17 March 2026

L’appello di A4E e Ibar per l’abolizione delle tasse sul trasporto aereo

Airlines for Europe

Da sinistra, Luciano Neri e Thomas Reynaert

«Le tasse sul trasporto aereo – e il loro eventuale aumento – non sono in realtà una fonte di entrate per i governi. Al contrario, la loro abolizione – o riduzione – genera un indotto positivo che spazia dall’aumento del Pil, alla crescita dei flussi turistici e delle relative spese, alla creazione di nuovi posti di lavoro, al rafforzamento dell’industria del trasporto aereo»: questo in sintesi il messaggio che Thomas Reynaert, managing director di A4E, Airlines for Europe, insieme a Luciano Neri, segretario generale dell’Ibar, hanno espresso oggi a Milano in occasione della presentazione dello studio commissionato da A4E a PriceWaterhouseCoopers su un tema particolarmente caldo: “L’impatto economico dell’abolizione delle tasse sul trasporto aereo in Italia”. Da notare come, a livello europeo, dal 2006 al 2016, i prezzi medi dei biglietti aerei sono diminuiti dell’8%, mentre la media delle tasse pagate è più che raddoppiata: da 6,00 a 14,00 euro per biglietto. Di pari passo anche le tasse aeroportuali per l’accesso alle infrastrutture e l’utilizzo dei servizi, sono più che raddoppiate, da 16,00 a 33 euro per biglietto.

Lo studio evidenzia il potenziale aumento del Pil italiano negli anni immediatamente successivi ad una eventuale abolizione della famigerata «addizionale comunale – così come viene chiamata in Italia, pur non essendo una tassa che va poi a finire nelle casse comunali – prosegue Reynaert -. Ipotizzando un’abolizione nel 2018, il Pil aumenterebbe di 880 milioni di euro nel primo anno, crescendo per un valore di 1,74 miliardi di euro annui entro il 2030 (considerando lo stesso stato attuale dei livelli di tassazione). Entro il 2020 verrebbero generati più di 3.750 posti di lavoro in tutti i settori dell’economia nazionale, con 7.500 nuovi posti di lavoro generati entro il 2030. Infine, anche in Italia il settore dell’aviazione vedrebbe un incremento, raggiungendo il valore di 480 milioni di euro all’anno entro il 2020 e 590 milioni di euro entro il 2030». Il settore del turismo in particolare «sarebbe quello maggiormente influenzato dalla ricadute positive dell’abolizione delle tasse, dopo quello del trasporto aereo ovviamente. Il nostro obiettivo è quello di far comprendere ai governi l’impatto positivo di queste azioni nel lungo periodo, sull’aviazione, sul turismo e sull’economia in generale. Dobbiamo far passare un messaggio importante: eliminando queste tasse non sarà necessario crearne di nuove per avere nuove entrate, perché nel tempo questa azione stimolerà indirettamente ulteriori entrate».

Esempi virtuosi di Paesi che hanno scelto questa strada non mancano: «L’Irlanda, che ha abolito le tasse nel 2014, nell’arco di due anni ha registrato un aumento dei passeggeri di quasi 10 milioni; l’Olanda che ha eliminato totalmente le tasse nel 2008 ha, allo stesso modo, registrato una crescita dei passeggeri così come una maggiore offerta da Amsterdam Schipol rispetto ai vicini scali di Bruxelles o Düsseldorf, che venivano scelti per viaggiare dai cittadini olandesi. La Scozia sta pianificando l’abolizione». In Italia dopo che a metà 2016 il Governo allora in carica aveva acconsentito ad evitare l’aumento proposto di 2,5 euro, oggi l’importo dell’addizionale comunale si attesta sui 7,50 euro per Roma e sui 6,50 euro negli altri scali. «Siamo ottimisti riguardo all’abolizione di queste tasse, che dati alla mano mostrano un impatto negativo sull’economia – aggiunge Neri -. Eliminare l’addizionale è la nostra mission e non è detto che debba essere “impossible”».

 

 

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