5 dicembre 2016 11:05

Alitalia resta al palo. In attesa del consiglio di amministrazione che dovrebbe riunirsi in questo mese di dicembre per l’approvazione formale del nuovo piano industriale nei suoi dettagli, le prime indiscrezioni fornite dai quotidiani lasciano spazio ad una situazione non certo rosea per la compagnia. Secondo quanto pubblicato da Repubblica, tornerebbe d’attualità il ruolo dello Stato, «un salvagente dal nome Cdp, o in seconda battuta, Ferrovie. Di certo c’è un’emergenza finanziaria su cui sono già intervenute le banche creditrici. Nel frattempo si lavora ai risparmi: taglio di rotte nazionali, riduzione netta dello stipendio dei piloti e sono a rischio circa 1.400 dipendenti». Alitalia, a dispetto dell’intervento di Etihad Airways, non è riuscita a svoltare. Il nuovo piano industriale, quello di cui sono state esaminate le linee guida nel cda del 2 dicembre, tenta di porre un freno ad una crisi senza fine. «Il pareggio o mini-utile operativo su cui si scommetteva per il 2017 è fuori portata e arriverà (forse) nel 2020 – scrive sempre Repubblica -. Etihad, socio di minoranza (in linea con la normative dell’Ue) con il 49%, non può immettere direttamente altre risorse nel motore di Alitalia, pena la perdita dei diritti di volo concessi alle compagnie europee. Infatti se Etihad salisse oltre questa quota, Alitalia diventerebbe a tutti gli effetti un vettore del Golfo Persico». L’idea sarebbe quindi quella di «mettere in campo ancora una volta l’asso pigliatutto nelle mani del Tesoro, ovvero la Cassa depositi e prestiti (tenendo presente il vincolo di non investire in aziende in perdita). Oppure Ferrovie, strada però non compatibile con la quotazione delle Frecce in Borsa in programma per il 2017». La “ristatalizzazione” di Alitalia è un’ipotesi sul tavolo anche solo per darle il tempo di trovare un nuovo socio stabile, come nel caso di Lufthansa, soluzione ventilata da Etihad negli ultimi mesi. Il piano alternativo «è quello lacrime e sangue già messo in scena in Germania con Air Berlin e su cui manager Etihad e soci italiani sono in forte contrasto in queste ore: 300 impiegati in cassa integrazione, 1.100 esternalizzati ad altre aziende, 15 aerei di corto raggio messi a terra, taglio dei contratti dei piloti e assistenti di volo, affidamento di collegamenti nazionali (sempre meno dal 2017) a Alitalia Cityliner che offre contratti allineati con le low cost. Alitalia si spaccherebbe in due: una votata ai voli “di pregio” internazionali e di lungo raggio e l’altra impegnata in una lotta estenuante con Ryanair ed easyJet, nel ruolo inevitabile di preda».
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La notizia, anticipata nel mezzo del mese di agosto da Radiocor, indica un progetto che dovrebbe arrivare a settembre sul tavolo dei soci per una prima valutazione: e dunque Comune di Milano, azionista di maggioranza di Sea con il 54,8%, e F2i, che tramite 2i Aeroporti detiene il 45% di Sea e il 100% di Sagat.
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Sea ha archiviato il 2025 con ricavi a 876,8 milioni, un ebitda di 403,3 milioni e un utile netto salito a 190,6 milioni, dai 170,6 milioni dell’esercizio precedente; sempre lo scorso anno i passeggeri movimentati sono stati 42,3 milioni (+8%) mentre la merce trasportata è passata da 728 mila a 759,4 mila tonnellate.
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Le presenze aumentano complessivamente del 4,4%, con una crescita del 2,3% della componente italiana e del 6,0% di quella estera. Anche gli arrivi evidenziano una dinamica favorevole, registrando un incremento complessivo del 4,5%, determinato dall’aumento della componente italiana del 3,8% e di quella estera del 5,1%. Cresce sia la componente alberghiera (+2,5%) sia quella extra alberghiera (+6,7%). Risultati, quelli di luglio, in continuità con il primo semestre, chiuso a +4,9% di presenze e +4,4% di arrivi. È quanto emerge dai dati della piattaforma Alloggiati Web del ministero dell’interno analizzati dall’Ufficio statistica del ministero del turismo.
E ancora il Centro Studi di Confindustria/Federturismo comunica che nei mesi clou di luglio e agosto la presenza di turisti stranieri in Italia cresce dell’8,3%.
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La ripresa del servizio rappresenta un ritorno strategico in un mercato caraibico diventato particolarmente difficile per gli operatori a lungo raggio. La distanza e il profilo della missione impongono un'attenta gestione delle riserve di carburante: l'impossibilità, o l'incertezza, di rifornirsi a destinazione trasforma immediatamente l'operatività di una rotta intercontinentale in un'equazione economica e operativa più onerosa.
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Leggero calo del settore cargo, con 609mila tonnellate (-0,7%). Lo rende noto Assaeroporti, l’associazione degli aeroporti italiani che rappresenta 26 società di gestione aeroportuale per un totale di 32 aeroporti.
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[post_content] => Austrian Airlines ha registrato una perdita operativa rettificata di 93 milioni di euro nel primo semestre del 2026, in calo di 50 milioni di euro rispetto all'anno precedente. L'impennata dei prezzi del carburante e la sospensione forzata di diverse rotte in Medio Oriente hanno compensato i benefici derivanti dal precedente forte trend di crescita della domanda di passeggeri.
Medio Oriente
Per la compagnia la crisi non è solo una questione di aumento dei costi del carburante. La chiusura o la restrizione di diversi spazi aerei, unitamente ai requisiti di sicurezza, ha portato alla sospensione temporanea dei voli per Amman, Erbil, Tel Aviv e Teheran. Queste sole cancellazioni di voli hanno causato perdite stimate in decine di milioni di euro.
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Redditività ridotta
La domanda, tuttavia, è rimasta sostenuta. Austrian Airlines ha trasportato 6,96 milioni di passeggeri tra gennaio e giugno, con un incremento del 6% rispetto all'anno precedente, mentre i ricavi sono aumentati del 4% a 1,22 miliardi di euro. Il tasso di occupazione dei posti è migliorato di 3,4 punti percentuali, raggiungendo l'80,6%, mentre la capacità, misurata in chilometri per posto disponibile, è rimasta pressoché invariata a 13,53 miliardi.
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Gli ultimi dati sul sistema produttivo culturale e creativo della provincia di Agrigento evidenziano la necessità di consolidare gli effetti dell’esperienza di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025, trasformando il patrimonio culturale in un fattore strutturale di sviluppo economico e turistico. È quanto sostiene il presidente nazionale di Assoturismo, Vittorio Messina, commentando gli indicatori diffusi da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne.
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Secondo il presidente di Assoturismo, il turismo moderno richiede un’offerta integrata che metta al centro cultura, identità, esperienze e qualità dell’accoglienza.
Non bastano gli eventi
«Non basta organizzare eventi – prosegue Messina –. Occorre costruire una strategia permanente capace di creare valore aggiunto, occupazione qualificata e nuove opportunità per i giovani. Cultura e turismo rappresentano un binomio inscindibile e possono diventare uno dei principali motori dello sviluppo economico della provincia.»
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