28 June 2026

Airbnb: accordo con la Ue per la condivisione dei dati. Ma la cedolare secca?

Airbnb annuncia di aver siglato, insieme ad altre piattaforme digitali, un accordo con la Commissione Ue per rendere disponibili i dati sugli affitti brevi. Le cifre comprenderanno le notti prenotate e il numero di ospiti accolti dalle piattaforme,  saranno forniti con cadenza trimestrale e verranno pubblicati da Eurostat, l’ufficio statistico della Ue.

“Questo accordo rappresenta una pietra miliare, oltre a fornire un nuovo strumento per garantire che le città europee dispongano di tutte le informazioni necessarie per regolamentare il fenomeno home sharing in modo efficace – ha dichiarato il senior vice president of global policy & communications di Airbnb, Chris Lehane -. Il nostro impegno vuole essere a lungo termine e siamo convinti che questi dati saranno fondamentali per i governi, e per collaborare a una regolamentazione utile per tutte le parti coinvolte”.

Fin qui tutto bene. E ben venga qualsiasi forma di collaborazione con le istituzioni che permette di regolare e conoscere meglio un fenomeno importante come quello degli affitti brevi. Peccato però che Airbnb, dopo ben tre anni, si rifiuti ancora di agire come sostituto d’imposta per raccogliere la cedolare secca al 21% dovuta allo Stato italiano dagli host (una norma istituita dall’allora governo Gentiloni  e destinata probabilmente a cambiare presto, con un inasprimento della pressione fiscale sugli operatori professionali, ndr).

Il caso è attualmente al vaglio della Corte di giustizia europea, a cui è stato rinviato dal Consiglio di Stato italiano dopo che la stessa Airbnb era ricorsa contro il provvedimento. Tra le motivazioni addotte dal portale, il fatto che le misure introdotte dal governo italiano “rappresentano un vincolo di natura operativa e funzionale per i soggetti come Airbnb che ne ostacola ingiustificatamente l’attività sul mercato e che mal si concilia con l’attività economica connessa alle locazioni brevi, caratterizzate da un numero ingente di contratti che richiedono una gestione rapida”. Ma se il portale è ora tanto sollecito nel fornire dati così dettagliati alle istituzioni europee (nonostante il numero ingente di contratti), rimane poco chiaro invece il motivo per cui gli risulti così difficile trattenere il 21% della somma relativa a ogni transazione registrata in Italia sul proprio sito…

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