13 May 2026

Il green spinge i ricavi degli hotel. Soprattutto di quelli business

Il 30% delle richieste di preventivi ufficiali, che le aziende internazionali rivolgono agli hotel (rfp in gergo alberghiero), include precise indicazioni in merito alle caratteristiche di sostenibilità delle strutture. Sta tutto qui il concreto senso economico di una scelta coerentemente green per il mondo dell’ospitalità. Se infatti è ancora difficile quantificare con precisione il ritorno sull’investimento di interventi non di rado particolarmente onerosi, è fuori di dubbio che il mondo corporate, soprattutto nord-europeo ma non solo, oggi pretenda un’attenzione crescente all’ambiente. Il tutto per non parlare della maggiore consapevolezza che anche il viaggiatore leisure ha oggi delle tematiche green.
Il dato è emerso in occasione di una tavola rotonda del BizTravel Forum dedicata proprio alla relazione tra sostenibilità e mondo alberghiero. A rivelarlo è stato il complex generale manager di Starhotels, Marco Pratolongo, al timone dell’Echo di Milano, la prima struttura completamente sostenibile realizzata dal gruppo fiorentino. Aperto nel 2011 dalla ristrutturazione dello Splendido, l’albergo è stato interamente progettato secondo principi green e oggi vanta il livello Gold della certificazione internazionale Green Globe. Tra le caratteristiche principali, un sistema termo-isolante a cappotto su tutte le pareti, un impianto fotovoltaico di oltre 160 metri quadrati, rilevatori di presenza per la gestione degli impianti di climatizzazione, caldaie ad alta efficienza energetica, condizionamento a gas ecologico e impianti di recupero delle acque saponose.
Anche per Best Western Italia le prime iniziative sostenibili risalgono a una decina di anni fa: «Quando ancora il tema non era affatto di moda come oggi – ha sottolineato la chief marketing officer della compagnia, Sara Digiesi -. Una lungimiranza che oggi ci consente di muoverci con più agio lungo un percorso già almeno in parte tracciato. L’idea iniziale è stata quella di garantire un rating preciso, che consentisse a ciascuna struttura di veder riconosciuti i propri sforzi in direzione green. Con la collaborazione di un’azienda terza abbiamo quindi individuato cinque ambiti primari di intervento e su questi abbiamo agito e continuiamo ad agire un passo alla volta: consumi energetici e idrici, acquisti, gestione rifiuti e formazione di ospiti e staff».
Spesso gli interventi di Best Western non sono strutturali ma si basano su attività di compensazione e sostituzione di materiali. È così per esempio che ė sempre più diffusa negli alberghi del gruppo la plastica biodegradabile (pla) al posto di quella “pec”, mentre agli ospiti viene spesso proposto di rinunciare almeno parzialmente al rifacimento della camera in cambio di punti fedeltà. «Onestamente non abbiamo mai provato a fare revenue management sul tema green, provando a sfruttare la dichiarata disponibilità di un numero considerevole di consumatori a spendere qualcosa in più pur di accedere a un prodotto green – ha ammesso Sara Digiesi -. Ci siamo invece focalizzati maggiormente sulla sostenibilità quale leva per il miglioramento dell’immagine e della nostra brand awareness».
D’altronde chi più, chi meno, ormai tutti gli albergatori minimamente consapevoli dei trend di mercato correnti si stanno muovendo in questa direzione, ha sottolineato Beppe Pellegrino. Il coo di Uvet Hotel Company non ha tuttavia nascosto le difficoltà che una compagnia alberghiera deve affrontare quando cerca di implementare scelte effettivamente green: «Specialmente quando si opera all’estero, magari in mete particolarmente esotiche, dove la sensibilità ecologica è pressoché assente. Il primo investimento ė quindi nella formazione. A partire da quella dedicata alle popolazioni locali. In Italia, invece, le sfide sono differenti e sono come è noto principalmente legate all’età del parco hotel nazionale».
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