27 June 2026

“Black lives matter” anche nell’ospitalità… Ma non troppo!

La valorizzazione delle diversità e la possibilità di fare carriera per tutti con il sudore e il duro lavoro sono da tempo due degli slogan più comuni utilizzati dall’industria dell’ospitalità per attrarre risorse umane a qualsiasi livello e in qualsiasi angolo del globo. Alle parole tuttavia non sempre seguono i fatti. Almeno in Nord America e per quanto riguarda i collaboratori di colore.

Una recente ricerca realizzata dall’organizzazione non-profit Castell Project ha infatti evidenziato come, sebbene gli afro-americani rappresentino circa il 20% della forza lavoro dell’ospitalità Usa e canadese, tale quota precipita all’1,5% (uno su 65) quando si considerano solo gli impiegati di livello executive.

L’analisi ha preso in considerazione 630 compagnie alberghiere con base negli Stati Uniti e in Canada, il cui portfolio comprendesse almeno cinque alberghi e/o 700 camere. Il dataset così realizzato ha quindi incluso un panel di 6.302 lavoratori. Ad apparire ancora più stridente con gli slogan sull’inclusione dell’ospitalità appare poi il fatto che, negli altri comparti economici, i professionisti di colore paiono raggiungere più facilmente i vertici delle imprese. Stando infatti ai dati sul complesso delle aziende Usa elaborati da Korn Ferry, il 5% delle posizioni executive sarebbero oggi ricoperte da professionisti afro-americani. Una percentuale che scende, ma di poco, al 4%, quando si considerino solo le compagnie incluse nella lista S&P 500

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Il Mit si è fortemente impegnato da ultimo nella definizione di linee guida nazionali condivise, frutto di un lavoro sinergico con gli stakeholder del cluster marittimo e dei tavoli di consultazione già avviati. Grazie al lavoro svolto, l’Italia si prepara a compiere un salto di qualità: presto la grande maggioranza dei porti sarà in grado di collegare le navi ai propri impianti di cold ironing, con 28 impianti dedicati alle navi da crociera e ai supply vessel, rendendo concreta la transizione energetica del sistema portuale un passo decisivo verso porti più sostenibili e competitivi».\r\n«Le compagnie da crociera sono all'avanguardia dell'innovazione e della sostenibilità nel settore marittimo, ma non possono agire da sole. Per questo siamo molto soddisfatti del lavoro svolto con il ministero, che ha impresso una notevole accelerazione alla realizzazione degli impianti e alla definizione delle dei criteri e delle regole. Ad oggi ci sono in rampa di lancio numerosi progetti che, grazie ad un lavoro di sistema tra tutti gli operatori, possono portare l'Italia a diventare tra i Paesi più virtuosi d'Europa» aggiunge Francesco Galietti, direttore di Clia Italia.\r\n«Msc Cruises  - fa eco Francioni - ha acquisito una notevole esperienza nell’utilizzo del cold ironing da parte delle proprie navi in vari porti europei e mondiali con 217 connessioni nel corso del 2025, che aumenteranno a circa 450 nel 2026, confermando l’impegno della compagnia ad anticipare gli obblighi normativi del 2030,  ma occorre tuttavia che si creino meccanismi di incentivazione per massimizzarne l’utilizzo garantendo al tempo stesso costi sostenibili per gli operatori»\r\n«Lo shore power rappresenta una grande opportunità per accompagnare la transizione energetica del settore crocieristico e generare benefici concreti per i territori. 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