13 May 2026

Bocca, Federalberghi, su dl Rilancio: accontentare tutti significa non aiutare nessuno

Bene, ma non benissimo. Dopo aver definito, in un intervento sul Sole 24 Ore, le misure contenute nel decreto legge Rilancio  «migliori » di quanto si pensasse alla vigilia, il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ritorna parzialmente sui suoi passi e denuncia quello che definisce più che altro una manovra elettorale: un lungo elenco di provvedimenti che vanno un po’ in tutte le direzioni, senza il sostegno di un’analisi approfondita, capace di individuare i settore più colpiti a cui indirizzare la quota maggiore di risorse.

Il problema, racconta Bocca in un’intervista sul Corriere della Sera, è che “l’intento di accontentare tutti, senza una reale graduatoria dei settori più bisognosi di interventi, rischia di trasformarsi in un’operazione che non aiuta nessuno“. Certo, le notizie positive non mancano. A partire dall’eliminazione della prima rata dell’Imu, fino al credito d’imposta sugli affitti per il trimestre marzo-maggio. Difficile, invece, aspettarsi molto dal bonus vacanza. Le risorse destinate sono molte, è vero, 2,4 miliardi di euro, ma sono parametrate su una fotografia di redditi Isee dell’anno scorso, quando la situazione economica, per molti, era molto diversa da quella attuale. Non solo: è auto-evidente che la maggior parte delle spese, di chi deciderà di usufruire del bonus, andrà verso le strutture di mare e di montagna. Esiste quindi una larga fetta di alberghi che rimarrà quasi completamente esclusa. Tanto è vero che lo stesso Bocca, amministratore delegato di Sina Hotels, ha deciso per la riapertura a giugno di solo due dei suoi 11 alberghi, quelli a Capri e a Viareggio. A questi seguirà a luglio Roma, ma per gli altri non se ne parla fino a settembre. D’altronde, conclude il presidente Federalbeghi, nelle città d’arte come Firenze e Venezia le prenotazioni sono state tutte cancellate fino al 2021.

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Il bollettino diffuso dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea apre quindi al “Jet A”, normalmente impiegato negli Stati Uniti e in Canada: gli aeroporti e le compagnie europee operano storicamente con il “Jet A-1”, ma la scarsità del prodotto sta spingendo Bruxelles e le autorità del settore a valutare soluzioni alternative per evitare ulteriori problemi al trasporto aereo.\r\n\r\nC'è però da considerare gli avvertimenti dell'Easa, secondo la quale il documento non rappresenta un’autorizzazione generalizzata né un invito ad abbandonare il carburante tradizionale. Si tratta piuttosto di una misura temporanea e operativa, destinata a gestire l’emergenza almeno fino alla prossima stagione invernale, salvo eventuali modifiche in base all’evoluzione delle forniture.\r\nLe deroghe di Bruxelles\r\nParallelamente anche la Commissione europea è intervenuta con alcune indicazioni rivolte al comparto dei trasporti. Bruxelles ha infatti previsto deroghe temporanee alle regole del programma ReFuelEu Aviation, in particolare all’obbligo di imbarcare almeno il 90% del carburante previsto negli aeroporti di partenza. L’obiettivo è alleggerire la pressione sugli scali che stanno registrando carenze di cherosene e consentire alle compagnie di gestire con maggiore flessibilità le rotte considerate più critiche.\r\n\r\nSecondo l’Easa il problema non riguarda tanto l’utilizzo del Jet A in sé, quanto il rischio di confusione in un sistema europeo costruito da anni attorno al Jet A-1. Se equipaggi, tecnici o operatori aeroportuali dovessero pianificare un volo pensando di avere a bordo un carburante con determinate caratteristiche, mentre nei serbatoi fosse presente un prodotto diverso, potrebbero emergere problemi operativi e di sicurezza.\r\n\r\nL’Agenzia parla apertamente di possibili criticità legate all’aeronavigabilità, alla comunicazione tra operatori e ai cosiddetti “fattori umani”, cioè errori derivanti da procedure non aggiornate o da informazioni incomplete.\r\n\r\nLe compagnie aeree preparano ogni volo utilizzando dati estremamente precisi relativi alla densità del carburante, all’autonomia prevista, ai pesi e alle temperature operative. Anche piccole variazioni nelle caratteristiche del combustibile possono modificare i calcoli del raggio d’azione dell’aereo o delle prestazioni del motore. Per questo motivo l’introduzione del Jet A richiede aggiornamenti nei software di pianificazione, nelle checklist operative e nelle comunicazioni tra aeroporti, equipaggi e società di rifornimento. Il rischio evidenziato dall’Easa è quello di un disallineamento tra il carburante realmente presente nei serbatoi e quello che i sistemi di bordo credono di avere.\r\nLa maggiore disponibilità del carburante negli Stati Uniti potrebbe aiutare il continente a superare i mesi estivi, ma non rappresenta una soluzione strutturale alla crisi del cherosene. Restano infatti i limiti legati ai trasporti transatlantici, alla capacità di stoccaggio negli aeroporti e alla necessità di mantenere separati i due tipi di carburante nei depositi e nei sistemi di distribuzione. \r\n ","post_title":"Crisi carburante: l'Ue apre al jet fuel Usa, ma l'Easa avverte sui rischi","post_date":"2026-05-11T10:18:17+00:00","category":["trasporti"],"category_name":["Trasporti"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1778494697000]}]}}