17 March 2026

Ecco come Bitcoin (non) cambierà l’economia del turismo

Bitcoin,

Bitcoin, Blockchain e cripto valute. Se ne parla o meglio se ne parlotta. I più intraprendenti provano anche a discuterne, millantando conoscenze che non hanno ma avviene un po’ come quando non si faceva altro che parlare di spread e di bund tedeschi: nessuno sa veramente di cosa si trattava e, tra colpi di tosse e inglesismi pronunciati con incertezza e sbiascico, ci si augurava che l’argomento passasse di moda. (E così è stato a onor del vero, ma lo spread – udite udite – continua a esistere).

Niente di nuovo quindi, il mondo della finanza è onnipresente nelle nostre vite, condiziona le nostre vite – al pari se non al di sopra della politica – ma come la suddetta tendiamo, inevitabilmente, a ignorane l’esistenza fino a che un qualcosa non si impone, diventando argomento sulla bocca di tutti.

Uno dei must o meglio dire dei topic in materia è Bitcoin e tutto il nebuloso codazzo che ne segue.
Anche nella Bit appena conclusasi si è provato a discuterne, con risultati non sempre esaltanti.

Bitcoin, Stefano Pironi, Gfk,

Stefano Pironi

Una spiegazione brillante, rapida ed efficace è però arrivata alle orecchie di chi ha saputo ascoltare, grazie a Stefano Pironi, senior product manager di Gfk, che ha curato l’intervento “Bitcoin, Blockchain e nuovi paradigmi nei sistemi di pagamento”.

«La tecnologia è in tutti i rivoli del mercato, al punto che si parla di fintech, crasi tra finance e technology – ha premesso il ricercatore – in Italia c’è una certa arretratezza ma non così tanta diffidenza. Secondo una nostra analisi il consumatore è interessato ai payment wallet, anche se l’utilizzo è contenuto: 8 milioni di capofamiglia sarebbero pronti ad abbandonare la carta moneta a favore dei pagamenti digitali».
Da una società pesantemente cash a una cashless il salto è infatti tutt’altro che breve. «I contanti hanno un costo, sotto molti aspetti, eppure le banche temono l’arrivo dei Big Web Global Player perché, in queste realtà l’It è al centro, non è una divisione aziendale, è l’azienda».

La storia dei Bitcoin ma anche di altri competitor oscuri ai più, parte in realtà un decennio fa, con l’arrivo della Blockchain, che altro non è che «un registro, un libro contabile – prosegue Pironi -, ma è decisamente sicuro perché il server è in tutti i computer che fanno parte della “catena di blocchi” per l’appunto, e non è modificabile, se non con la maggioranza più uno di tutti i membri, ha un codice alfanumerico di 34 cifre difficilmente hackerabile».

Ma con queste premesse, perché i Bitcoin non hanno già sostituito il denaro così come lo conosciamo? «In prima battuta i Bitcoin non sono infiniti – aggiunge il ricercatore -, se ne potranno produrre 21 milioni e ad oggi siamo attorno ai 17 milioni, in seconda battuta sono soggetti a fluttuazioni e non danno garanzie».

E non va escluso l’impatto ambientale, per produrli occorre un dispendio energetico e macchine con una capacità di calcolo decisamente superiore ai computer a cui siamo abituati.

Esistono chiaramente dei lati positivi, la velocità nonostante le esigenze di calcolo -che è comunque superiore a un bonifico tradizionale – un servizio in più per il consumatore, che va a sommarsi ai contanti, le prepagate, le carte di credito e via discorrendo e soprattutto la tecnologia stessa alla base della Blockchain che è democrazia reale applicata alla finanza virtuale, giusto per sintetizzare.

Ed è forse proprio per questo che i Bitcoin finiranno prima di diventare il futuro dei pagamenti: potenzialmente la block chain può sostituirsi a tutte le istituzioni centrali e, possiamo esserne già certi tra tutte le supposizioni scritte sopra, che i governi mondiali non permetteranno mai investimenti istituzionali e non daranno modo alla nuova moneta di essere spesa su larga scala.

E quindi no, il turismo italiano non deve preoccuparsi, potrà continuare a prendere posti in vuoto/pieno per i prossimi cinquant’anni pagando tranquillamente con assegni post datati.

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Nella nostra espansione globale, abbiamo bisogno di un leader in grado di rafforzare la nostra posizione competitiva, approfondendo al contempo la cultura che ci differenzia.».\r\nIn qualità di presidente, Fasel supervisionerà l'eccellenza operativa e l'integrità del marchio in tutta Capella Hotel e Resort Hotel e Resort Patina, guidando al contempo la strategia di espansione globale del gruppo volta a raddoppiare il suo portafoglio entro il 2030.\r\n\r\n ","post_title":"Capella Hotel Group: Roland Fasel è il nuovo presidente","post_date":"2026-03-13T12:46:01+00:00","category":["alberghi"],"category_name":["Alberghi"],"post_tag":[]},"sort":[1773405961000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"509543","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"Capitolo Hotel Riviera a Genova Nervi, inaugurato nel luglio 2024, è un albergo sui generis, nato da un’idea di tre soci, imprenditori genovesi e professionisti del settore alberghiero nel mercato del lusso, che hanno voluto scommettere su un progetto che potesse valorizzare Genova. La sua architettura è moderna ed accogliente, essenziale e in grado di inserirsi perfettamente in un parco che avvolge non solo l’hotel ma ogni momento del soggiorno.\r\n\r\nTra i punti di forza dell’hotel, la posizione: Nervi è un quartiere di Genova, lontano dal caos della città ma comunque vicino al centro. La struttura è a due passi dal mare, inserita in un borgo che conserva ancora l’autentica atmosfera ligure, con case color pastello e un piccolo porticciolo.\r\n\r\nNervi è conosciuto per la passeggiata a mare Anita Garibaldi, per i suoi parchi, estesi su oltre 9 ettari di giardini storici, che uniscono natura e arte grazie alle ville e ai musei che ospitano collezioni prestigiose.\r\n\r\n«Siamo vicini all’aeroporto di Genova – spiega Paolo Doragrossa, proprietario e direttore di Capitolo Riviera – al centro storico e a tutte le attività della città. 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