27 March 2026

Federalberghi chiede al governo un pacchetto di misure di emergenza per far fronte al caso Thomas Cook

Il presidente Federalberghi, Bernabò Bocca

Un importo medio di circa 118 mila euro per struttura ricettiva, che in diversi casi arriva persino a superare il milione di euro. E’ l’ammontare dei crediti che gli hotel italiani esposti verso Thomas Cook vantano nei confronti del to britannico, secondo le stime elaborate da Federalberghi.

Per far fronte alla situazione, l’associazione degli hotelier e le altre organizzazioni aderenti al sistema Confcommercio hanno quindi elaborato un pacchetto di proposte, che è stato consegnato oggi al sottosegretario al Turismo, Lorenza Bonaccorsi. Si tratta di una sorta di mini-programma di misure di emergenza, volte a contenere i danni alle strutture ricettive italiane provocati dal fallimento dell’operatore inglese. Queste, in particolare, prevedono:

L’attivazione di un credito di imposta temporaneo, di importo proporzionale al credito vantato verso il gruppo Thomas Cook, per evitare che le imprese vadano in crisi di liquidità.

La definizione di un regime di Iva per cassa, per tutte le fatture emesse e da emettere nei confronti del gruppo Thomas Cook, al fine di evitare che le imprese debbano anticipare un’imposta che non hanno incassato e che potrebbero non incassare mai.

La svalutazione dei crediti iscritti in bilancio nei confronti del gruppo Thomas Cook, per evitare che le imprese italiane, con l’approvazione del bilancio per l’anno 2019, siano tenute a pagare imposte su ricavi teorici e incerti.

L’attivazione di ammortizzatori sociali in favore dei dipendenti delle aziende coinvolte dalla situazione di crisi, con particolare riferimento a quelle che conferivano al gruppo Thomas Cook quote rilevanti della propria capacità ricettiva e che hanno già contrattualizzato il personale per far fronte agli impegni dei prossimi mesi.

Federalberghi ritiene altresì che sia necessario fare necessaria chiarezza in ordine alle modalità con cui si è consumata questa vicenda, per verificare quale sorte abbiano subito i grandi flussi di danaro che sono stati incassati dal gruppo Thomas Cook nei mesi scorsi, quando milioni di turisti hanno acquistato i suoi pacchetti, pacchetti per i quali gli alberghi e gli altri fornitori hanno prestato servizi senza essere pagati o, addirittura, per i quali il viaggio ancora non è iniziato.

L’associazione degli albergatori sta inoltre svolgendo in questi giorni un’indagine per rilevare l’impatto del fallimento del gruppo Thomas Cook sulle aziende dell’ospitalità italiane. Nella settimana che va dal 24 al 30 settembre sono state quindi intervistate 2.094 strutture ricettive, che hanno fornito le seguenti indicazioni:

Il 10,3% delle aziende ha ospitato o si apprestava a ospitare clienti, che hanno prenotato per il tramite di Thomas Cook nel corso del 2019 (1 gennaio – 31 dicembre); nel 47,2% dei casi si tratta di alberghi a 4 o 5 stelle, nel  36,3% dei casi di alberghi a 3 stelle, nel 18,4% di alberghi a 1 e 2 stelle o appartenenti ad altre categorie; sono aziende ubicate su tutto il territorio nazionale, seppur con una maggiore concentrazione nelle località balneari e lacuali della Lombardia, della Sardegna, della Sicilia, della Toscana, del Trentino Alto Adige e del Veneto; il 91,7% dei clienti aveva concluso il suo soggiorno prima del 23 settembre 2019 (data in cui è stata formalmente avviata in Inghilterra la procedura fallimentare), l’1,9% si trovava in azienda a tale data, il 6,4% aveva prenotato per un periodo successivo; il 61,3% delle aziende coinvolte vanta dei crediti nei confronti del gruppo Thomas Cook.

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