dannosa per l’industria. E’ del tutto sleale che compagnie aeree che sono state mal gestite e hanno bilanci in rosso possano beneficiare di assegni in bianco per coprire perdite di decenni e gestioni fallimentari, come nel caso di Alitalia. Competere va bene, ma non a queste condizioni. E’ frustrante, una situazione dannosa dal punto di vista dell’Ue e a tutti gli effetti anti democratica, per cui avvieremo iniziative legali. Non sono contrario agli aiuti e all’assistenza – a maggior ragione in situazioni straordinarie e senza precedenti come quella attuale -.  Ma mi oppongo fortemente a come questi aiuti vengono concessi,  le modalità di accesso agli aiuti devono essere assolutamente trasparenti e non possono rivelarsi anti-competitivi tra un vettore e l’altro“.

Qual è il feedback dalle prenotazioni dopo la riapertura del 1° luglio?

“E’ stato un passo significativo: siamo passati da zero a quasi mille voli al giorno. La risposta dei passeggeri è positiva, hanno recepito bene le nuove norme che accompagnano il viaggio, le operazioni di volo si svolgono senza problemi, registriamo livelli di puntualità all’98%, quindi in linea con le nostre aspettative”.

Quali sono le rotte più richieste?

La stagione estiva è fortemente accorciata e concentrata fra luglio e agosto: notiamo una forte domanda per le destinazioni tipicamente leisure, segno che le persone avvertono una grande necessità di staccare, dopo  lunghi mesi difficili. Il livello del booking è buono quindi, soprattutto sulle rotte leisure; registriamo un buon livello di domanda anche sul mercato italiano, in particolare sul network domestico. Ripeto: fra non volare del tutto e il punto in cui siamo oggi davvero è un buon punto di partenza. Il load factor di luglio è buono e si attesta al 70%. Speriamo continui a crescere, anche per il mese di settembre”.

La tendenza al last minute è aumentata?

“Naturalmente le prenotazioni sono ancora più sotto data, considerando che il periodo estivo si è ridotto a soli due mesi. Di conseguenza non ci sorprende particolarmente l’aumento del last minute, avendo a disposizione una finestra temporale più breve entro la quale poter prenotare e viaggiare”.

E sul divieto Enac per i bagagli a mano come vi state comportando?

“Questa decisione Enac è totalmente fuori misura. Chiediamo a gran voce norme univoche, che siano quelle delle linee guida dell’Easa, non è possibile che in un mercato ci siano regole diverse dagli altri. Tante norme diverse risultano confusive anche per i passeggeri. Speriamo prevalga il buon senso. In ultima analisi riteniamo poi che un bagaglio che passi dalle sole mani del passeggero costituisca un minor rischio di contagio rispetto ad uno passato da cinque o sei paia di mani (come accade normalmente per i bagagli diretti in stiva)”.

Come vede l’andamento del mercato nel prossimo futuro, in Italia in particolare?

“Siamo di fronte ad una situazione fluida, con cambiamenti giornalieri su ogni mercato. Il consolidamento sarà inevitabile, ci sono vettori che non sopravviveranno e assisteremo a un ritorno lento ai livelli di traffico di un tempo. Ryanair potrà beneficiare del fatto di essere un marchio molto ben conosciuto, che offre tariffe basse, efficiente grazie a bassi costi operativi. Ma sarà una vera sfida, nessuno sa cosa quale sarà l’evoluzione di Covid-19. D’abitudine siamo positivi: la domanda c’è e ci sarà, ma sarà utile stimolare il mercato con tariffe low fare. L’Italia continua a rappresentare una destinazione chiave del nostro network, siamo la prima compagnia aerea per l’accesso diretto alle regioni con oltre 300 rotte internazionali tutto l’anno. E negli ultimi 20 anni abbiamo contribuito in modo strategico allo sviluppo del turismo regionale. Ma le misure per il trasporto aereo incluse nel Decreto Rilancio (art. 198, 203, 202 e 204) falsano le regole di concorrenza e sono una minaccia al recupero dell’industria turistica italiana. Parlo dei 3,5 miliardi di euro per Alitalia, delle rotte di continuità territoriale sulla Sardegna per 5 anni concessi ad Alitalia senza bando di gara, dell’aumento dell’addizionale comunale e dell’imposizione a tutti gli operatori  di “Contratto Collettivo” di settore, senza considerare i diversi modelli di business. Ciò rischia di costringere le low cost ad allontanarsi dai collegamenti regionali diretti che richiedono tariffe più basse, forzandole a concentrarsi su rotte più remunerative sugli hub di Roma e Milano. Quello italiano è come mercato domestico per noi, siamo qui da tanti anni, speriamo che il buon senso prevalga”.

A quando il ritorno al ‘business as usual’?

“Il ritorno a una sorta di normalità? Forse nel giro di un paio di anni”.

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