28 May 2026

Il piatto è pronto: si stampi. A Londra il test del pop up restaurant Food Ink

food-inkI piatti non si cucinano più: si stampano! Insieme alla realtà virtuale, quella delle stampanti 3d è una delle tecnologie di cui oggi si fa un gran parlare. In attesa di capirne tutte le reali potenzialità, si sprecano infatti in questo periodo le iniziative più o meno pionieristiche sul tema. È così per esempio che a Londra ha aperto recentemente per quattro giorni un ristorante temporaneo (pop up) davvero speciale: al Food Ink i piatti non sono stati preparati in cucina bensì, appunto, stampati in 3d. L’operazione, recita il sito di Food Ink, dovrebbe essere replicata a breve anche in altre città, tra cui Berlino, Roma, Barcellona, Amsterdam e Parigi. Certo, per ora si tratta solo di locali temporanei, però è chiaro il segnale di una tendenza che potrebbe presto trasformarsi in qualcosa di permanente. «La trovo un’iniziativa molto interessante», è infatti il commento di chef Fabio Tacchella, consigliere della Federazione italiana cuochi (Fic) ed esperto di nuove tecnologie di cottura e lavorazione degli alimenti. «Avevo già sentito parlare di stampanti 3d per il settore food ma è incredibile che siano riusciti ad aprire un intero ristorante incentrato su questo format. La novità attrae sempre, bisognerà però aspettare per capire quale sarà la risposta del pubblico, anche a lungo termine. Ma come la nouvelle cuisine e successivamente la cucina molecolare, anche questa tecnica, alle stampanti invece che ai fornelli, può dare spunti positivi e interessanti». Certo, ammonisce infine Tacchella, «l’importante è che non ci siano tentativi di stravolgere tradizioni ben radicate, a partire da quella italiana. Non sarebbe corretto chiamare per esempio Carbonara un piatto realizzato con prodotti differenti da quelli tradizionali, solo perché sono più adatti alle stampanti».

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