17 March 2026

Expedia pronta a licenziare il 12% della sua forza lavoro. Ma il coronavirus non c’entra

Una compagnia gonfiata, piena di impiegati in ruoli troppo comodi, conosciuta per essere un ambiente “pieno di vita ma niente lavoro“, mentre i vicini del proprio quartier generale di Seattle, Amazon, sono noti al contrario per essere una realtà “tutto lavoro e niente vita”. Con queste durissime parole, il presidente di Expedia Group, Barry Diller, ha annunciato qualche giorno fa un doloroso piano di licenziamenti a livello globale, che dovrebbe riguardare il 12% della forza lavoro della compagnia, pari a  poco meno di 2.900 collaboratori. “Negli ultimi anni abbiamo davvero perso in chiarezza e disciplina”, ha aggiunto Diller stando a quanto riportato dal magazine Skift.

La mossa non ha nulla a che fare con l’emergenza coronavirus. E’ invece la conseguenza dei risultati poco brillanti registrati l’anno scorso dalla compagnia, i cui bilanci nel terzo trimestre 2019 facevano registrare profitti in calo del 22%. Un trend talmente negativo da aver condotto lo scorso dicembre alle dimissioni dell’allora ceo, Mark Okerstrom, e del cfo Alan Pickerill, per le divergenze insorte in seno al consiglio di amministrazione della società. La guida del gruppo è ora perciò proprio nelle mani del presidente Diller, nonché del vicepresidente Peter Kern.

Il nuovo piano punterebbe quindi a una semplificazione dell’organizzazione, tramite la cancellazione di alcuni progetti e attività, nonché appunto la riduzione della forza lavoro, per una percentuale pari a circa il 12% dei collaboratori diretti. L’obiettivo, annunciato durante la presentazione dei risultati del quarto trimestre 2019, sarebbe quello di tagliare i costi per una somma compresa tra i 300 e i 500 milioni di dollari nel corso del 2020.

Fin qui insomma tutto bene. “Business is business” si direbbe dall’altra parte dell’oceano. Ma dov’è stato Diller in tutti questi anni in cui la società ha perso “in chiarezza e disciplina”? Certo, le redini del timone erano nelle mani degli allora ceo e cfo, Okerstrom e Pickerill, ma Diller è pur sempre, dal 2005, presidente e senior executive della compagnia, nonché soprattutto suo azionista di maggioranza. Possibile che non abbia avuto alcuna responsabilità nella trasformazione del suo gruppo in un ambiente “pieno di vita e niente lavoro”?

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