27 March 2026

Alpitour: i margini arrivano dai prodotti propri

I numeri parlano chiaro. La redditività oggi la assicurano i prodotti propri: l’attività di tour operating rimane il cuore del gruppo, ma non può più procedere senza il supporto decisivo della compagnia aerea, del comparto incoming e della divisione dedicata all’ospitalità.

Basta osservare quello che ormai è considerato il principale indice di redditività dalle aziende a livello globale: Alpitour ha chiuso lo scorso fine ottobre l’anno fiscale con un ebitda pari a 70,5 milioni di euro, in decisa salita rispetto ai 59,9 milioni dell’esercizio precedente. Ma a contribuire a tale risultato è stata soprattutto la compagnia aerea Neos, con un margine operativo lordo di 46 milioni e Voihotels con 15 milioni. Il tutto a fronte di fatturati che invece vedono il tour operating superare i 1.362 milioni, grazie in particolare all’acquisizione di Eden Viaggi, contro i 465 milioni di Neos, i 107 di Voihotels e i 434 delle attività incoming. In totale, il giro d’affari consolidato del gruppo è stato di 1.992 milioni di euro, rispetto agli 1.682 milioni del 2017-2018, mentre il risultato netto dell’ultimo esercizio è stato di 38 milioni di euro (il valore del giro d’affari delle singole divisioni è calcolato prima delle elisioni intercompany, ndr).

 

«Tali numeri sono frutto di un cambio di approccio strategico, che dal 2015 ci vede privilegiare la vendita dei nostri prodotti, con un distacco almeno parziale dal modello di business del tour operating tradizionale, fatto soprattutto di aggregazione e commercializzazione di servizi e formule di soggiorno di terzi», ha spiegato in occasione della presentazione dei bilanci della compagnia, il presidente e amministratore delegato del Gruppo Alpitour, Gabriele Burgio.

Un mutamento sostanziale che, ha sottolineato sempre il manager, non ha riguardato negli ultimi anni solo Alpitour. Anche un colosso di livello europeo come Tui sta vivendo un’esperienza simile, tanto che ormai i 7 milioni di clienti del to tedesco, che si recano nelle strutture del gruppo, contribuiscono a generare l’80% del fatturato complessivo della compagnia, contro il 20% garantito dai 14 milioni di viaggiatori che invece si rivolgono a Tui solo in termini di tour operating tradizionale.

«Questo non vuole dire naturalmente che le attività to non siano per noi importanti. Anzi, rimangono il core dell’azienda – ci ha tenuto a precisare Burgio -. E poi c’è il valore aggiunto garantito ai clienti dalla qualità del servizio e dalla copertura dei rischi. Fatto sta però che oggi il 50% circa dei nostri viaggiatori è trasportato dai nostri aerei. Molti inoltre godono dei servizi a terra garantiti dalla nostra agenzia di incoming, che ormai serve qualcosa come 2,5 milioni di persone all’anno, inclusi i passeggeri di altri to, mentre sta crescendo anche la quota di clienti che risiede nei nostri hotel e resort».

Per il futuro al momento la sfida principale è sicuramente quella del coronavirus, su cui tuttavia non si possono ancora fare previsioni: «Quello che è certo – ha ripreso Burgio – è che abbiamo dovuto sospendere i nostri quattro collegamenti settimanali Neos con la Cina, per un totale di circa 80-85 mila passeggeri trasportati all’anno. Fortunatamente siamo riusciti già a trovare un impiego per gli aerei che coprivano quelle tratte. Anche perché, a seguito della messa a terra dei Boeing 737 Max, al momento il mercato sta sperimentando una certa carenza di disponibilità di aerei. Noi stessi ne avremmo dovuti avere quattro in flotta, che invece non sono mai arrivati. Li attendiamo forse per il prossimo settembre».

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